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Economia

Il rincaro energia sta pesando sul prodotto medio da forno

Il rincaro energia sta pesando per circa un 25% in più su un kg di un prodotto medio da forno e l’aumento delle materie prime sta incidendo per circa 0,60 euro per kg su singolo prodotto. Questo è quanto emerge da uno studio realizzata dallo CNA di Roma che evidenzia come il crescente costo dell’energia e delle materie prime utilizzate per la produzione dei principali prodotti da forno stia mettendo a dura prova la sopravvivenza di un intero comparto.

Rincaro che riduce i consumi

Ad esempio, in un kg di pizza rossa bisogna considerare che olio e pelati hanno subito un incremento pari al 70% del loro costo. A questo va aggiunto l’aumento medio del costo del packaging intorno al 40% (circa 0,15 centesimi di euro) che al momento è stato interamente assorbito dalle aziende stesse. Il tutto a fronte di una generalizzata diminuzione di consumo di pane che negli anni è passata dai 200-250 grammi a testa agli attuali 70-80. O fornai di Roma nonostante tutto ciò mantengono accesi i loro forni e continuano ad esercitare una tradizione millenaria.

Maria Fermanelli, Presidente CNA di Roma

«Lo studio realizzato mette in luce quanto i nostri panificatori abbiano cercato di contenere il più possibile i prezzi, nonostante le bollette alle stelle, assorbendo loro stessi alcune voci di spesa, come ad esempio, il packaging e in parte l’aumento del prezzo delle materie prime. Il tema dell’energia, sia dal punto di vista del costo che dell’ambiente, è la vera sfida del presente e del futuro. Per questo, riteniamo che la soluzione più efficace e a portata di mano possa essere l’autoproduzione anche attraverso un rapido avvio delle comunità energetiche. Rispetto alle materie prime, la CNA di Roma è già impegnata per la sottoscrizione di accordi di filiera in grado di garantire continuità, qualità e prezzo, nel rispetto degli interessi di tutti gli attori coinvolti», dichiara così Maria Fermanelli, Presidente della CNA di Roma.

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Economia

Rapporto Coop: un italiano su tre faticherà a pagare affitti e bollette.

Il 57% degli italiani è in difficoltà a pagare l’affitto, il 26%

pensa di sospendere o rinviare il pagamento e, se si restringe

il campo a luce e gas, un italiano su tre entro Natale potrebbe

non coprire piu’ le spese dell’utenze.

È il quadro allarmante che emerge dal Rapporto Coop 2022

sui consumi e gli stili di vita degli italiani, presentato a Milano.

I cittadini hanno già iniziato una ‘austerity’ sia per le grandi spese,

come quelle per auto, elettrodomestici o una nuova casa,

sia per i consumi quotidiani. 

IL 68% DEGLI INTERVISTATI HA GIA’ AVVIATO LA PROPRIA SPENDING REVIEW

 Il 68% degli intervistati ha già avviato la propria “spending review”,

mentre il 17% dichiara l’intenzione di farlo con l’arrivo dell’autunno.

Il 41% si dichiara già molto attento ad accendere le luci il meno possibile, il 30% è già consapevole di ridurre il riscaldamento

domestico e molti sono gli italiani abituati a un uso razionale

degli elettrodomestici.

CRESCE LA POVERTA’

Continua a crescere la povertà: 6 milioni di italiani in più 

nell’ultimo anno hanno sperimentato almeno una situazione

di disagio che perdurerà nel tempo e lavorare non basta più.

Nel rapporto tra costo della vita e stipendi medi, l’Italia è il fanalino

di coda tra le principali economie europee, con un salario del 33% più basso di quello dei tedeschi, per esempio, che hanno

un costo della vita equiparabile al nostro, mentre guadagniamo

come gli spagnoli che hanno un costo della vita del 19% inferiore.

Un occupato su cinque tra coloro che hanno contratti part time

è oggi a rischio povertà (era uno su sei nel 2010) e un dipendente su 10 full-time corre lo stesso rischio.

