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Cultura

Romics alla Fiera di Roma dal 30 marzo al 2 aprile

Romics, il Festival Internazionale del Fumetto, Animazione, Cinema e
Games attende il suo pubblico dal 30 marzo al 2 aprile 2023 presso Fiera Roma per l’edizione XXX. Una kermesse ininterrotta con eventi in contemporanea nei 5 padiglioni con oltre 350 espositori pronti ad accogliere il pubblico negli oltre 70.000 mq espositivi. Romics è uno spazio internazionale per industrie e professionisti creativi che con il suo innovativo format, dà voce all’immaginario di giovani e adulti coniugando entertainment e contenuti speciali, per offrire al pubblico diversi percorsi di partecipazione diretta e di approfondimento rispetto ai propri generi d’interesse.

Premio Romics del Fumetto

La collaborazione istituzionale col Centro per il libro e la lettura e il patrocinio del Ministero della Cultura in tema di promozione del libro e della lettura si estendono, attraverso l’organizzazione di iniziative speciali, a partire dall’attribuzione del Premio ‘Nuovi Talenti’ nell’ambito del Premio Romics del Fumetto, contribuendo così alla straordinaria diffusione di libri, manga e fumetti tra i ragazzi e bambini, registrata dopo la pandemia nel nostro Paese. Infatti, nel 2022 sono stati comprati 23,2 milioni di copie di libri per bambini e ragazzi, 2,6 milioni in più rispetto al 2019. Dei 23,2 milioni di libri venduti nel 2022, 1 milione sono fumetti e manga, ovvero il 4,4%, in netta crescita rispetto all’1,5% del 2019 (fonte AIE – Osservatorio Kids).

Lettura in crescita

Questi dati, confermano che la crescita di formati e generi editoriali, che implicano forme di lettura (e fruizione) diversi rispetto a quelli tradizionali, riflettono la promozione culturale condotta da Romics nel corso di questi lunghi anni. Il manifesto ufficiale della XXX Edizione di Romics, L’Orchidea, a firma di Paolo Barbieri, racconta il cuore della manifestazione, un’esplosione di energia racchiusa in un solo fiore. Natura, colori, sacralità e bellezza si fondono per creare un’opera d’arte unica. All’immagine della campagna sarà inoltre dedicata una linea di merchandising esclusiva che sarà acquistabile presso il Bookshop di Romics, pad.7.

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Cultura

Almanacco. 14 marzo 1900: a Roma inaugurazione del monumento dedicato a Carlo Alberto nei giardini del Quirinale

Nel nostro almanacco ricordiamo il 14 marzo 1900: Inaugurazione

del monumento dedicato a Carlo Alberto nei giardini presso il Quirinale.

Presenti Umberto I, la Regina Margherita, Ciro Menotti, il figlio primogenito di Garibaldi, ministri, parlamentari, la giunta comunale,

le rappresentanze diplomatiche di Austria, Russia e Giappone.

La statua, opera di Raffaele Romanelli, rappresenta Carlo Alberto elegante nella sua uniforme di generale piemontese, leggermente chino in avanti, che trattiene le briglie di uno scalpitante cavallo,

“bellissimo, pieno di vita e di energia” (come scrisse il cronista de “Il Messaggero“).

Vogliamo soffermarci brevemente sul giorno dell’inaugurazione perché non fu proprio una cerimonia esemplare: innanzitutto la mattina stessa

il monumento era ancora circondato dal castello di legno che ne costituiva l’armatura e fu soltanto grazie ad un lavoro massacrante

dei soldati del V Genio e dei Vigili del Fuoco se il monumento si presentò in modo decoroso all’inizio della cerimonia; la stessa

Tribuna Reale ebbe bisogno di lavori immediati perché il vento aveva strappato i drappi rossi e messo a nudo la sottostante armatura in legno.

L’ARRIVO DEL RE UMBERTO I E DELLA REGINA MARGHERITA AVVENNE ALLE 11,20

L’arrivo del Re Umberto I e della Regina Margherita avvenne alle 11,20 e fu annunziato dalle note della Marcia Reale, alla quale fecero

seguito gli scroscianti applausi della folla accorsa a salutare il proprio Re.

