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Appartamento per appuntamenti a luci rosse sequestrato a Roma

Appartamento per appuntamenti a luci rosse sequestrato dagli agenti della Questura di Roma e dai finanzieri del Comando Provinciale di Roma, in esecuzione di un decreto emesso dal G.I.P. del Tribunale capitolino, su richiesta della locale Procura della Repubblica.

Via vai continuo dall’appartamento

Il continuo via vai di uomini in tutte le ore della giornata non era sfuggito all’occhio dei poliziotti della Squadra di Polizia Giudiziaria del Commissariato di Pubblica Sicurezza “Villa Glori” e delle Fiamme Gialle del 3° Nucleo Operativo Metropolitano di Roma, che hanno approfondito la situazione con una discreta attività di osservazione culminata nell’individuazione di un sodalizio composto da tre persone che avevano messo in piedi, sotto le mentite spoglie di un centro messaggi, un giro di “squillo”, pubblicizzato attraverso inserzioni su siti specializzati, sui quali erano addirittura riportate le recensioni e i feedback dei clienti, oltre a fotografie inequivocabili.

Denuncia di tre persone

Le indagini, supportate dalle dichiarazioni di alcuni clienti, avevano portato alla denuncia di tre persone, due di nazionalità cinese e anche un italiano, per l’ipotesi di reato di sfruttamento della prostituzione. Gli elementi raccolti hanno consentito alla Procura della Repubblica di ottenere dal G.I.P. l’emissione del decreto di sequestro preventivo dell’immobile destinato all’esercizio dell’attività illecita.

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Due rapine sventate per cinque arresti della Polizia

Due rapine sventate per cinque arresti della Polizia. Stava raggiungendo la propria abitazione a piedi all’una di notte, in zona Tuscolano, quando è stato avvicinato da 3 uomini a bordo di un’autovettura. Da questa sono scesi in 2 e, minacciato il ragazzo con un punteruolo, si sono fatti consegnare il suo cellulare. Quando hanno ottenuto ciò che avevano chiesto, lo hanno comunque aggredito dandogli un calcio sulla caviglia.

Chiamata all’112

Spaventata, la vittima è corsa via trovando rifugio in un bar ancora aperto da dove ha chiamato l’112, Numero Unico Emergenza. Immediatamente sono accorse le pattuglie dei commissariati Tuscolano, Appio e della Sezione Volanti che, ricevute le descrizioni dell’auto e degli indagati, si sono messe subito sulle loro tracce. I poliziotti poco dopo hanno intercettato l’utilitaria ed i suoi occupanti, i quali, capito di essere stati ormai scoperti, hanno cercato di disfarsi del telefonino poco prima sottratto, gettandolo dal finestrino.

Tre arresti per rapina aggravata

Nella loro auto è stato trovato il punteruolo utilizzato per commettere il reato. I 3 uomini, di 51, 28 e 23 anni, tutti italiani, sono stati arrestati perché gravemente indiziati del reato di rapina aggravata in concorso, lesioni e danneggiamento. Il ragazzo, a cui è stato restituito il cellulare danneggiato, è stato refertato con 5 giorni di prognosi. La Procura ha chiesto ed ottenuto, dal Giudice per le indagini preliminari, la convalida dell’operato della polizia giudiziaria.

Intervento in via Ostiense

Sono stati invece gli investigatori dell’VIII Distretto Tor Carbone ad arrestare 2 cittadini di origine marocchina, di 45 e 33 anni, in quanto gravemente indiziati del reato di tentata rapina in concorso. I 2, armati con cocci di bottiglia, nella tarda serata avevano minacciato e colpito in testa il titolare di un bar, in Via Ostiense, cercando di farsi consegnare l’incasso ma, grazie al tempestivo intervento dei poliziotti, non erano riusciti a portare a termine l’intento criminoso; la vittima è stata portata in ospedale per le cure del caso. Anche in questo caso la Procura ha chiesto ed ottenuto dal Gip la convalida degli arresti.

