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E’ morto Tito Stagno, raccontò lo sbarco sulla Luna

E’morto il giornalista e telecronista sportivo Tito Stagno.

Popolarissimo volto storico della Rai, aveva 92 anni.

Nella storia della televisione italiana in bianco e nero resterà per sempre ‘il telecronista’, come amava definirsi, che porto’ gli italiani sulla Luna per il primo sbarco degli astronauti con l’Apollo 11 il 20 luglio del 1969.

E quando la tv divenne a colori, “Mister Moonlight”, come lo avevano affettuosamente ribattezzato i colleghi americani perchè spettò a lui annunciare che la navicella spaziale aveva toccato il suolo lunare, divenne il volto popolare della “Domenica sportiva”, dopo essere stato “l’uomo del telegiornale”. L’annuncio della scomparsa del giornalista è stato dato dalla Rai, di cui era stato un pioniere in qualità di vincitore del primo concorso nazionale per telecronisti.

Nato a Cagliari il 4 gennaio del 1930, primo di otto fratelli, Stagno si trasferì da giovanissimo con tutta la famiglia prima a Parma, poi a Pola. A soli 13 anni fece una brevissima esperienza nel mondo del cinema, partecipando al film di Francesco De Robertis dal titolo “Marinai senza Stelle”.

E nel 1959 tornò di nuovo sul grande schermo diretto dal regista Dino Risi che gli aveva affidato la parte di un giornalista televisivo nel film “Il vedovo” con protagonista Alberto Sordi.

Ma la carriera di Stagno era iniziata molto prima, alla radio, precisamente tre anni dopo essersi iscritto alla Facoltà di Medicina, nel 1949. Nel 1954 vinse il concorso per telecronisti e l’anno dopo il direttore Vittorio Veltroni, papà di Walter, lo chiamò per entrare a far parte della squadra del Telegiornale del Canale Nazionale. 

Le prime telecronache di Stagno furono tutti eventi importanti: iniziò con il commentare i giochi olimpici del ’56 per poi passare ai grandi appuntamenti politici ed istituzionali che riguardavano anche la presenza di molti Capi di Stato, da Papa Giovanni XXIII a Kennedy, da Nehru a Eisenhower.

L’approccio con una telecronaca spaziale risale al 1961, quando fu chiamato a commentare il primo volo dell’astronauta sovietico Jurij Gagarin intorno alla Terra. “Un evento per me epocale, sia umanamente e che professionalmente – ha raccontato il popolare giornalista – dovendo gestire 27 ore di diretta non stop.

Ricordo che ad un certo punto sul monitor sparirono le immagini ed io dovetti improvvisare quanto stava accadendo ricordando a memoria le procedure che gli astronauti erano chiamati ad effettuare.

Dopo aver finito la telecronaca appresi che ero piaciuto ai dirigenti Rai e che avrebbero voluto affidarmi tutte le telecronache relative a lanci e sonde spaziali”.

Nel 1966, alla vigilia del Programma Apollo, Stagno venne inviato negli Stati Uniti per un viaggio di studio e di aggiornamento: fu così che conobbe gli artefici principali della futura conquista della Luna e poté vedere nascere le macchine che avrebbero portato l’uomo sul satellite.

Cosi’ il 20 luglio del 1969 Tito Stagno fu protagonista dell’indimenticabile diretta televisiva, una “veglia” entrata nell’immaginario collettivo di almeno tre generazioni di italiani, per raccontare l’allunaggio dell’Apollo 11.

Si ritrovò a commentare con Ruggero Orlando, leggendario corrispondente Rai da “Nuova York”, come amava dire l’interessato, in collegamento da Houston uno degli eventi che segnerà per sempre la storia del mondo e della televisione internazionale.

I due giornalisti durante la diretta ebbero anche un battibecco perché non si trovarono d’accordo sul momento preciso dell’allunaggio.

Per molti anni si è discusso su quel fraintendimento: da analisi successive delle registrazioni è emerso che Stagno annunciò l’allunaggio con 56 secondi di anticipo e Orlando con circa 10 secondi di ritardo.