A conti fatti, sono 900 mila in Italia oggi i lavoratori

che guadagnano meno di 1.000 euro al mese, il doppio

rispetto a 15 anni fa.

CRESCE IL MERCATO DEL LUSSO

In compenso cresce il mercato del lusso: da un anno fa sono aumentate del 46% le compravendite di case il cui valore supera

un milione di euro e del 16% le immatricolazioni di auto di lusso.

Dal 2019 è cresciuta del 36% della ricchezza posseduta dai Paperoni d’Italia.

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Economia

Il caro prezzi taglia del 3,2% gli acquisti alimentari

Il caro prezzi taglia del 3,2% gli acquisti alimentari degli italiani che sono però costretti a spendere il 3,6% % in più, a causa dei rincari determinati dalla crisi energetica e delle materie prime. È quanto emerge dall’analisi Coldiretti nei primi sette mesi del 2022 su dati Istat relativi al commercio al dettaglio a luglio che su base annua fanno registrare una diminuzione delle quantità di beni alimentari acquistate, in controtendenza rispetto ai beni non alimentari.

Caro prezzi fa volare il cibo low cost

L’impatto dell’inflazione è evidente dal fatto che in controtendenza volano gli acquisti di cibo low cost, con i discount alimentari che fanno segnare nei primi sette mesi un balzo del + 9,6% nelle vendite in valore, il più elevato nel dettaglio. Il risultato dei discount evidenzia la difficoltà in cui si trovano le famiglie italiane che, spinte dal caro prezzi, orientano le proprie spese su canali a basso prezzo rinunciando anche alla qualità.

Il 51% degli italiani taglia la spesa

Più di un italiano su due (51%) infatti taglia la spesa nel carrello a causa dell’aumento record dei prezzi trascinato dai rincari energetici e dagli effetti della guerra in Ucraina che riduce il potere d’acquisto dei cittadini, secondo i risultati dell’indagine condotta sul sito www.coldiretti.it dalla quale si evidenzia che un altro 18% di cittadini dichiara di aver ridotto la qualità degli acquisti, costretto ad orientarsi verso prodotti low cost per arrivare a fine mese, mentre un 31% di cittadini non ha modificato le abitudini di spesa.

Lo slalom nei punti vendita

Gli italiani vanno a caccia dei prezzi più bassi anche facendo lo slalom nel punto vendita, cambiando negozio, supermercato o discount alla ricerca di promozioni per i diversi prodotti. Accanto alla formula tradizionale del 3×2 ed ai punti a premio, si sono moltiplicate e differenziate le proposte delle diverse catene per renderle meno confrontabili tra loro e più appetibili ai clienti: dalle vendite sottocosto che devono seguire regole precise ai buoni spesa.

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Riqualificare la Stazione Termini

Riqualificare la Stazione Termini, nel progetto di Confesercenti Roma. «Bene ha fatto la Presidente del I Municipio a lanciare l’allarme e proporre il coinvolgimento del Prefetto e delle forze dell’ordine», dichiara il Presidente della Confesercenti di Roma Valter Giammaria, per affrontare l’emergenza Termini. «Noi siamo convinti che occorra però anche avviare subito una azione di riqualificazione dell’intero quadrante anche con il coinvolgimento attivo delle attività commerciali, turistiche e di servizio che operano nell’area, in via Marsala e le strade adiacenti, come in Via Giolitti, Piazza Indipendenza e la stessa Piazza Dei Cinquecento».