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Serie di arresti per spaccio nella Capitale

Serie di arresti per spaccio nella Capitale. Gli investigatori del Distretto Ponte Milvio, da sempre impegnati nel controllo dell’omonimo piazzale e delle vie limitrofe, al termine di una serie di accertamenti, hanno perquisito in località La Storta l’abitazione di un 39enne. L’intuizione si è rivelata esatta: sequestrati più di 6 etti di cocaina, un etto di hashish, un frammento di MDMA ed il materiale per il confezionamento delle singole dosi. L’uomo è stato arrestato perché gravemente indiziato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. La Procura ha chiesto ed ottenuto dal Giudice per le Indagini Preliminari la convalida dell’arresto; per il giovane, lo stesso GIP ha disposto la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla PG con il divieto di uscire di casa durante le ore notturne.

Serie proseguita al Quarticciolo

Al Quarticciolo la cocaina veniva data dalla finestra; questo il modus operandi di un 34enne arrestato dagli investigatori del Distretto Primavalle. Gli agenti, che già conoscevano il ragazzo per essere stato recentemente sottoposto ad una misura cautelare, hanno proceduto al suo arresto in flagranza dopo aver, con un escamotage, superato il sistema di osservazione da lui posto in essere. In casa sono state sequestrate 103 dosi singole di cocaina. L’Autorità Giudiziaria ha convalidato l’arresto, disponendo nei confronti dell’uomo la misura degli arresti domiciliari.

Tre in manette in zona San Paolo

Sono 3 le persone arrestate in poche ore dagli agenti del commissariato Colombo: i poliziotti, insieme ai colleghi dell’XI Distretto San Paolo, hanno arrestato un 20enne italiano che, fermato per un controllo, ha cercato di fuggire disfacendosi di 3 pezzi di hashish del peso di 139 grammi. La perquisizione domiciliare ha permesso di rinvenire un bilancino di precisione intriso di sostanza stupefacente. La Magistratura ha convalidato l’operato della Polizia Giudiziaria. Altri 2 arresti sono stati operati dalla polizia giudiziaria dello stesso commissariato: un 30enne sorpreso mentre vendeva dello stupefacente ad una donna, il cui arresto è stato convalidato dalla Magistratura ed un 26enne, già sottoposto ad una misura cautelare per reati inerenti gli stupefacenti, per il quale il Giudice ha disposto la custodia in carcere.

Operazione antidroga all’Esquilino

Un’operazione antidroga condotta dagli agenti del commissariato Esquilino ha invece portato all’arresto di 2 persone. Una pattuglia in borghese ha assistito allo scambio droga/soldi fra un ragazzo ed un uomo ed ha bloccato entrambi. Il venditore è stato arrestato in flagranza perché gravemente indiziato di spaccio di sostanze stupefacenti e posto a disposizione della Magistratura che, nelle ore seguenti, ha convalidato l’operato della Polizia di Stato, mentre il “cliente” era ricercato perché doveva scontare una condanna a più di 6 mesi di reclusione.

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In manette dopo 17 truffe ad anziani della Capitale

In manette dopo 17 truffe ad anziani della Capitale. Gli agenti del VII Distretto San Giovanni, a seguito di approfondite indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, hanno proceduto all’esecuzione di un’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia cautelare in carcere e degli arresti domiciliari, emessa dal GIP del Tribunale di Roma, a carico di 3 uomini, tutti di origine campana, gravemente indiziati di aver commesso, a vario titolo ed ognuno in relazione ai singoli fatti, i reati di sostituzione di persona, furto in abitazione e truffa ai danni di persone anziane. 17 gli eventi criminosi relativi all’ultimo biennio, che vedrebbero coinvolti i 3 soggetti sia nella Capitale che in provincia.

I tre in manette dopo l’indagine della Polizia, scattata da una denuncia

L’indagine è scaturita da una denuncia presentata da una anziana di 79 anni, vittima del raggiro, la quale ha dichiarato ai poliziotti che la modalità con cui era stata truffata era quella della telefonata del finto nipote in difficoltà che aveva bisogno di un’ingente somma di denaro, seguita dalla successiva chiamata del “direttore” delle poste che chiedeva alla signora di mandare il marito presso l’ufficio postale per ritirare due raccomandate. Durante l’assenza del marito, il finto nipote aveva contattato la donna chiedendole di preparare il denaro ed eventualmente l’oro che aveva in casa.

