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Assessore D’Amato: “Recluteremo medici extra UE”

«È stata approvata oggi in Giunta una importante delibera che consente, recependo il cosiddetto decreto ‘Cura Italia’, di aprire ai reclutamenti temporanei del personale medico anche tra i cittadini di Paesi extra UE, che siano titolari di permesso di soggiorno e che siano iscritti ad Ordini professionali del nostro Paese, ovvero che già esercitano la professione medica e conoscono la lingua italiana.

Opportunità in momento d’emergenza

È una opportunità in più in un momento di emergenza. Siamo in guerra e vanno utilizzate tutte le forze disponibili la cui professionalità è riconosciuta dall’iscrizione all’ordine professionale. Le aziende sanitarie nel bandire le selezioni pubbliche di reclutamento a tempo determinato potranno fare affidamento anche ad una platea, professionalmente preparata, a cui fino ad oggi era precluso l’accesso nel sistema pubblico per assicurare l’erogazione dell’attività assistenziale in tutto il territorio regionale, mentre era possibile nel sistema privato.

Già reclutati 6.000 professionisti sanitari

Fino ad ora per l’emergenza Covid nel Lazio sono stati reclutati oltre 6 mila professionisti sanitari, scorrendo le graduatorie disponibili, alcune delle quali, soprattutto in certe specializzazioni, sono andate esaurite. La delibera di Giunta recepisce anche una mozione votata in Consiglio regionale la cui prima firmataria è la consigliera Marietta Tidei». Lo ha dichiarato l’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio DAmato.

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Coldiretti: “Decreto flussi importante per salvare raccolti”

L’arrivo del decreto flussi 2021 in Gazzetta è importante per salvare i raccolti e garantire con la ripresa dei contagi Covid l’approvvigionamento alimentare in un settore che resta ancora fortemente dipendente dal contributo dei lavoratori stranieri nonostante la crescita di interesse tra gli italiani. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare l’importanza del provvedimento in un momento in cui l’avanzare della variante Omicron ha decimato la forza lavoro anche nella filiera agroalimentare.

Permesso di ingresso per 69.700 unità

Il decreto offre la possibilità di entrare in Italia per motivi di lavoro subordinato stagionale e non stagionale e di lavoro autonomo un numero massimo di 69.700 unita, di cui una buona parte sarà impegnata in agricoltura. Con la piena ripresa delle attività agricole è facile prevedere l’accentuarsi della mancanza di lavoratori necessari nelle campagne in un momento in cui, con la pandemia da Covid, si è aperto uno scenario di incertezza, accaparramenti e speculazioni che spinge la corsa dei singoli Stati ai beni essenziali come l’energia e il cibo.

Vaccini non riconosciuti in Europa

In questo contesto l’apertura delle frontiere agli stranieri rischia però di essere vanificata dal fatto che molti braccianti provenienti da Paesi extracomunitari non possono lavorare in quanto sono vaccinati con il siero russo Sputnik o con quello cinese Sinovac, che non sono riconosciuti in Italia ed in Europa. Un limite che va superato anche considerando il fatto che un prodotto agricolo su quattro viene raccolto in Italia da mani straniere con 358mila lavoratori provenienti da ben 164 Paesi diversi che hanno trovato regolarmente occupazione in agricoltura, fornendo il più del 29% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore, secondo il Dossier di Idos al quale ha collaborato la Coldiretti. Si tratta soprattutto di lavoratori dipendenti a tempo determinato che arrivano dall’estero e che ogni anno attraversano il confine per un lavoro stagionale per poi tornare nel proprio Paese, spesso stabilendo delle durature relazioni professionali oltre che di amicizia con gli imprenditori agricoli.

Semplificazione del lavoro agricolo

Ma per salvare le produzioni Made in Italy occorre anche dare la possibilità a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani di poter essere impiegati nei campi attraverso una radicale semplificazione del lavoro agricolo. Un provvedimento che interesserebbe almeno 25mila italiani in un momento in cui tanti lavoratori sono in cassa integrazione e le fasce più deboli della popolazione sono in difficoltà.

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Scuola: sindacato, studenti vanno ascoltati e non puniti

La Rete degli studenti medi e la FLC CGIL Roma Est esprimono vicinanza e solidarietà agli studenti e alle studentesse del Liceo Nomentano, che rischiano di ricevere provvedimenti repressivi perché ritenuti responsabili dell’occupazione del 22 novembre scorso.