Riqualificare anche grazie alla rete d’impresa Nuovi Termini

A questo riguardo il Progetto della rete d’impresa “Nuovi Termini”, promossa dagli esercenti della zona e dalla Confesercenti e che riunisce realtà della ristorazione e della ricezione turistica di via Milazzo e via Magenta, nel Rione Castro Pretorio, adiacenti a Via Marsala, è il tentativo di dare una risposta strutturale e di stimolo alla riqualificazione dell’area, dichiarano da Confesercenti. «Proprio alla luce degli ultimi episodi intorno alla Stazione Termini, la Rete d’impresa “Nuovi Termini”, costituita da oltre 25 attività, è ancora più convinta del progetto presentato per aderire al Bando Regionale Le strade del Commercio», afferma il Presidente della costituenda rete, Marco Massaro gestore del Caffè Fondi di Via Milazzo, rappresentante dei pubblici esercizi, Consigliere Presidenza FIEPET.

Fermare il degrado riqualificando

«Fermare il degrado del Rione, rivitalizzando e riqualificando quest’area urbana con una mini zona pedonale, facilmente raggiungibile con tutti i mezzi di trasporto cittadini e di nuova mobilità, vicina ad una delle più grandi aree di parcheggio in centro città d’Europa, al cui interno sarebbe proposto un calendario di eventi e iniziative culturali e la cui sicurezza sarebbe garantita con sistemi di videosorveglianza e il lavoro congiunto di forze dell’ordine e vigilanza privata, concordando la pulizia e il decoro con azioni congiunte di cittadinanza attiva e AMA».

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Edilizia, Matteoni: allarme superbonus, nel lazio atteso 1 mld di euro

“Lo abbiamo denunciato da tempo e ora i nodi stanno venendo

al pettine. Come sottolineato anche dalla stampa, si stima che

in Italia ci sarebbero ancora parecchi miliardi di euro non riscossi

sui 31 maturati al termine dei lavori per il ‘superbonus’

SI RISCHIA DI MANDARE SUL LASTRICO INTERE IMPRESE

E solamente nel Lazio si attenderebbe quasi un miliardo di euro:

si tratta di importi altissimi, che rischiano di mandare sul lastrico

intere imprese, non più in grado di terminare cantieri aperti e

pagare i propri dipendenti.

Piccoli e medi imprenditori infatti lamentano di ritrovarsi con

il cassetto fiscale pieno di crediti che non riescono a riscuotere e,

allo stesso tempo, con i bilanci in negativo, poiché le banche

non concederebbero più finanziamenti.

Un puzzle complicatissimo, peraltro in una congiuntura economica pesante per via del conflitto russo-ucraino e della emergenza pandemica, e a nemmeno un mese dalle elezioni Politiche,

fissate per il prossimo 25 settembre.

Purtroppo, siamo alle solite, con numerose aziende che non

hanno ancora potuto riscattare le detrazioni derivate dai

bonus edilizi promossi da Palazzo Chigi. 

Che, auspichiamo, comprenda davvero la gravità del contesto

e prenda immediatamente provvedimenti efficienti e concreti

a favore di cittadini e imprese”. 

A sottolinearlo, in una nota stampa, è Marco Matteoni,

ex presidente della Confartigianato Edilizia di Roma e del Lazio, nonché tra i principali player nella riqualificazione

immobiliare ed energetica.

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Stop al pesce fresco a tavola

Stop al pesce fresco a tavola, per l’avvio del fermo pesca dal 5 settembre che porta al blocco delle attività della flotta italiana dallo Ionio al Tirreno, nel tratto di costa che va da Brindisi, in Puglia, fino a Napoli e Gaeta, in Campania e Lazio, interessando anche Basilicata e Calabria. A darne notizia è Coldiretti Impresapesca nel sottolineare il blocco durerà fino al 4 ottobre e va ad aggiungersi a quello già attivo in tutto l’Adriatico, dove le attività saranno riprese in alcuni tratti del litorale solo l’11 settembre.

Stop arriva in un momento difficile

Il fermo cade quest’anno in un momento difficile, poiché il blocco dell’attività si somma al caro carburanti legato alla guerra in Ucraina con il prezzo medio del gasolio per la pesca praticamente raddoppiato rispetto allo scorso anno. Costringendo così i pescherecci italiani a navigare in perdita o a tagliare le uscite e favorendo le importazioni di pesce straniero, considerato che fino ad oltre la metà dei costi che le aziende ittiche devono sostenere è rappresentata proprio dal carburante. Non a caso gli arrivi di prodotti ittici dall’estero sono aumentati del 29% in valore nei primi quattro mesi del 2022, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat.