Fantomatico direttore delle poste

Poi il fantomatico direttore l’aveva avvisata che sarebbe a breve arrivato, presso la sua abitazione, un corriere incaricato dallo stesso del ritiro della merce, che di fatto, poco dopo si era presentato all’ingresso e si era fatto consegnare diversi monili in oro, 450 euro in contanti e una tessera bancomat con relativo codice pin, con cui il complice aveva prelevato 150 euro in maniera fraudolenta. A seguito delle scrupolose indagini effettuate dagli investigatori di via Casalmonferrato si è riusciti a risalire ad una serie di colpi messi a segno dai 3 soggetti con le stesse modalità.

Immagini di videosorveglianza

Grazie alla disamina delle immagini acquisite dai sistemi di videosorveglianza presenti presso i vari istituti di credito coinvolti, nonché alle dichiarazioni rese dalle vittime in sede di denuncia e alla geo localizzazione delle utenze telefoniche utilizzate dai soggetti, è stato possibile risalire ai presunti autori di questi odiosi reati. I poliziotti, pertanto, alla luce degli elementi di prova raccolti durante tutto il periodo di indagine sono riusciti a ricostruire la vicenda e a risalire alla loro identità, assicurandoli alla giustizia. La Procura inquirente, alla luce di detti elementi di prova, ha chiesto al Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma l’emissione di una misura cautelare nei confronti degli indagati. Il GIP ha accolto tale richiesta ed ha emesso a carico dei 3 la misura cautelare della custodia cautelare in carcere per uno dei complici e degli arresti domiciliari per gli altri due.

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Estorsore arrestato dagli agenti del commissariato Spinaceto

Estorsore arrestato dagli agenti del commissariato Spinaceto, a seguito di approfondite indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma. I poliziotti hanno proceduto all’esecuzione di un’ordinanza di applicazione della misura cautelare del carcere, emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma, nei confronti di un 47enne romano, gravemente indiziato del reato di estorsione.

Estorsore in azione il 15 aprile

I fatti risalgono al 15 aprile quando la vittima ha visto entrare nel proprio ufficio un uomo che prima gli ha chiesto un aiuto economico per il sostentamento dei figli e poi, quando questa si è rifiutata, l’ha minacciata di tornare col proprio cugino dichiarando di appartenere ad una nota consorteria criminale di Roma. Alla fine dell’orario di lavoro, l’indagato si è fatto trovare fuori ed ha nuovamente intimidito il malcapitato che, intimorito per quanto avvenuto, è andato negli uffici di polizia a sporgere denuncia.

Indagini degli investigatori

Fatte le dovute indagini e visionate le immagini di videosorveglianza delle telecamere della zona, gli investigatori del commissariato Spinaceto, coordinati dalla Procura della Repubblica, sono risaliti all’autore delle intimidazioni ed hanno ottenuto, dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma, l’ordinanza della misura cautelare in carcere, eseguita dagli stessi poliziotti che hanno poi accompagnato il 47enne a Regina Coeli, dove rimarrà a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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Operazione Ragnatela in corso nella Capitale

Operazione Ragnatela in corso da parte degli agenti della Divisione Anticrimine della Questura di Roma, che hanno dato esecuzione a un decreto di confisca di beni emesso, ai sensi della normativa antimafia, dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione, per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro, nei confronti di 2 soggetti inseriti in pericolosissimi contesti di criminalità organizzata di matrice ‘ndranghetista, operanti nel mandamento tirrenico, facenti capo a una nota famiglia di Gioia Tauro. L’odierna attività, definita “Operazione “Ragnatela”, costituisce il risultato della costante ed incisiva azione di contrasto alla criminalità organizzata, tesa al recupero dei patrimoni illecitamente accumulati, svolta, nell’ambito delle prerogative del Questore, dagli specialisti della Divisione Anticrimine.