In seguito Stagno ebbe incarichi importanti e fece incontri incredibili, compresi quelli con i tre astronauti andati sulla Luna, Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, con cui strinse anche un bellissimo rapporto di amicizia.

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Lavoratori stranieri per salvare i raccolti

Scatta il primo febbraio il click day per l’ingresso di 42mila lavoratori stagionali stranieri che in una buona parte saranno impegnati in agricoltura dove gli occupati a tempo determinato rappresentano il 90% del totale.

Coldiretti: decreto flussi riguarda quasi 70mila stranieri

Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare che l’appuntamento per gli stagionali segue quello del 27 gennaio 2022 per l’assunzione di lavoratori non stagionali e lavoratori autonomi secondo quanto fissato dal Decreto flussi 2022 che riguarda complessivamente quasi 70mila lavoratori stranieri. La possibilità di ingresso è importante per salvare i raccolti e garantire con la ripresa dei contagi Covid l’approvvigionamento alimentare in un settore che resta ancora fortemente dipendente dal contributo dei lavoratori stranieri nonostante la crescita di interesse tra gli italiani. Con la piena ripresa delle attività agricole è facile prevedere l’accentuarsi della mancanza di lavoratori necessari nelle campagne in un momento in cui con la pandemia da Covid si è aperto uno scenario di incertezza, accaparramenti e speculazioni che spinge la corsa dei singoli Stati ai beni essenziali come l’energia e il cibo.

Problemi legati ai vaccini Sputnik e Sinovac

In questo contesto l’apertura delle frontiere agli stranieri rischia però di essere vanificata dal fatto che molti braccianti provenienti da Paesi extracomunitari non possono lavorare in quanto sono vaccinati con il siero russo Sputnik o con quello cinese Sinovac, che non sono riconosciuti in Italia ed in Europa. Un limite che va superato anche considerando il fatto che un prodotto agricolo su quattro viene raccolto in Italia da mani straniere che hanno trovato regolarmente occupazione in agricoltura. Si tratta soprattutto di lavoratori dipendenti a tempo determinato che arrivano dall’estero e che ogni anno attraversano il confine per un lavoro stagionale per poi tornare nel proprio Paese, spesso stabilendo delle durature relazioni professionali oltre che di amicizia con gli imprenditori agricoli.

Per salvare le produzioni Made in Italy occorre altro

Ma per salvare le produzioni Made in Italy occorre anche dare la possibilità a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani di poter essere impiegati nei campi attraverso una radicale semplificazione del lavoro agricolo. Un provvedimento che interesserebbe almeno 25mila italiani in un momento in cui tanti lavoratori sono in cassa integrazione e le fasce più deboli della popolazione sono in difficoltà.

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D’Amato: “Trend di casi in discesa”

«Oggi nel Lazio su 17.707 TAMPONI MOLECOLARI e 40.429 TAMPONI ANTIGENICI, per un totale di 58.136 TAMPONI, si registrano 6.615 NUOVI CASI POSITIVI (-4.918). I decessi sono 29 (+22) che comprendono però recuperi di mancate notifiche, 2.145 (-1) i ricoverati, 206 (+2) le terapie intensive e 11.631 i guariti. Il rapporto tra positivi e tamponi è all’11,3%. I casi a Roma città sono 3.865. I casi odierni sono circa la metà rispetto al giorno precedente e soprattutto sono inferiori rispetto alla scorsa settimana.

Trend che potrebbe indicare una discesa della curva

Questo trend, se consolidato, potrebbe indicare una discesa della curva. È un segnale incoraggiante che non deve farci perdere di vista l’obiettivo di raggiungere entro metà febbraio il 90% della copertura della popolazione adulta con dose booster. Questo mese si conclude con circa 3,5 milioni di dosi booster somministrate, pari al 72% della popolazione over 18 (adulta).

