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Economia

Emergenza gas, da ottobre termosifoni in casa -1 grado e un’ora in meno

Temperatura giu’ di un grado e riscaldamento acceso per un ora in meno,

la sera, a partire da ottobre.

E’ l’indicazione, valida sia per le case sia per gli uffici pubblici,

arrivata dal ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani,

durante il Consiglio dei ministri per fronteggiare l’emergenza gas. 

Il ministro ha anche annunciato che la prossima settimana sarà

varato dal governo un ampio piano di sostegno per le imprese, precisando che sarà abbassato il costo dell’energia.

DA OTTOBRE NUOVE REGOLE PER IL RISCALDAMENTO NELLE CASE

Il piano per far fronte al caro bollette, ha sottolineato ancora il titolare del Mite, “non prevederà solo il risparmio” sul gas, con le nuove

regole indicate per l’utilizzo degli impianti di riscaldamento.

Ci saranno anche altri canali su cui si farà leva per cercare di limitare i danni dell’emergenza gas. 

DI MAIO ANNUNCIA DECRETO PER CALMIERARE LE BOLLETTE

Anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha annunciato che in Cdm “arriverà il decreto per calmierare l’aumento dei prezzi delle bollette”.

E ha spiegato: 

“E’ un intervento necessario per supportare nell’immediato le nostre famiglie, ma bisogna lavorare per ottenere il tetto massimo al prezzo

del gas, in modo da fermare le speculazioni russe e bloccare gli aumenti delle bollette anche nel lungo periodo”. 

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Economia

Carrello della spesa sempre più pesante per i consumatori

Carrello della spesa sempre più pesante per i consumatori. Se il record dell’aumento spetta ai prezzi dell’olio di semi (+63%) per le difficoltà di importazione dall’Ucraina, il caro energia si scarica a valanga sul carrello della spesa, con rincari che vanno dal 34% per il burro al 15% per le uova. È quanto emerge dallo studio della Coldiretti che ha stilato la black list degli aumenti sullo scaffale sulla base delle rilevazioni Istat sull’inflazione ad agosto 2022, che con un valore del +8,4% ha raggiunto il record dal 1985 mentre i beni alimentari salgono addirittura del 10,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Carrello della spesa sempre meno pieno

A far segnare i maggiori rincari sono i prodotti di base dell’alimentazione delle famiglie che subiscono gli effetti dell’aumento dei costi energetici e di produzione alimentati dalla guerra in Ucraina, abbinati al caldo record e alla siccità, che costringono i consumatori a tagliare gli acquisti soprattutto tra le famiglie più deboli. Tra i prodotti che fanno segnare il maggior aumento dei prezzi c’è infatti la margarina con un +24%, seguita dalla farina (+23%), il riso (+22%) e la pasta (+22%). Ma l’inflazione non risparmia neppure il latte conservato (+19%) né il prodotto simbolo dell’estate che sta finendo come i gelati (+18%), che precedono la carne di pollo, aumentata del 16% e le uova (+15%). Aumenti si registrano anche per le verdure fresche (+12%) e per la frutta (+8%) anche per effetto delle speculazioni che sottopagano le produzioni agli agricoltori e fanno triplicare i prezzi dell’ortofrutta dai campi alla tavola.

Taglio degli acquisti consistente

Il risultato è che gli italiani hanno tagliato gli acquisti di frutta e verdura che crollano nel 2022 dell’11% in quantità rispetto allo scorso anno, su valori minimi da inizio secolo, secondo l’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Cso Italy/Gfk Italia dai quali emerge che il consumo di frutta delle famiglie nel primo semestre del 2022 si è attestato a 2,6 milioni di tonnellate in quantità.