Indagini avviate tre anni fa

Le indagini economico-patrimoniali, avviate circa tre anni orsono, avevano consentito di ricostruire la “carriera criminale” dei due proposti, un calabrese ed un romano. Il primo, esponente di una nota cosca calabrese di Oppido Mamertina, nonché consuocero del boss R.M., assassinato l’1.02.2008, si era trasferito successivamente nella zona dei Castelli Romani, investendo notevoli capitali, derivanti da reati di bancarotta fraudolenta e seriali intestazioni fittizie di beni con finalità elusive e agevolative, in un complesso immobiliare adibito ad albergo-ristorante rilevato dal pregiudicato romano.

Noto usuraio

Quest’ultimo, noto usuraio, fin dalla fine degli anni ’70 del secolo scorso, è stato accostato a personaggi come i defunti D.S. e L.M., commercialista del cassiere di “Cosa Nostra”, P.C. e ad appartenenti alla c.d. “Banda della Magliana” e alla “Camorra”, ed è emerso come collettore dei proventi della criminalità mafiosa per fini di riciclaggio, realizzando a tal fine ingenti investimenti anche mediante il ricorso ad una schiera di prestanome. La disposta misura di prevenzione patrimoniale, non ancora definitiva, certifica la rilevante sproporzione tra fonti di reddito lecite, attività economiche esercitate e complesso patrimoniale posseduto direttamente o indirettamente dai due proposti.

Operazione di confisca beni

Il compendio oggi confiscato, già sottoposto a sequestro di prevenzione ai sensi del codice antimafia nel marzo 2022, comprende la totalità delle partecipazioni di una società di capitali con sede a Roma, attiva nel settore immobiliare; un complesso immobiliare, sito a Roma, costituito da locali commerciali di estesa superficie; immobili per civile abitazione siti in Gioia Tauro (RC); una polizza assicurativa del valore di € 150.000, disponibilità finanziarie per oltre quattrocentomila euro, un complesso immobiliare già adibito ad albergo–ristorante, ubicato a Rocca di Papa (RM), per il quale la Protezione Civile ha manifestato interesse all’assegnazione per la realizzazione di un presidio operativo. Rientrano, infine, tra i beni in confisca, anche due zanne di avorio elefantino di cospicuo valore economico.

Il personale impegnato

L’esecuzione del provvedimento in argomento ha visto impegnati oltre agli uomini della Divisione Anticrimine della Questura di Roma anche il personale di 7 Commissariati di P.S sul territorio di Roma e provincia. Inoltre l’operazione ha richiesto la collaborazione della Divisione Anticrimine della Questura di Reggio Calabria e del Commissariato di P.S. di Gioia Tauro.

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Operazione Ghost Money della Polizia

Operazione Ghost Money della Polizia, che ha eseguito sei misure di custodia cautelare, cinque tra Roma e provincia e una in Torino, in esecuzione di una ordinanza emessa dal G.I.P. di Roma, per i reati di frode informatica, furto di identità digitale, riciclaggio e auto riciclaggio, per falso in atto pubblico e falsità materiale.

Indagini della Polizia Postale del Lazio

Le indagini della Polizia Postale del Lazio coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma hanno consentito di individuare un sodalizio criminoso composto da nove soggetti ed operante sul territorio romano, dedito alla consumazione di frodi informatiche in danno di istituti finanziari mediante la creazione di false identità virtuali e la conseguente opera di riciclaggio delle ingenti somme illecitamente carpite.

Operazione lunga e complessa

Operazione lunga e complessa, con attività di indagine durata due anni, iniziata investigando su una serie di episodi criminosi riferibili alla frode nota come SIM SWAP (i criminali subentrano nell’uso delle SIM telefoniche delle vittime, si impossessano dei codici dispositivi dell’home banking inviati alle utenze telefoniche e le utilizzano per svuotare i conti correnti delle vittime). Le perquisizioni a carico degli indagati, con l’esecuzione di una prima ordinanza di custodia cautelare, e l’analisi dei dispositivi sequestrati consentivano agli investigatori di ricostruire un ben più complesso sistema di frodi informatiche in danno di Istituti di credito, uno dei quali consumato con un danno economico di circa € 2.900.000.