Classe d’età più resistente alla vaccinazione nel Lazio è 40-49 anni

La classe di età più resistente alla vaccinazione è 40-49 anni, nel Lazio ci sono ancora più di 70 mila cittadini in questa fascia non vaccinati. Viceversa, c’è stato un deciso recupero della fascia 50-59 anni, dove attualmente risultano 40 mila circa le persone non vaccinate, anche nella fascia 30-39 anni ci sono ancora circa 40 mila non vaccinati. Va decisamente meglio con i ventenni dove risultano circa 15 mila non vaccinati. Complessivamente sono 250 mila ancora le persone non vaccinate nel Lazio, mentre nell’ultima settimana sono state oltre 32 mila le prime dosi di vaccino». Lo ha dichiarato l’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato.

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La Via delle Api torna al Museo Civico di Zoologia

Dopo l’esposizione dello scorso anno (febbraio-settembre 2021), riapre nuovamente al Museo Civico di Zoologia, dal 4 febbraio al 29 maggio 2022, la mostra La Via delle Api, il percorso espositivo dedicato al mondo delle api e dei loro prodotti, dal miele alla pappa reale.

La Via delle Api è a cura di Massimo Capula e Carla Marangoni

La mostra, a cura di Massimo Capula e Carla Marangoni, con la progettazione di Paola Marzoli, è realizzata in collaborazione con il Gruppo Api Sparse – A.P.S. in apicoltura, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Lazio e Toscana “M. Aleandri” e con il contributo di Untitled Association di Roma. L’esposizione è promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. Per i possessori della MIC Card l’ingresso al museo è gratuito.

La mostra vuole guidare i visitatori alla scoperta della via delle api

La mostra, attraverso preparati provenienti dalle collezioni entomologiche del museo, materiali apistici, video accattivanti e modelli, vuole guidare il visitatore alla scoperta della “via delle api”: dal particolare ciclo vitale di questi insetti alla straordinaria organizzazione sociale e al loro fondamentale ruolo nell’impollinazione delle piante. Il percorso prosegue con la presentazione dei loro principali prodotti, il miele, il polline, la propoli, e delle proprietà di queste sostanze che vengono utilizzate sia in campo alimentare, sia medico che agricolo. Inoltre sono illustrate le ricerche che, utilizzando le api come bioindicatori, forniscono informazioni importantissime sullo stato di salute dell’ambiente. Al centro del percorso espositivo sono collocati, oltre ad alcuni supporti con approfondimenti tematici, anche alcune attrezzature utilizzate in apicoltura.

Esperienza sensoriale all’interno dell’alveare

Per il visitatore sarà inoltre possibile fare un’esperienza sensoriale simulando un viaggio all’interno di un alveare. La mostra intende sottolineare l’importanza delle api (l’80% del cibo che arriva sulle nostre tavole è frutto del lavoro di questi e di altri impollinatori) e il loro ruolo per il mantenimento della biodiversità, sensibilizzando i visitatori alla protezione di questi straordinari insetti. Nel corso della visita il pubblico sarà guidato dall’Ape Agnese, la mascotte della mostra che, oltre a svelare alcune curiosità sulle api, sarà la protagonista di un gioco-quiz con risposte multiple.

Si gioca con Appagnese

Al gioco potranno partecipare tutti i visitatori in possesso della App gratuita “AppAgnese”, scaricabile su tutti i dispositivi mobili. Le domande poste dalla App saranno uno stimolo a riflettere sulle cause della progressiva scomparsa delle api, e sulla necessità di assumere nuovi comportamenti che aiutino le api a sopravvivere.

#iostoconlapeagnese

Completato il gioco, il visitatore visualizzerà sulla propria App un “Attestato di consapevolezza e impegno” che potrà essere poi condiviso sui social con l’hashtag #iostoconlapeagnese.

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Plastica “regina” sulle spiagge del Lazio

Si è svolta la prima delle due domeniche della XXXI edizione della manifestazione “Il Mare d’Inverno”. L’evento ha ricevuto il Patrocinio della Commissione UE – Rappresentanza per l’Italia, del Ministero della Transizione Ecologica e della Regione Lazio.