Nei giorni scorsi infatti è arrivata comunicazione, ad uno studente della sede succursale, che il Consiglio di Classe aveva decretato la sospensione per lo studente “per i fatti relativi all’occupazione” in violazione a quanto prevede il regolamento di disciplina dell’istituto.

Successivamente, a seguito della denuncia degli studenti e delle studentesse del Collettivo Nomentano, la sospensione è stata revocata ed è stato convocato un consiglio di classe straordinario per lo stesso studente e un altro ragazzo frequentante la sede centrale, ritenuto anch’esso responsabile, in quanto aveva fornito le proprie generalità alle forze dell’ordine nel corso dell’occupazione, della protesta che aveva coinvolto la gran parte della popolazione studentesca.
    “Le dichiarazioni rese alla stampa da parte dirigente scolastica Orsini – spiegano studenti e sindacato – sono decisamente inopportune perché, eventuali provvedimenti, devono essere approvati dai Consigli di Classe e nei tempi stabiliti, tra l’altro già ampiamente scaduti, come prevede il regolamento di disciplina interno alla scuola.
    La risposta al disagio di una generazione non può e non deve essere di tipo punitivo, come tra l’altro aveva chiesto il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Pinneri, ma di confronto e dialogo”.

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Lazio zona arancione, D’Amato: “Rischio nelle prossime settimane”

“Penso si possa escludere che da lunedì il Lazio passi in zona arancione” ma il rischio c’è nelle prossime settimane.

Lo ha detto l’assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato, ospite di Adnkronos Live. “Al momento non possiamo escludere l’eventualità di cambio colore, le prossime settimane saranno decisive”, ha precisato.

Sulla situazione in Italia e l’andamento della curva dei contagi, intanto, “notiamo dei segnali di rallentamento che devono essere consolidati nelle prossime settimane e stanno aumentando coloro che hanno fatto la dose di richiamo”.

“La scienza è libera come la stampa. E’ chiaro che ad un virologo bisogna chiedere le cose che riguardano la sua professione, se poi entrano su tanti campi diventano tuttologi e non virologi e questo è un rischio che non vorrei correre”, ha replicato quindi D’Amato rispondendo alla domanda sulla sovraesposizione mediatica dei alcuni virologi.

”L’incontro con il ministro Speranza ci sarà in settimana, questo è l’impegno del ministro. E’ stato mandato un documento all’attenzione del governo fatto dalle Regioni che tende a una semplificazione, ovvero semplificare la vita a chi ha fatto la terza dose di vaccino”, ha spiegato ancora ad Adnkronos Live.

Ma “al momento da parte del governo non c’è ancora nessuna risposta” alla richiesta di semplificazione delle procedure attuali e “non è un bel segnale perché le Regioni che sono il vero argine e che sono al fronte nella battaglia del Covid hanno a che fare con queste procedure, se l’insieme delle Regioni italiane pone con forza questo tema all’attenzione è perché è un elemento importane nella vita dei cittadini. Faccio un appello per la semplificazione, entro la metà di febbraio completeremo la gran parte di chi ha fatto le seconde dosi con la dose booster, per cui nel Lazio arriveremo a 4 milioni di dosi di richiamo entro il 15 febbraio.

Entriamo in una fase diversa, di convivenza con il virus e dobbiamo semplificare anche i meccanismi che regolano questa convivenza”, sottolinea ancora l’assessore.

 “Oggi in giunta regionale ha detto ancora D’Amato – abbiamo approvato una delibera importante che recependo il Cura Italia apre anche ai medici stranieri nei concorsi, personale medico extra Ue iscritto all’Ordine dei medici italiano e nel nostro Paese almeno da 5 anni, professionisti che già operano nel nostro Paese”.

“Era una richiesta che arrivava dalle associazioni, una stima è che potrebbero essere diverse migliaia, poi vedremo se aderiranno”. aggiunge D’Amato.

“Oggi l’affaticamento e la pressione sulle strutturare sanitarie è legata prevalentemente a casi di soggetti non vaccinati o che non hanno completato il ciclo.