Pesano le scelte dell’Unione Europea

Ma a pesare sono anche le scelte dell’Unione Europea che hanno portato a una riduzione dell’attività di pesca per un corposo segmento produttivo della flotta peschereccia nazionale a poco più di 120 giorni, pari ad un terzo delle giornate annue, portandola di fatto sotto la soglia della sostenibilità economica. Senza dimenticare gli effetti della siccità con la mancanza di acqua per garantire il ricambio idrico e l’aumento della salinità lungo la costa Adriatica che ha causato una perdita del 20% della produzione di vongole e cozze negli impianti di acquacoltura del delta del Po.

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Caro bollette. “Almeno 9 milioni di italiani a rischio povertà”

Le famiglie italiane a rischio povertà energetica sono circa 4 milioni, pertanto, si trovano in questa condizione oltre 9 milioni di persone.

E’ quanto emerge da un’elaborazione realizzata dall’Ufficio studi Cgia sugli ultimi dati disponibili del Rapporto Oipe 20201. 

Dati allarmanti, anche perché sicuramente sottodimensionati,

poiché sono stati stimati ben prima dello shock energetico scoppiato

nel nostro Paese a partire dalla seconda metà del 2021.

Secondo l’elaborazione degli artigiani veneti, si stimano in condizioni

di povertà energetica i nuclei familiari che non riescono a utilizzare

con regolarità l’impianto di riscaldamento d’inverno, quello di raffrescamento d’estate e, a causa delle precarie

condizioni economiche, non dispongono o utilizzano

saltuariamente gli elettrodomestici ad elevato consumo di energia.

Nell’identikit delle famiglie “vulnerabili” energeticamente si trovano quelle con un elevato numero di componenti che risiedono in alloggi

in cattivo stato di conservazione, con il capofamiglia giovane, spesso inoccupato e/o immigrato.

AL SUD MAGGIORE VULNERABILITA’ FAMIGLIE PER CONSUMO LUCE E GAS

La frequenza della povertà energetica al Sud è la più elevata d’Italia, dove interessa tra il 24 e il 36% delle famiglie residenti in questo territorio.

In termini assoluti è la Campania la regione maggiormente in difficoltà: il numero delle famiglie che utilizza saltuariamente luce e gas oscilla

tra le 519mila e le 779mila unità. 

Altrettanto critica è la situazione in Sicilia dove la forchetta oscilla tra

i 481mila e i 722mila nuclei familiari e in Calabria che presenta un range tra le 191mila e le 287mila famiglie in difficoltà nell’utilizzo quotidiano di energia elettrica e metano.

Un po’ meno critica, ma comunque con una “vulnerabilità” energetica medio-alta, scorgiamo le altre regioni del Mezzogiorno e alcune

del Centro che presentano una forchetta che varia dal 14 al 24 per cento delle famiglie residenti:

la Puglia (con un numero di nuclei compreso tra i 223mila e gli 383mila), la Sardegna (tra 102mila e 174mila), le Marche

(tra 90mila e 154mila), l’Abruzzo (tra 77mila e 132mila) e l’Umbria (tra 53mila e 91mila).

le Marche (tra 90mila e 154mila), l’Abruzzo (tra 77mila e 132mila) e l’Umbria (tra 53mila e 91mila).

La situazione migliora man mano che si risale la penisola. 

Nella fascia a rischio medio-bassa (tra il 10 e il 14 per cento delle famiglie coinvolte), notiamo il Lazio e alcune regioni del Nord: Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta.

Nella fascia più bassa, infine, quella che comprende un numero

di nuclei familiari in difficoltà che va dal 6 al 10 per cento del totale, annovera la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna, la Toscana e il Trentino Alto Adige.