Censiti i rifiuti rinvenuti sul litorale laziale

I volontari di Fare Verde hanno censito i rifiuti rinvenuti sul litorale del Lazio, raccogliendo tanta plastica, svariati oggetti e anche mascherine chirurgiche. «La regina delle spiagge del Lazio è la plastica – commenta Silvano Olmi, presidente regionale di Fare Verde – ne abbiamo trovata tantissima, spesso deteriorata dagli agenti atmosferici, ridotta in piccoli pezzetti sparsi sulla sabbia.

Novità: le mascherine chirurgiche

Ma nell’elenco dell’immondizia abbandonata sugli arenili registriamo un nuovo ingresso, costituito dalle mascherine chirurgiche, rifiuto venuto alla ribalta con la pandemia e favorito dall’odierna società dell’usa e getta. Inoltre, continuiamo a segnalare il fenomeno dell’erosione costiera che colpisce le coste italiane e in particolare quelle della nostra Regione. Infine, occorre favorire il sistema del vuoto a rendere per i contenitori».

Raccolte 120 buste di immondizia da Fare Verde

Sulle spiagge del Lazio, Fare Verde ha raccolto 120 buste grandi di immondizia, 2500 bottiglie in plastica, 240 contenitori di vetro e 100 in metallo. Tra gli oggetti più strani trovati sugli arenili laziali spiccano: Formia (LT) tubi in pvc, tre materassini e due sedie a sdraio; Fondi (LT) cotton fioc, due boe e tre telefoni cellulari; Sabaudia (LT) cotton fioc, un lettino da mare, polistirolo e tanta plastica a pezzetti; San Felice Circeo (LT) due paia di calzini e due lampadine; Sperlonga (LT) mascherine chirurgiche e una tanica di gasolio piena; Ostia Lido (RM) plastica a pezzi; Tarquinia (VT) due paia di scarpe, un frigo portatile, una boa. Da notare, oltre al “solito” polistirolo rinvenuto in tutte le spiagge, la presenza ancora persistente dei bastoncini cotton fioc in plastica, nonostante ne sia vietata per legge la fabbricazione e “il nuovo ingresso” rappresentato dalle mascherine chirurgiche.

Prossimo appuntamento il 6 febbraio

Il prossimo appuntamento per pulire le spiagge con Fare Verde del Lazio è per domenica 6 febbraio 2022, quando volontari e cittadini si ritroveranno a Civitavecchia, Gaeta e Terracina.

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L’ex residence Bravetta demolito e riqualificato entro giugno 2024.

I tre giganteschi scheletri di cemento sono ancora in piedi ma, è la promessa, verranno presto abbattuti e al loro posto nascerà un nuovo complesso con un asilo e una piazza belvedere.

È il sindaco Gualtieri ad annunciare il futuro dell’ex residence Bravetta, relitto urbano di Roma ovest da anni abbandonato al degrado. Lo scorso venerdì, durante il tour per il quartiere Bravetta, il primo cittadino ha visitato l’area insieme ai rappresentanti dell’impresa edilizia. 

Per procedere con il progetto servirà una nuova convenzione per mettere nero su bianco i cambiamenti delle opere di urbanizzazione, e un anno e mezzo, è la stima, per le realizzare le opere pubbliche, due e mezzo per quelle private.

“A giugno 2024 – ha commentato Gualtieri – sarà tutto pronto”. Stiamo parlando di un plesso che già prevedeva una demolizione e ricostruzione nel 2016. Il cantiere però si fermò per un sequestro del Tribunale.

Il quadrante attende ancora oltre alle nuove palazzine e a un’area finalmente libera dal degrado, le opere pubbliche da realizzare con gli oneri concessori. 

Il tour nel quartiere Bravetta

Altra tappa del tour del sindaco lo storico forte Bravetta. “È un luogo straordinario e uno dei 15 forti meglio conservati – ha commentato il primo cittadino – un punto di riferimento per la memoria, visto che qui si svolgevano le fucilazioni, che potrebbe essere valorizzato e messo a servizio del quartiere, ad esempio con un progetto che lo trasformi in un polo culturale e museale che dialoghi anche con la valle dei casali”. 