Ovvero i due terzi di coloro che sono in terapia intensiva sono non vaccinati; circa il 60% di coloro che stanno in area medica sono non vaccinati – ha ricordato – Dico questo perché se fossero tutti vaccinati la pressione sul Servizio sanitario sarebbe completamente diversa.

Noi abbiamo in questa emergenza Covid inserito oltre 6.000 unità di personale tra medici e infermieri”.

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METEO. Domani poco nuvoloso a Roma

A Roma domani cieli in prevalenza poco nuvolosi, con nubi in aumento dal pomeriggio fino a cieli nuvolosi o molto nuvolosi con deboli piogge in serata.

Durante la giornata di domani la temperatura massima registrata sarà di 13°C, la minima di 3°C, lo zero termico si attesterà a 2143m.

I venti saranno al mattino moderati e proverranno da Nord-Nordest, al pomeriggio deboli e proverranno da Sud.

Avremo un cambio della circolazione in quota, che si disporrà dai quadranti occidentali; pertanto la giornata sarà caratterizzata da un graduale aumento delle nubi entro sera con possibili locali deboli precipitazioni sulla Toscana in serata.

Ancora locali foschie o banchi di nebbia a valle, tra notte e mattino. Temperature massime in calo, lo stesso le minime in ulteriore lieve calo, con valori all’alba prossimi a 0/-3°C nelle valli interne e fondovalle appenninici; locali gelate.

Venti in rotazione dai quadranti occidentali, a tratti moderati lungo le coste. Mare poco mosso.

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Anche in Italia stop alla plastica monouso

Il 5 luglio 2019 è stata pubblicata la direttiva dell’Unione Europea 2019/904, in materia di oggetti in plastica, al fine di ridurre l’incidenza del materiale sull’ambiente.

Nello specifico, con l’ordinanza, sono stati messi al bando posate, piatti e cannucce, così come contenitori alimentari in polistirolo. L’obiettivo è quello di ridurre la produzione di oggetti in plastica, favorendo invece materiali biodegradabili e compostabili, che siano conformi alle norme Uni En 13432 o Uni En 14995. Tutte le presenti disposizioni rientrano nel ben più complesso processo di sostenibilità verso cui si stanno muovendo i progetti dell’UE.

Sebbene, infatti, alcuni prodotti, come ad esempio le tazze di plastica, siano ancora concessi, questi dovranno essere usati con parsimonia. Stessa cosa per le bottiglie di plastica, che dovranno avere, per norma, tappi incorporati ed essere fatte con percentuali crescenti di materiale riciclato. Il fine ultimo sarà quello di utilizzare man mano sempre meno plastica, riciclando quella già in circolazione.

L’applicazione della direttiva sulla plastica in Italia

La direttiva 2019/904 è entrata in vigore formalmente il 3 luglio 2021, ma molti Paesi europei hanno tardato ad applicarla. Tra questi, anche l’Italia.

Il Belpaese ha infatti disposto solamente con il decreto legislativo 196, dello scorso 30 novembre, l’attuazione della normativa. Questa è diventata poi ufficiale il 14 gennaio 2022.

Quindi, dallo scorso 14 gennaio, stop al SUP (“single use plastics”, la plastica monouso) anche in Italia.

I dettagli del decreto 196/2021

Nel particolare, il Dlgs 196/2021 prevede la riduzione, entro il 2026, del consumo di molte tipologie di SUP, grazie ad accordi stipulati tra il ministero della Transizione ecologica e quello dello Sviluppo economico, con la collaborazione di regioni, imprese e associazioni di categoria.

Dieci milioni di euro, per ognuno degli esercizi 2022, 2023 e 2024, verranno destinati alla modifica dei cicli produttivi. Per promuovere l’acquisto e l’uso di materiali e prodotti alternativi sarà istituito, invece, per ciascuno degli anni dal 2022 al 2024, un credito d’imposta (di massimo tre milioni di euro in totale).

Inoltre, nel decreto sono previste nuove caratteristiche costitutive per i contenitori di bevande fino ai tre litri e relativi imballaggi. Per questi i tappi e i coperchi dovranno rimanere incorporati agli stessi contenitori. Sarà poi obbligatoria la marcatura per informare i consumatori sulla gestione del rifiuto e la presenza di plastica nel prodotto.

Le sanzioni per chi non ottempererà alle richieste andranno dai 2.500 euro ai 25mila.