Balzo dei prezzi ingente

Il balzo dei prezzi secondo una stima Coldiretti, costerà nel 2022 alle famiglie italiane 564 euro soltanto per la spesa alimentare, a causa dell’effetto dell’inflazione scatenata dalla guerra in Ucraina, che colpisce soprattutto le categorie più deboli che riservano una quota rilevante del proprio reddito all’alimentazione. Si rischia così di aggravare un trend che vede già oltre 2,6 milioni di persone costrette a chiedere aiuto per mangiare e che rappresentano la punta dell’iceberg delle difficoltà in cui rischia di trovarsi un numero crescente di italiani.

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Economia

Istat: “Prezzi accelerano ad agosto: luce +135,9%, gas +62,5% su base annua”

Accelerano ad agosto i prezzi degli energetici e in particolare di

quelli non regolamentati sulla spinta dei prezzi dell’energia elettrica

a mercato libero (che passano da +109,2% di luglio a +135,9%,

su base annua; +20,5% sul mese) e a quelli del gas di città e

gas naturale mercato libero (+22,8% su base mensile, +62,5% su base annua). Lo indica l’Istat.

Questa dinamica è solo in parte compensata dal rallentamento

dei prezzi del gasolio per mezzi di trasporto (da +30,9% a +18,2%, -9,2% il dato mensile), della benzina (da +22,3% a +8,8%; -10,4%

da luglio) e del gasolio per riscaldamento (da +52,5% a +43,6%; -6,0% sul mese).

INFLAZIONE AD AGOSTO SALE A 8,4%

 

Inflazione ancora in salita. Secondo le stime preliminari dell’Istat,

ad agosto l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,8% su base mensile e dell’8,4% su base annua (da +7,9% del mese precedente). 

 “Sono l’energia elettrica e il gas mercato libero che
producono l’accelerazione dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (in parte mitigata dal rallentamento di quelli dei
carburanti) e che, con gli alimentari lavorati e i beni durevoli,

spingono l’inflazione a un livello che non si registrava da dicembre 1985 (quando fu +8,8%)”, spiega l’Istat.

Secondo l’Istat, corrono anche i prezzi del cosiddetto carrello della spesa.

Il costo dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona

ad agosto cresce del 9,7% (dal precedente +9,1%), un aumento

che non si osservava da giugno 1984. 

Rallentano invece i prodotti ad alta frequenza d’acquisto

(da +8,7% a +7,8%).

PREZZI ALLA PRODUZIONE DELL’INDUSTRIA A LUGLIO +36,9%

A luglio i prezzi alla produzione dell’industria aumentano del 5,0%

su base mensile e del 36,9% su base annua (da +34,1% di giugno). 

L’Istat specifica che sul mercato interno i prezzi crescono del 6,5% rispetto a giugno e del 45,9% su base annua.

“La crescita congiunturale si rafforza per effetto soprattutto dei forti rialzi dei prezzi di fornitura di energia elettrica e gas sul mercato interno.

Su base annua, dopo il lieve rallentamento del mese precedente,

i prezzi tornano ad accelerare”, commenta l’Istat.

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Economia

Il caro energia si trasferisce nel bicchiere

Il caro energia si trasferisce a valanga nel bicchiere con aumenti di prezzo che vanno dal +11% per l’acqua minerale, al +10,5% per i succhi di frutta, fino al +7% delle bibite gassate sotto pressione per gli elevati costi di estrazione dell’anidride carbonica ad uso alimentare. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sugli ultimi dati Istat relativi all’inflazione nel sottolineare che forti aumenti dei costi di produzione si registrano anche per le bevande alcoliche più diffuse dalla birra al vino.

Caro energia sui costi di produzione

A pesare sono i costi di produzione in campi e vigneti che vanno dal +170% dei concimi al +129% per il gasolio fino al +300% delle bollette per pompare l’acqua per l’irrigare i raccolti, ma il caro energia e la mancanza di materia prime si fanno sentire lungo tutta la filiera insieme all’aumento di costi per imballaggi, bancali, contenitori di plastica, vetro, metallo, etichette e tappi. Costi indiretti che partono dal vetro, rincarato di oltre il 30% in più rispetto allo scorso anno, al tetrapack con un incremento del 15%, dal +35% delle etichette al +45% per il cartone, dal +10% costi per le lattine, fino ad arrivare al +70% per la plastica, secondo l’analisi Coldiretti.