Il giro è poi proseguito alla scuola elementare Buon Pastore – IC Puglisi di via di Bravetta, e poi a piazza dei Visconti per un incontro con le associazioni e i comitati di quartiere. “Davanti alla scuola c’è un problema con i marciapiedi – ha aggiunto Gualtieri – li rifaremo subito e poi metteremo in campo un intervento a piazza dei Visconti dove sposteremo i banchi del mercato e riqualificheremo la piazza”.

Il tour si è chiuso in serata con una visita al parco di via Mario de Renzi, con un incontro tra il sindaco e le realtà di quartiere che si battono per la sua riqualificazione. 

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Green pass, Bassetti: “A primavera va tolto”.

Il green pass obbligatorio? “A inizio primavera va messo un punto.

Col 95-96% di popolazione coperta dall’infezione grave va tolto”. Parola di Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie Infettive ‘San Martino’ di Genova, intervistato da Libero.

“La gente – dice – è stufa: non si può andare avanti così. Invito la politica a fare attenzione: un cittadino stufo, quando hai a che fare con una malattia infettiva, è il pericolo maggiore in cui puoi imbatterti, perché non segue più alcuna regola.

Agli italiani andrebbe eretto un monumento: il 90% si è vaccinato, e la percentuale continua a crescere. Hanno e abbiamo rispettato tutte le regole, ma nonostante questo resistono restrizioni insensate”, spiega ancora riferendosi ad esempio “al limite di 5 mila spettatori negli stadi, che poi non si capisce perché siano 5 mila sia a San Siro che ne può contenere 80 mila sia a La Spezia che ha 11 mila posti.

Tra poco pare che si torni al 50%, e non ha comunque senso dato che nei cinema e nei teatri, quindi al chiuso, viene accettata la capienza totale.

Limitare gli ingressi, con così tanti vaccinati, le mascherine e la sanificazione degli ambienti oltre che sbagliato è anacronistico”.

“La mascherina all’aperto – prosegue con gli esempi l’infettivologo – non se ne può più, buttiamola! La Francia la abolisce martedì.

Nel Regno Unito l’hanno vista appena. L’hanno abbandonata anche in gran parte della Spagna.

Non vedo perché l’Italia debba proseguire. Se nelle prossime 2-3 settimane i dati del contagio e dei ricoveri continueranno a scendere sarà il momento di abbandonare le limitazioni, almeno quelle più cervellotiche. Molte leggi sono fatte esclusivamente per tutelare chi le scrive, e non i cittadini. Magari non le capiscono nemmeno gli stessi legulei.

Quanto alla scuola e agli studenti, bisogna smettere di fare il tampone a chi non sta male: è questo il vizio di forma, perché dal momento che scopri che uno è positivo non è che lo puoi mandare a scuola.

Ma se la finiamo di controllare chi sta bene… Dobbiamo capire che i tamponi vanno fatti solo a chi ha sintomi e a chi deve uscire dalla quarantena. Siamo arrivati all’isteria.

Non stiamo facendo i tamponi per effettuare il tracciamento, che comunque è impossibile a questo ritmo.

Li stiamo facendo a uso esclusivamente individuale: ho dati che dimostrano che c’è chi ne fa due nello stesso giorno, mattina e pomeriggio.

L’altro giorno a Milano, a una persona che era in isolamento perché positiva, hanno mandato a casa i sacchetti per lo smaltimento speciale dei rifiuti. È assurdo”.

Secondo Bassetti, dovremmo essere già tornati alla normalità: “È chiaro che il virus circola e lo farà ancora per parecchio tempo, così come purtroppo continueranno a esserci dei morti, però che un Paese di 60 milioni di abitanti consideri un’emergenza assoluta avere 1.500 persone in terapia intensiva mi sembra davvero esagerato. Quanto a Omicron2, è la fotocopia di Omicron1, un po’ più contagiosa.

L’impatto su chi la contrae è il medesimo. In Danimarca, dove Omicron2 è diventata prevalente, c’è stata una riduzione dei ricoveri a fronte di un aumento del 50% dei contagi.

Altro dato importante: da uno studio inglese emerge che con tre dosi il vaccino è ancora più efficace contro questa sotto-variante.