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Varriale, a processo per stalking: Paola Ferrari tra i testimoni

Si è aperto questa mattina il processo al giornalista televisivo Enrico Varriale accusato di stalking nei confronti della sua ex compagna.

La procura aveva chiesto e ottenuto il processo con rito immediato per l’ex vicedirettore di Raisport.

Lo scorso 30 settembre Varriale era stato sentito a piazzale Clodio nell’interrogatorio davanti al gip Monica Ciancio che aveva disposto il ”divieto di avvicinamento a meno di 300 metri dai luoghi frequentati dalla persona offesa” e di “non comunicare con lei neppure per interposta persona”.

“Le condotte poste in essere dal Varriale danno conto di una personalità aggressiva e prevaricatoria, evidentemente incapace di autocontrollo”, scriveva il giudice.

Il giudice monocratico questa mattina ha fissato l’audizione della donna per il prossimo 9 maggio, esame che avverrà a porte chiuse. Nell’ammettere le liste testi ha però escluso, come richiesto dal legale di parte civile l’avvocato Teresa Manente, un consulente tecnico inserito dalla difesa di Varriale per accertare lo stato di ansia e di paura.

Il giudice ha motivato la decisione spiegando che gli atti persecutori non vanno accertati attraverso un consulente.

Tra i testi ammessi, presenti nella lista del giornalista, cè anche la sua collega Paola Ferrari che potrà testimoniare limitatamente ai fatti oggetto del procedimento.

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Covid, verso l’intesa sui negozi “pass free”: anche ottici e benzinai

Si va verso l’intesa sui negozi in cui si potrà accedere senza Green pass.

Al termine di una riunione tecnica a Palazzo Chigi sul nuovo Dpcm, ancora in definizione, si sarebbe convenuto su una lista “non troppo lunga” di acquisti che continueranno a essere “pass free”: oltre ad alimentari e sanitari, ci sarebbero anche i negozi di ottica e di pellet o legna per il riscaldamento, così come i carburanti.

Si starebbe ipotizzando l’ok solo all’aperto, nei chioschi o ai distributori automatici nel caso delle sigarette.

Per le strutture al chiuso, come librerie e negozi che vendono giornali o articoli di cartoleria, il certificato sarà obbligatorio.

Previsto dall’ultimo decreto Covid, che ha introdotto tra l’altro l’obbligo di vaccino per gli over 50, il nuovo Dpcm dovrebbe in generale distinguere tra attività commerciali all’aperto e al chiuso e individuare quelle necessarie “per assicurare il soddisfacimento di esigenze essenziali e primarie della persona” solo nell’ambito delle attività al chiuso.

Un approccio che troverebbe il favore anche del Mise perché coerente con le necessità di prevenzione, dopo che nei giorni scorsi aveva chiesto di allargare la lista di attività consentite rispetto all’iniziale perimetro individuato dall’esecutivo.

Acquisti nei mercati, dagli ambulanti, ma anche nelle edicole, dovrebbero quindi essere consentiti senza Green pass.

Lo  stesso vale ad esempio per i benzinai.

In più, sempre su proposta del Mise, ci potrebbero essere clausole che tutelino le situazioni di emergenza e urgenza nelle realtà dove è più complicato effettuare un tampone in tempi rapidi, come ad esempio nei piccoli comuni di montagna.

Oltre agli acquisti di alimentari, resteranno “pass free” anche farmacie, parafarmacie e ottici.

Niente pass anche per i negozi che vendono cibo o articoli per la cura degli animali.

Tra le questioni ancora aperte ci sarebbe invece quella dei centri commerciali, dove potrebbe essere consentito recarsi senza certificato verde al supermercato, ma non negli altri negozi.

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La valanga di licenziamenti nel turismo “incendia” le piazze

Gli effetti della pandemia scuotono il settore alberghiero e turistico di Roma: Gli Hotel di Roma licenziano: 250 lavoratori messi alla porta.

Azzeramento totale del personale allo Sheraton Roma Hotel & Conference Center che, chiuso dal marzo del 2020 e in piena “improrogabile” ristrutturazione, manda a casa 164 lavoratori.

Arrivano a 41 gli esuberi dell’Hotel Cicerone, mentre sono 47 quelli previsti al Majestic di via Veneto dove la proprietà ha segnalato una “gravissima situazione finanziaria” dovuta a due anni consecutivi di pandemia con un calo del fatturato registrato al 90,4%.