Situazione destinata a esplodere

Una situazione che è destinata ad esplodere in autunno con un prevedibile balzo dei listini di vendita che riguarda l’intera filiera agroalimentare che dai campi alla tavola vale 575 miliardi di euro, quasi un quarto del Pil nazionale, e vede impegnati ben 4 milioni di lavoratori in 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio, secondo l’analisi della Coldiretti. A far aumentare i prezzi alla produzione è il caro energia che si trasferisce a valanga sui costi di produzione anche nell’agroalimentare che assorbe oltre il 11% dei consumi energetici industriali totali per circa 13,3 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti (Mtep) all’anno.

Energia fondamentale per comparto alimentare

Il comparto alimentare richiede ingenti quantità di energia, soprattutto calore ed energia elettrica, per i processi di produzione, trasformazione, conservazione dei prodotti di origine animale e vegetale, il funzionamento delle macchine e la climatizzazione degli ambienti produttivi e di lavoro (8,6 Mtep). Si tratta di una bolletta energetica pesante nonostante nel tempo si sia verificato un contenimento dei consumi energetici grazie alle nuove tecniche e all’impegno degli agricoltori per la maggiore sostenibilità delle produzioni anche con l’adozione di tecnologie 4.0 per ottimizzare l’impiego dei fattori della produzione.

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Carburanti, scende il prezzo della benzina ma aumenta il diesel

Saliscendi sulla rete carburanti oggi, con nuovi movimenti dei prezzi al rialzo sul diesel.

In discesa, invece, il prezzo della benzina.

Mentre le quotazioni internazionali dei prodotti risentono solo dell’effetto cambio (con i mercati rimasti fermi per bank holiday),

oggi Eni aumenta infatti di 3 centesimi il diesel e taglia di 1 centesimo la benzina. 

In attesa di recepire gli ultimi interventi, il monitoraggio dei prezzi praticati sul territorio evidenzia solo assestamenti.

IL DETTAGLIO DEI PREZZI DI OGGI

Nel dettaglio, in base all’elaborazione di Quotidiano Energia dei

dati comunicati dai gestori all’Osservaprezzi del Mise aggiornati

alle 8 di ieri 29 agosto, il prezzo medio nazionale praticato della benzina in modalità self è 1,769 euro/litro (1,772 il dato precedente),

con i diversi marchi compresi tra 1,759 e 1,781 euro/litro (no logo 1,761). 

Il prezzo medio praticato del diesel self rimane a 1,834 euro/litro,

con le compagnie tra 1,820 e 1,844 euro/litro (no logo 1,833).

Quanto al servito, per la benzina il prezzo medio praticato si attesta

a 1,916 euro/litro (1,917 il dato precedente), con gli impianti colorati che praticano prezzi tra 1,849 e 1,975 euro/litro (no logo 1,817). 

La media del diesel servito è 1,975 euro/litro (1,972 la rilevazione di ieri), con i punti vendita delle compagnie con prezzi medi praticati compresi tra 1,933 e 2,026 euro/litro (no logo 1,886).

I prezzi praticati del Gpl si posizionano tra 0,803 a 0,828 euro/litro (no logo 0,797). Infine il prezzo medio del metano auto si colloca tra 2,460 e 3,158 (no logo 2,7).

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Sos bollette lanciato da Coldiretti Lazio

Sos bollette per aziende e consumatori. A lanciarlo è Coldiretti Lazio, per l’esplosione dei costi dell’energia, che stanno mettendo in ginocchio aziende e consumatori. Un appello rivolto all’attuale Governo per chiedere un intervento diretto necessario ad affrontare questa emergenza.