Serve il coraggio, come comunità scientifica, di convincere la politica e in particolare il ministero della Salute, che questo virus grazie ai vaccini e all’immunità naturale nella stragrande maggioranza dei casi non si evolve più in forma grave.

Se arriverà il Sars-CoV-3, faccio un esempio – lo dico a scanso di equivoci – non va tamponato di nuovo il mondo intero”.

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Green pass 1 febbraio e obbligo vaccinale: nuove regole da domani.

Green pass Italia e obbligo vaccinale per over 50, da domani 1 febbraio arrivano le nuove regole per la stretta anticovid decisa dal governo su negozi, posta, dal tabaccaio, ma anche la multa per quanti, superati i 50 anni, non saranno vaccinati.

Più in dettaglio, da domani il green pass base – che si ottiene con il vaccino, se si è guariti dal Covid, o con un tampone negativo effettuato 48 ore prima se antigenico o 72 ore se rapido – sarà quindi necessario per andare a ritirare la pensione negli uffici postali, per andare in banca o al tabaccaio per comprare le sigarette.

Necessario anche per entrare negli uffici pubblici, negli uffici finanziari e nelle attività commerciali (ossia i negozi). E per le persone che accederanno senza green pass ai servizi e alle attività in cui è obbligatorio averlo, è prevista una sanzione da 400 a 1.000 euro

La stessa sanzione si applica al soggetto tenuto a controllare il possesso del Green pass se omette il controllo.

Inoltre, sempre da domani, scatteranno le sanzioni per tutti gli over 50 (salvo chi ne è esentato per motivi di salute) che non saranno vaccinati contro il covid: per tutti coloro che non saranno in regola con l’obbligo vaccinale, infatti, sarà prevista una sanzione di 100 euro una tantum.

La sanzione sarà irrogata dall’Agenzia delle Entrate, attraverso l’incrocio dei dati della popolazione residente con quelli risultanti nelle anagrafi vaccinali regionali o provinciali.

Dal 15 febbraio prossimo, inoltre, il nuovo decreto introduce l’obbligo di green pass rafforzato o super green pass per i lavoratori pubblici e privati con 50 anni di età che accederanno ai luoghi di lavoro. “L’obbligo non sussiste in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal medico vaccinatore, nel rispetto delle circolari del Ministero della salute in materia di esenzione dalla vaccinazione anti SARS-CoV-2; in tali casi la vaccinazione può essere omessa o differita. L’avvenuta immunizzazione a seguito di malattia naturale, comprovata dalla notifica effettuata dal medico curante, determina il differimento della vaccinazione”.

DOVE NON SERVE IL GREEN PASS

Il green pass non servirà invece per entrare in tutti i negozi che vendono in prevalenza prodotti alimentari e bevande (ipermercati, supermercati, discount di alimentari, minimercati e altri esercizi non specializzati di alimenti vari). Libero anche l’accesso ai mercati all’aperto, nei negozi per il commercio al dettaglio di prodotti surgelati.

Il governo ha chiarito che l’accesso libero a tutti questi “esercizi commerciali consente l’acquisto di qualsiasi tipo di merce, anche se non legata al soddisfacimento delle esigenze essenziali e primarie”.

Anche le esigenze di sicurezza e di giustizia saranno sempre garantite – andare in una caserma, ad esempio, per sporgere denuncia – senza bisogno di esibire il certificato verde.

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Meteo :I giorni della merla porteranno un weekend con il sole, ma da lunedì cambia tutto.

La tradizione vuole che il 29, 30 e 31 gennaio gli ultimi tre giorni di questo primo mese dell’anno, vengano ricordati come “i giorni della merla”, ad indicare uno dei periodi piu’ freddi dell’inverno.

Dopo un weekend all’insegna del sole e con un clima a tratti gradevole di giorno, da lunedi’ 30 gennaio il tempo cambierà ancora una volta. Mattia Gussoni, meteorologo, informa che l’avvicinarsi di un nucleo di aria fredda dalla Scandinavia richiamerà dapprima venti umidi oceanici che provocheranno un corposo aumento della nuvolosità sui settori occidentali italiani, anche con qualche pioggia sparsa, poi furiosi venti di burrasca (Maestrale) che potranno soffiare fin oltre i 100 km/h, soprattutto sulla Sardegna.