A RISCHIO POVERTA’ I LAVORATORI AUTONOMI

L’aumento esponenziale dei prezzi delle bollette previsto per

il prossimo autunno potrebbe peggiorare notevolmente la situazione economica di tantissime famiglie, soprattutto quelle composte da lavoratori autonomi. 

Moltissimi artigiani, piccoli commercianti e partite Iva stanno

pagando due volte lo straordinario aumento registrato in questi ultimi

6 mesi dalle bollette di luce e gas.

La prima come utenti domestici e la seconda come piccoli imprenditori per riscaldare/raffrescare e illuminare le proprie botteghe e negozi, segnala la Cgia di Mestre nel ricordare che dagli ultimi dati elaborati dall’Istat e riferiti al 2019, il rischio povertà delle famiglie presenti

in Italia con un reddito principale ascrivibile a un lavoratore autonomo era pari al 25,1% contro il 20% riconducibile a famiglie con fonte di reddito principale da lavoro dipendente.

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Caro prezzi che colpisce gli italiani già dalla colazione

Caro prezzi che colpisce gli italiani già dalla colazione, con aumenti dal +9,8% dei biscotti al +19% per il latte conservato. L’effetto dei rincari energetici ricade anche su pane (+13,6%), zucchero (+14,9%) burro (+33,5%) e marmellate (+7,9%), senza dimenticare il caffè che segna un +6,7%. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sui dati Istat sull’inflazione ad agosto rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Caro prezzi per tutti

L’aumento dei prezzi non risparmia neanche chi sceglie una alimentazione naturale, con i listini dello yogurt che aumentano del 12,1%, quelli della frutta dell’8,3% e con in più l’incremento dei cereali da colazione del 5,5%, mentre chi ama il pasto mattutino continentale le uova sono in aumento del +15,2% ed i salumi del +6,8%. Ma è una colazione amara anche per gli allevatori e le loro mucche da latte, con l’esplosione delle bollette di luce, gas, carburanti e mangimi che per l’impennata dei costi sta portando sull’orlo della chiusura migliaia di stalle dove l’attività non si può fermare senza arrivare ad abbattere gli animali.

Aumento spese su tutta la catena agroalimentare

L’aumento delle spese colpisce duramente l’intera catena agroalimentare a partire dalle campagne, dove più di 1 azienda agricola su 10 (13%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività ma ben oltre 1/3 del totale nazionale (34%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dei rincari, secondo il Crea. In agricoltura si registrano infatti aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio fino al +300% delle bollette per pompare l’acqua per l’irrigazione dei raccolti.

Costi indiretti alle stelle

Aumenti che riguardano l’intera filiera del cibo, con costi indiretti che partono dal vetro, rincarato di oltre il 30% in più rispetto allo scorso anno, al tetrapack con un incremento del 15%, dal +35% delle etichette al +45% per il cartone, dal +60% costi per i barattoli di banda stagnata, fino ad arrivare al +70% per la plastica, secondo l’analisi Coldiretti.

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Ulteriore proroga al taglio delle accise sui carburanti

Ulteriore proroga al taglio delle accise. Dopo l’ultimo intervento nei primi giorni di agosto, dove il Governo aveva confermato lo sconto sui carburanti fino al 20 settembre, l’esecutivo si appresta a estendere il provvedimento di altri 15 giorni, così da arrivare quantomeno al 5 ottobre. Per l’entrata in vigore si attende la sottoscrizione di un decreto interministeriale Mef-Mite, che andrà a collocarsi nel solco del decreto Aiuti bis, attualmente oggetto di studio.

Ulteriore proroga per i prezzi dei carburanti di nuovo in salita

Quasi sicuro l’ammontare del taglio, pari a 30 centesimi su ogni tipologia di carburante: benzina, diesel, GPL e metano. Si è reso necessario un nuovo intervento, poiché i prezzi hanno ripreso a salire, dopo un periodo di tregua andato avanti per qualche settimana. Sulle strade italiane sono avvenuti dei rincari, in particolar modo per gasolio e metano. Inoltre, il petrolio viaggia su quotazioni elevate: il costo del Brent, greggio di riferimento nel mercato europeo, si aggira sui 99-100 dollari al barile, mentre il WTI, riferito al mercato americano, si colloca intorno ai 92 dollari al barile.