A rischio filiera agroalimentare del Lazio

A rischio c’è una filiera agroalimentare che nel Lazio conta circa 50 mila imprese e offre lavoro ad oltre 70 mila persone, di cui il 66% nel settore delle coltivazioni agricole e nella produzione di prodotti animali e servizi connessi, mentre il 29% nel lavoro industriale alimentare e delle bevande. Nella nostra regione il sistema agroalimentare rappresenta il 3% della ricchezza dell’intera economia regionale e contribuisce, con 6,3 miliardi di fatturato annui al 6% dell’Agrifood nazionale.

Sos bollette per situazione insostenibile

«La situazione è insostenibile – spiega il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri – e non possiamo più permetterci di aspettare le elezioni e il nuovo Governo. Bisogna intervenire subito, così non possiamo andare più avanti. Questi mesi sono fondamentali per le produzioni agricole tipiche del Made in Italy e le nostre eccellenze Made in Lazio. La nostra regione conta circa 430 specialità tradizionali (PAT), 16 DOP, 11 IGP, 1 STG e 36 vini a denominazione d’origine che tramandano la storia e la tradizione del nostro territorio».

Rincari in tutti i reparti

In agricoltura si registrano rincari che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio fino al +300% delle bollette per pompare l’acqua per l’irrigazione dei raccolti. Gli aumenti riguardano, però, l’intera filiera alimentare con il vetro che costa oltre il 30% in più rispetto allo scorso anno, si registra un incremento del 15% per il tetrapack, del 35% per le etichette, del 45% per il cartone, del 60% per i barattoli di banda stagnata​, fino ad arrivare al 70% per la plastica, secondo l’analisi Coldiretti.

Grave rischio per diverse lavorazioni alimentari

«A causa dei rincari dell’energia e dei costi diretti e indiretti che devono sostenere le aziende – prosegue Granieri – stiamo andando incontro ad un crack alimentare, economico e occupazionale che rischia di trascinare nel baratro anche la Dieta Mediterranea, che ha garantito benessere, salute, lavoro e ha sostenuto all’estero il cibo Made in Italy». A rischio anche le lavorazioni per conserve, succhi e derivati: dagli ortaggi ai legumi, dal vino all’olio, dai salumi e prosciutti Dop ai formaggi, dal latte alla carne fino alla pasta, dalla frutta alle passate di pomodoro usate su tutte le tavole italiane e all’estero.

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Economia

Allarme nelle campagne per temporali e grandine

Allarme nelle campagne con l’arrivo di temporali e la grandine che è la più temuta in questa fase stagionale per i danni irreversibili che provoca alle coltivazioni di frutta e verdura nei campi e alla vendemmia in pieno svolgimento. È quanto afferma la Coldiretti in riferimento all’arrivo del maltempo con l’allerta della protezione civile in 11 regioni per rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica, locali grandinate e forti raffiche di vento.

Allarme per le coltivazioni di frutta

Nelle regioni interessate dalla tempesta sono particolarmente concentrate le coltivazioni di frutta, dalle mele alle pere fino ai kiwi ed i vigneti minacciate dai nubifragi che rischiano di far perdere un intero anno di lavoro proprio nel momento della raccolta. Gli agricoltori hanno steso le reti antigrandine per proteggere i raccolti che tuttavia non sono purtroppo capillarmente diffuse.

Danni hanno superato i 6 miliardi di euro

Una situazione che rischia di far salire il conto dei danni in una stagione in cui per effetto del clima anomalo che, tra siccità e maltempo, hanno già superato i 6 miliardi di euro, pari al 10% della produzione nazionale. Infatti le precipitazioni per ridurre il deficit idrico devono essere continue e di bassa intensità mentre le manifestazioni violente si abbattono su terreni secchi che non riescono ad assorbire con l’acqua che cade e tende ad allontanarsi per scorrimento provocando frane e smottamenti e facendo salire il conto dei danni.

Cambiamenti climatici anche in Italia

Siamo di fronte alle evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici anche in Italia dove l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai la norma, con una tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.