Denaro riciclato

Sui conti correnti riferibili al gruppo criminale sono transitate somme di denaro provento del reato per poi essere incassate o trasferite su conti correnti nelle disponibilità dei complici, in molti casi con rimesse di denaro all’estero, per la condivisione dei proventi delittuosi. La copiosità degli elementi raccolti dal Centro Operativo Sicurezza Cibernetica di Roma ha consentito di ricostruire il protocollo operativo realizzato dagli autori della frode, che rileva una profonda conoscenza delle dinamiche dei servizi interbancari e del SEPA B2B (business to business, strumento di pagamento telematico, nato con lo scopo di velocizzare e facilitare le transazioni commerciali tra imprese industriali, commerciali o di servizi. L’organizzazione costituiva società intestate a soggetti compiacenti intestando alle stesse conti correnti bancari e postali, spesso utilizzando schede SIM telefoniche fittiziamente intestate a terzi estranei ai fatti, per accedere ai servizi di home banking.

Mandati di pagamento SEPA B2B

Si confezionavano poi accordi commerciali tra le società, con mandati di pagamento SEPA B2B e fatture a nome delle medesime, falsa documentazione creata per trarre in inganno gli istituti finanziari. I mandati di pagamento spesso erano depositati utilizzando l’inserimento on-line attraverso i portali web messi a disposizione degli istituti di credito ai propri clienti. La documentazione depositata consentiva di fruire di un conto corrente sul quale veniva generato l’importo corrispondente ai mandati di pagamento depositati. Non appena ricevuta la disponibilità della somma, e prima che l’istituto di credito potesse verificare la non genuinità della documentazione depositata, i criminali si affrettavano a bonificare i fondi su conti correnti intestati ad altre società realizzate ad hoc per il perfezionamento della frode ed il successivo trasferimento dei proventi illeciti su conti esteri.

Anche un conto svizzero

Tra questi conti esteri, il conto svizzero intestato ad una società estera operante nella compravendita di materiale sanitario, di cui risulta essere presidente uno dei principali indagati, sul cui conto corrente, l’organizzazione criminale ha riciclato circa € 700.000 in attività finanziarie per l’acquisto di beni immobili.

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Truffa del finto nipote sventata a Grottaferrata

Truffa del finto nipote sventata a Grottaferrata. Gli agenti della Polizia di Stato del VII Distretto San Giovanni, durante un servizio dedicato al contrasto del fenomeno delle truffe, soprattutto ai danni di persone anziane, mentre controllavano la bretella dell’A24, usata da alcuni soggetti dediti alle truffe come via d’arrivo e di fuga, hanno notato un’autovettura con a bordo una donna ed un uomo già segnalata come auto utilizzata per la commissione di questi reati.

Pedinamento a Grottaferrata

I poliziotti allora l’hanno pedinata fino a Grottaferrata dove, arrivata nei pressi di un’abitazione, si è fermata e dal suo interno è sceso un uomo che frettolosamente è entrato in casa, mentre la donna è rimasta a bordo con il motore acceso. Dopo alcuni minuti, in tutta fretta, l’uomo è uscito dalla palazzina ed è stato bloccato prontamente dagli agenti, che hanno trovato nelle sue tasche numerosi monili in oro per un peso di quasi 500 grammi.

Modalità della truffa

Le modalità della truffa, come dichiarato dall’anziano vittima del raggiro, sono state quelle del finto nipote in difficoltà che aveva bisogno di un’ingente somma di denaro e della successiva chiamata del “direttore” delle poste che chiedeva il denaro per evitare l’arresto del nipote. L’uomo e la donna, rispettivamente di 18 e 24 anni sono stati condotti presso gli uffici di polizia ed arrestati, mentre il maltolto è stato riconsegnato all’anziano in sede di denuncia. La Procura ha chiesto ed ottenuto, dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Velletri, la convalida dell’operato della Polizia Giudiziaria; lo stesso GIP ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari per entrambi.