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Energia: allarme prezzo del latte, rischia di superare i 2 euro al litro

Di fronte all’incremento dei costi energetici, il prezzo del latte potrebbe superare i 2 euro al litro.

Un fatto “impensabile” per un alimento primario e fondamentale

nella dieta italiana. E’ l’allarme lanciato da Granarolo e Lactalis

che, in un comunicato congiunto, pongono all’attenzione del

Governo “la forte preoccupazione per un’inflazione galoppante

che da 12 mesi colpisce l’agroalimentare italiano e in particolare

il settore lattiero caseario.

SERVE UN INTERVENTO PUBBLICO

Occorre un intervento pubblico che scongiuri conseguenze

ancora più disastrose per le migliaia di imprese che compongono la filiera”.

L’inflazione, spiegano i due gruppi superando “i consueti antagonismi

di mercato, ha toccato in maniera importante, con numeri

a doppia cifra, quasi tutte le voci di costo che compongono la filiera del latte: 

alimentazione animale (aggravata dalla siccità che riduce sia i raccolti degli agricoltori sia la produzione di latte) che ha reso necessario

un aumento quasi del 50% del prezzo del latte riconosciuto agli allevatori, packaging (carta e plastica sono in aumento costante

da mesi), ulteriori componenti di produzione impiegati nella produzione di latticini. “

“Oggi, però, la preoccupazione maggiore è rappresentata dall’incremento dei costi energetici che nelle ultime settimane sono aumentati a tal punto da rendere difficile trasferirli sul mercato,

in un momento economicamente complesso per le famiglie italiane”, sottolineano. “

“Nonostante entrambe le aziende abbiano assorbito autonomamente un’inflazione che oscilla tra il 25% e il 30%”, viene evidenziato nella nota comune, dalla primavera il prezzo del latte per il consumatore

è cresciuto raggiungendo gli 1,75/1,80 euro al litro (dato Nielsen) e potrebbe aumentare ulteriormente entro dicembre 2022.

LE PAROLE DEL PRESIDENTE DI GRANAROLO CALZOLARI

“È impensabile che un alimento primario e fondamentale nella dieta italiana possa subire una penalizzazione così forte da comprimerne la disponibilità di consumo”.

“Per quanto concerne le sole energie, se non avviene un’inversione di rotta, si tratta di una inflazione del 200% nel 2022 rispetto al 2021

e un rischio di oltre il 100% nel 2023 rispetto al 2022- dichiara il Presidente di Granarolo Gianpiero Calzolari –

È insostenibile anche da parte di una grande azienda, dal momento

che si protrae nel tempo e che se fosse scaricata tal quale sul mercato colpirebbe significativamente i nostri consumatori e avrebbe

inevitabili conseguenze sui consumi, con ricadute negative su tutta la filiera”.

LE PAROLE DELL’AD DI LACTALIS POMELLA

“L’aumento del costo energetico sulla nostra organizzazione ha generato un impatto devastante, che sarebbe stato anche maggiore se non fossimo intervenuti con delle coperture ad hoc. 

 Parliamo di un +220% di spesa registrato nel 2022 rispetto al 2021,

e una stima di un +90% nel 2023 rispetto al 2022 – afferma Giovanni Pomella, ad di Lactalis in Italia. 

Le imprese sono allo stremo, hanno già fatto ben oltre le loro possibilità ed è arrivato il tempo della responsabilità pubblica. 

In questo drammatico frangente, come imprenditori abbiamo messo da parte le rivalità di mercato ed abbiamo unito il nostro appello al mondo politico per ribadire la necessità di intervenire responsabilmente a tutela dell’intera filiera e del consumatore”.