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La burocrazia rallenta l’agricoltura del Belpaese

La burocrazia rallenta l’agricoltura del Belpaese. Con la radicale revisione degli obblighi dei datori di lavoro sull’informazione ai dipendenti in occasione dell’assunzione, si rischia il caos negli uffici e ritardi nell’impiego di un milione di lavoratori stagionali, italiani e stranieri, che operano nelle campagne italiane. Questo in un momento delicato in cui i raccolti, dai cereali alla vendemmia, dalla frutta alla verdura, sono stati già decimati dalla siccità e dal caldo con danni per 6 miliardi di euro.

Allarme burocrazia lanciato da Coldiretti

È l’allarme lanciato dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini che ha scritto al Ministro per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali Stefano Patuanelli e al Ministro per il Lavoro e Politiche Sociali Andrea Orlando in riferimento alla modifica delle norme sulle assunzioni che amplia, nell’immediato e a dismisura, le informazioni cartacee da trasmettere arrivando quasi a dover riprodurre l’intero contratto collettivo, quando prima bastava consegnare al lavoratore la comunicazione on line con risparmio di carta, tempo, spese e problemi.

Modifica che rallenta le raccolte agricole

Purtroppo si tratta di una modifica che complica e rallenta proprio nell’imminenza delle grandi campagne di raccolta il lavoro delle aziende già peraltro alle prese con il balzo dei costi per materie prime ed energia per la guerra in Ucraina e con i cambiamenti climatici che, fra caldo africano siccità e grandine, stanno devastando le produzioni agricole con cali produttivi del 45% per il mais e i foraggi che servono all’alimentazione degli animali, del 20% per il latte nelle stalle, del 30% per il frumento duro per la pasta di oltre 1/5 delle produzione di frumento tenero, del 30% del riso, meno 15% frutta ustionata da temperature di 40 gradi, meno 20% cozze e vongole uccise dalla mancanza di ricambio idrico nel Delta del Po, dove si allargano le zone di “acqua morta”, assalti di insetti e cavallette con decine di migliaia di ettari devastati.

Caos contratti causa altre perdite

Il caos sui contratti rischia di causare ulteriori perdite sulle produzioni agricole sopravvissute a una siccità che non si ricordava da decenni. Quello di cui invece avrebbe bisogno il sistema agricolo sono misure concrete per ridurre, e non aumentare, la burocrazia e contenere il costo del lavoro con una radicale semplificazione che possa garantire flessibilità e tempestività di un lavoro legato all’andamento climatico sempre più bizzarro.

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Economia

Carrello della spesa degli italiani meno pieno

Carrello della spesa degli italiani meno pieno. Nel 2022 tagliato il 3% delle quantità di prodotti alimentari acquistati, rispetto allo scorso anno per effetto del balzo dei prezzi. È quanto emerge dall’analisi Coldiretti sui dati Istat relativi al commercio al dettaglio nel primo semestre 2022 che su base annua fanno registrare una diminuzione delle quantità di beni alimentari acquistate per il sesto mese consecutivo.

Carrello meno pieno a causa dei rincari

Gli italiani sono costretti a spendere di più per acquistare meno prodotti per effetto dei prezzi che hanno fatto segnare per gli alimentari un aumento record complessivo del +9,6% tra prodotti freschi e lavorati nel luglio 2022 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’aumento dei prezzi scatenato dal mix esplosivo dell’aumento dei costi energetici e del taglio dei raccolti a causa del clima costerà nel 2022 alle famiglie italiane quasi 9 miliardi di euro soltanto per la spesa alimentare, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Istat.

In cima alla classifica l’olio di semi

In cima alla classifica dei rincari a luglio ci sono gli oli di semi, (+66%) soprattutto quello di girasole che risente del conflitto in Ucraina che è uno dei principali produttori e ha dovuto interrompere le spedizioni causa della guerra, mentre al secondo posto c’è il burro (+31,9%) e al terzo la farina (+21,5%) seguita dalla pasta (+21,1%) proprio nel momento in cui nelle campagne si registrano speculazioni sul prezzo del grano con forti e ingiustificati cali dei compensi riconosciuti agli agricoltori. Al quinto e sesto posto entrano riso (+18,8%) e margarina (+18,7%).