La storica struttura nel cuore della Dolce Vita passerà probabilmente di mano, ma non i suoi lavoratori messi alla porta.

Vivono da mesi nell’incertezza i circa 25 addetti ai servizi in appalto del Barberini, in attesa di sapere che ne sarà del loro posto di lavoro. 

Chef, addetti alle camere, segretari e lavoratori delle reception e dei front office, facchini e operai degli alberghi romani che sono solo la punta dell’iceberg di un comparto, quello del Turismo, in estrema sofferenza: tra guide, tour operator, aziende dei grandi eventi, ristorazione, servizi al turismo, taxi e Ncc, aziende di pulizie, lavanderia e manutenzione, si parla di 8 mila posti di lavoro a rischio.

Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha chiesto aiuto al governo sottolineando la necessità che parte dei 700 milioni sia destinata ad un nuovo ciclo di cassa Covid gratuita per alberghi e agenzie di viaggio delle città d’arte affinchè si fermino i licenziamenti. 

Ma tra i lavoratori degli hotel della Capitale monta la protesta: mercoledì 19 gennaio, in occasione dell’incontro tra sindacati e proprietà dello Sheraton, è previsto un presidio sotto la sede di Federalberghi. 

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Bonus affitto: il Campidoglio sblocca il contributo

Oltre 60.000 richieste di contributo all’affitto ricevute da Roma Capitale tra il 2019 e il 2020, circa 20.000 approvate con bonifici inviati.

Questo significa che il Campidoglio al momento ha in cassa ancora 50 milioni di euro (13 arrivati nel 2019, 27 nel 2020 e altri 10 circa nel 2021), mai spesi finora, per sostenere il pagamento dei canoni dei romani (e non) in difficoltà economica.

Un numero non ufficiale, ma stimato in base a quanto arrivato fino a novembre 2021 negli uffici, di circa 20.000 famiglie che potrebbero aver  diritto al bonus e che aspettano lo sblocco dei fondi e il nuovo bando. 

Per questo l’assessorato alla Casa guidato da Tobia Zevi ha tra le priorità assolute quella di sbrigare le pratiche e far partire i bonifici. 

Ma perché tutto questo lavoro rimasto ingolfato negli uffici? Come mai dal 2019 a oggi solo un terzo dei richiedenti ha ricevuto il contributo? Per la quasi totale assenza di digitalizzazione dei documenti, innanzitutto: nel 2019 le istanze per il contributo all’affitto erano da inviare integralmente in forma cartacea (ne sono state spedite circa 14.000), con tutto quello che comporta per i dipendenti degli uffici trascrivere al computer dati anagrafici e codici fiscali tra grafie incomprensibili ed errori che rendono le richieste inammissibili.

Il ritardo, inoltre, è dovuto anche all’accavallarsi dei bandi: quello per i contributi 2019 si è concluso a marzo 2020, praticamente a inizio pandemia e con il lancio del bando emergenziale.

Si è deciso, quindi, di dare priorità alle richieste di chi aveva a che fare con la crisi economica conseguenza di quella sanitaria. 

Nel 2020, infatti, la pandemia non ha di certo aiutato: di domande ne sono arrivate 49.000, con svariati nuclei familiari che ne hanno inviate più di una pensando così di aumentare le possibilità di successo.

In realtà è stato solo un modo di ingolfare ulteriormente gli uffici, con quasi la metà delle istanze da respingere per mancanza di titoli o irregolarità di altro genere: da chi non aveva la residenza a Roma a chi percepiva un reddito troppo alto per poter “pretendere” un contributo all’affitto.

Adesso il Campidoglio sta preparando un nuovo bando, con l’intento di assolvere al compito e iniziare a erogare il contributo entro il primo semestre dell’anno.

Se per riuscirci il dipartimento dovrà chiamare in causa Aequa Roma e Risorse per Roma, lo scopriremo in seguito.

Di certo c’è questo: dare fondo ai 50 milioni di euro dedicati al contributo affitti è in cima alle priorità, essendo considerato uno degli strumenti per ridurre, anche se molto parzialmente, l’emergenza abitativa che coinvolge oltre 4.000 persone sotto sfratto a Roma.