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Servizi ad alto impatto della Polizia in zona Casilino

Servizi ad alto impatto della Polizia nelle zone più periferiche. Sono stati pianificati, nei giorni scorsi, dalla Questura di Roma, alcuni servizi dedicati, durante i quali gli agenti della Polizia di Stato del VI Distretto Casilino in collaborazione con il Reparto Prevenzione Crimine, la Polizia Stradale, la Guardia di Finanza e la Polizia Locale di Roma Capitale hanno effettuato un controllo straordinario del territorio nella zona di Casilino, precisamente in via dell’Archeologia, via Casilina metro Grotte Celoni e via S.Rita da Cascia. Nei numerosi posti di controllo effettuati sono state identificate 294persone e fermati 185 veicoli.

Durante i servizi anche un arresto

Durante i servizi è stata denunciata una persona che abusivamente trasportava dei rifiuti, mentre un’altra è stata sottoposta alla detenzione domiciliare dovendo espiare una pena per reati legati alla droga. In ultimo sono stati controllati 4 esercizi commerciali. Mentre nella zona di via dell’Archeologia, unitamente al personale di Polizia Roma Capitale del VI gruppo “TORRI”, è stato effettuato un ulteriore servizio, atto al contrasto del transito dei veicoli a velocità non commisurata, nel quale sono state controllate numerose autovetture ed emesse 9 contestazioni al C.D.S., una delle quali pari a 664,80 euro con pagamento immediato visto che il veicolo aveva targa straniera, sono state ritirate 3 patenti e sono stati sottoposti a fermo amministrativo 2 veicoli. Analoghi servizi continueranno anche nei prossimi giorni.

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Sequestro a scopo di estorsione: due arresti a Civitavecchia

Sequestro a scopo di estorsione: due arresti a Civitavecchia. Nel pomeriggio di ieri gli agenti della Polizia del commissariato locale e del XIII Distretto Aurelio, al termine di minuziose e tempestive indagini coordinate dalla Procura di Civitavecchia, hanno dato esecuzione alla misura cautelare della custodia cautelare in carcere emessa dal GIP dello stesso Tribunale a carico di 2 uomini, un 29enne e un 33enne, gravemente indiziati, in concorso tra loro, dei reati di sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina aggravata, tortura, lesioni personali gravi e l’indebito utilizzo di carte di credito in danno di un coetaneo civitavecchiese.

Sequestro avvenuto il 29 aprile

I fatti risalgono alla mattinata del 29 aprile scorso quando la vittima è stata soccorsa da un operatore sanitario in quel momento “fuori servizio”, nel quartiere romano di Aurelio, mentre terrorizzato e sanguinante cercava aiuto tra le auto. Prima di essere trasportato al pronto soccorso, il giovane ha detto agli agenti della Sezione Volanti, prontamente intervenuti, di essere inseguito da due uomini che lo minacciavano con un coltello. Sono stati poi gli investigatori del XIII Distretto Aurelio a raccogliere la deposizione completa della vittima che ha raccontato delle violenze subite durante la notte in un appartamento di Civitavecchia. Lo stesso ha poi aggiunto di essere stato caricato in una macchina e trasportato fino a Roma dove era riuscito a fuggire.

Indagini immediate

A seguito delle immediate indagini eseguite dagli agenti della Polizia Giudiziaria del commissariato di Civitavecchia in sinergia con quelli del XIII Distretto Aurelio, sono stati individuati i due uomini ed è stata effettuata una dettagliata ricostruzione dei fatti che ha permesso alla Procura di chiedere ed ottenere dal Giudice per le Indagini Preliminari una misura cautelare a carico dei due. Gli arrestati devono, inoltre, rispondere di possesso ingiustificato di armi, detenzione ai fini di spaccio di cocaina e dell’incendio doloso di un appartamento, avvenuto nei giorni scorsi a Civitavecchia e su cui stavano indagando gli agenti del Commissariato di viale della Vittoria. Entrambi gli arrestati sono stati associati alla Casa Circondariale di Civitavecchia.