Rincari a doppia cifra anche per la carne

A seguire i gelati che aumentano del +18,2% e il latte (+15,9%), ma rincari a doppia cifra si registrano pure per la carne di pollo (+15,7%), le uova +13,8% e il pane con +12,5%. Se i prezzi per le famiglie corrono l’aumento dei costi e la siccità colpisce duramente l’intera filiera agroalimentare a partire dalle campagne dove più di 1 azienda agricola su 10 (11%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività ma ben circa 1/3 del totale nazionale (30%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi di produzione, secondo il Crea. In agricoltura si registrano infatti aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio.

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Istat, l’occupazione sale al 60,1%. Tasso mai così alto dal 1977

A giugno 2022, dopo il calo registrato a maggio, il numero di

occupati torna ad aumentare per effetto della crescita dei

dipendenti permanenti, superando nuovamente i 23 milioni.

Rispetto a giugno 2021, l’incremento di oltre 400mila occupati

è determinato dai dipendenti che, a giugno 2022, ammontano

a 18 milioni 100 mila, il valore più alto dal 1977, primo anno

della serie storica.

SONO +400.000 RISPETTO AL 2021

Il tasso di occupazione sale a 60,1% (valore record dal 1977), quello

di disoccupazione è stabile all’8,1% e il tasso di inattività scende al 34,5%.

E’ quanto comunica l’Istat.

Cresce il numero di occupati e diminuisce quello di disoccupati e inattivi a giugno, anche rispetto a maggio. 

L’occupazione aumenta (+0,4%, pari a +86mila) per entrambi i sessi, per i dipendenti permanenti e in tutte le classi d’età, con l’eccezione

dei 35-49enni tra i quali diminuisce; in calo anche gli autonomi

e i dipendenti a termine.

Il tasso di occupazione sale al 60,1% (+0,2 punti).

 Il lieve calo del numero di persone in cerca di lavoro (-0,2%, pari

a -4mila unità rispetto a maggio) si osserva tra le donne e tra chi ha

più di 25 anni d’età. 

IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE E’ STABILE ALL’8,1%

Il tasso di disoccupazione è stabile all’8,1% e sale al 23,1% tra i giovani (+1,7 punti).

La diminuzione del numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,7%, pari a -91mila unità) coinvolge uomini e donne e le classi d’età al di sotto dei 50 anni.

Il tasso di inattività scende al 34,5% (-0,2 punti).

Confrontando il secondo trimestre 2022 con il primo, si registra

un aumento del livello di occupazione pari allo 0,4%, per un totale di 90mila occupati in più. 

La crescita dell’occupazione registrata nel confronto trimestrale

si associa alla diminuzione sia delle persone in cerca di lavoro (-3,8%, pari a -81mila unità), sia degli inattivi (-0,5%, pari a -61mila unità).

IL NUMERO DI OCCUPATI A GIUGNO 2022 SUPERA QUELLO DI GIUGNO 2021

Il numero di occupati a giugno 2022 supera quello di giugno 2021 dell’1,8% (+400mila unità);

l’aumento è trasversale per genere ed età.

L’unica variazione negativa si registra tra i 35-49enni per effetto della dinamica demografica; 

il tasso di occupazione, in aumento di 1,6 punti percentuali,

sale infatti anche tra i 35-49enni (+0,9 punti) perché, in questa

classe di età, la diminuzione del numero di occupati è meno marcata di quella della popolazione complessiva.

Rispetto a giugno 2021, diminuisce il numero di persone in cerca

di lavoro (-13,7%, pari a -321mila unità) e il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni (-3,0%, pari a -400mila).