Tra lunedi’ sera e martedì il tempo peggiorerà rapidamente dal medio e basso Adriatico verso il resto del Sud con piogge forti, locali temporali e nevicate che sugli Appennini potranno scendere fino a 900-1000 metri. Il nord sarà protetto dalla barriera alpina che garantirà così giornate soleggiate, ma soprattutto senza nebbia e smog. Il vento continuerà a soffiare impetuoso anche nella giornata di martedì, in particolare sui bacini meridionali e sulle Alpi dove le raffiche potranno sfiorare gli 80 km/h. Le temperature subiranno un aumento nei valori massimi dalla giornata di domenica, poi caleranno soprattutto al Sud e nel corso delle ore notturne.

NEL DETTAGLIO

SABATO 29. Al nord: nebbie mattutine in pianura, sole altrove. Al centro: bel tempo. Al sud: soleggiato.

DOMENICA 30. Al nord: nubi e locali nebbie al Nordest e in Liguria. Al centro: soleggiato. Al sud: bel tempo.

LUNEDI 31 : al nord: cielo spesso coperto, con piovaschi sulla Liguria; nebbia in pianura. Al centro: piogge sparse su tutti i settori, nevicate intorno a 1000 metri di quota. Sud: diffusa instabilità su tutte le regioni, con piogge sparse. Venti in rinforzo ovunque.

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Trasporti, sciopero il 4 febbraio: a rischio bus, metro e ferrovie.

Venerdì 4 febbraio bus, metro, tram e treni a rischio a Roma per uno sciopero nazionale del trasporto pubblico indetto dal sindacato Usb.

La mobilitazione sarà di 4 ore (dalle ore 8.30 alle 12.30) e coinvolgerà bus, tram, metro e ferrovie Roma-Lido, Termini-Centocelle e Roma-Civitacastellana-Viterbo. Interessate anche le linee periferiche gestite da Roma Tpl.

Verranno coinvolti, per quanto riguarda Atac, gli autobus, i filobus, i tram, le metropolitane e le ferrovie gestite da Atac.

A rischio, come detto, anche le linee gestite da Roma Tpl e quelle di Cotral.

Queste le motivazioni dello sciopero nazionale indetto dal sindacato Usb:Venerdì 4 febbraio il trasporto locale sciopera per un servizio pubblico dignitoso, la sicurezza e il reddito: basta precarietà e sfruttamento Nazionale .

Negli ultimi due anni, quelli della pandemia che ha piegato un Paese già debilitato, i lavoratori del trasporto pubblico locale sono stati le vittime sacrificali di un indecoroso balletto di provvedimenti contraddittori, in assenza di controlli e protezioni contro il contagio, sullo sfondo di un panorama di aziende allo sfascio per precise volontà politiche.

L’unico, aleatorio strumento fornito ai lavoratori è stato l’introduzione dell’obbligo del green pass, individuato come magico toccasana per un settore che, invece di lavoratori-sceriffi del Covid, ha bisogno di investimenti cospicui, assunzioni e internalizzazioni.

In questo, c’è stato un allineamento totale alla politica dei governi sui servizi pubblici essenziali, con la rimozione degli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori dal processo di “rilancio economico” millantato da Draghi. 

Lo sblocco dei licenziamenti sostenuto anche da Cgil Cisl Uil ha dato il via ad una ondata di esuberi, delocalizzazioni e ristrutturazioni pesantissime.

Non bastassero gli aumenti che stanno falcidiando ulteriormente salari e pensioni, già tra i più poveri d’Europa, la manovra di bilancio dirotta quasi tutte le risorse sulle imprese, lasciando i lavoratori senza sostegno economico.

Nulla viene destinato al reddito di emergenza o alla cassa integrazione, compresa quella Covid, proprio mentre centinaia di aziende attuano o minacciano licenziamenti di massa.