Poi uno squillo di tromba annunziò il momento di lasciar cadere il lenzuolo bianco per mano dei Vigili del Fuoco e la statua equestre fu accolta dalla prima, calda ovazione del pubblico: purtroppo il lenzuolo svelò anche un’organizzazione non proprio perfetta perché il monumento apparve subito privo di alcuni elementi indispensabili, come la staffa destra, la briglia e la sciabola, situazione questa impossibile da risolvere al momento. Tuttavia la cerimonia proseguì secondo i dettami del protocollo.

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Cultura

Dal 14 marzo Real Academia de Espana a Roma, mostra 10 anni di fumetti

La Real Academia de Espana en Roma presenta dal 14 marzo la mostra Raccontare un monte d’oro. 10 anni di fumetti in Accademia dedicata

al fumetto attraverso le opere di 17 artisti, che sono entrati all’Accademia grazie alla borsa di fumetto e illustrazione.

Con i 150 anni di vita dell’Academia de Espana en Roma, si celebrano anche i primi 10 anni dell’ingresso del tebeo (il fumetto in spagnolo)

tra le discipline ospitate.

Un medium visivo con una capacità unica di portata popolare e allo stesso tempo un campo difficile da definire: è infatti un sofisticato dispositivo spazio-temporale, che in sole due dimensioni, registra tempo, spazio, storie, desideri.

LA MOSTRA DAL 14 MARZO AL 4 GIUGNO

In questo decennio, 6 autrici e 11 autori spagnoli e latinoamericani – Tyto Alba, Carla Berrocal, Ana Bustelo, Joan Casaramona, Miguel Cuba, Yeyei Gomez, Julia Huete, Martin Lopez Lam, Los Bravu (Dea Gomez E Diego Omil), Alvaro Ortiz, Federico Pazos, Brais Rodriguez, Javier Saez Castan, Antonia Santolaya e Joaquín Secall –

hanno lavorato con questa borsa, intrecciando la loro carriera artistica con il soggiorno a Roma e con l’Accademia stessa. Convivendo con altre discipline, in un contesto unico, hanno messo alla prova i loro limiti espressivi attraverso un progetto personale.

Questi 17 sguardi tornano in Accademia dai loro rispettivi mondi

per ricordare, raccontare, riflettere su cosa comporta vivere e creare

su questo colle romano: un antico convento su un monte de oro diventa un centro di residenze artistiche che avvolge un Tempietto.

L’Academia de España en Roma è anche un generatore di storie: ogni anno un nuovo gruppo la abita, creando, vivendo e amando i suoi spazi.

LA MOSTRA E’ ALLESTITA IN TRE SPAZI

La mostra è allestita nei tre spazi in cui si convive in Accademia: il chiostro, un salone e una terrazza. Nel chiostro, luogo centrale dell’esposizione, un libro steso su tavole da disegno raccoglie il ritorno all’Accademia con uno sguardo sul presente. Il salone, una gabinetto espositivo, è uno spazio per ricordare le opere concepite durante il soggiorno a Roma. La terrazza, che si affaccia sulla città, è una celebrazione della Capitale osservata costantemente, dal Gianicolo a luoghi come il Forte Prenestino (con il suo Crack!), e diventa un invito alle storie future che non smetteranno mai di arrivare.

Il catalogo è una coedizione italo-spagnola che coinvolge Nuevo Nueve, Ediciones Valientes e l’editore italiano Fortepressa, con i testi di Ana Merino, Julia Ramírez-Blanco Valerio Bindi e Alessio Trabacchini.

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Cultura

Giuseppe Penone alla Galleria Borghese con i suoi Gesti Universali fino al 28 maggio

Oltre trenta opere di Giuseppe Penone invadono le sale dense di minerali della Galleria Borghese con il loro afflato di natura e

materia organica per poi attraversare anche i luoghi più inediti

dei giardini, da quello dell’Uccelliera a quello, eccezionalmente

aperto, della Meridiana.

Dal 14 marzo al 28 maggio ‘Giuseppe Penone. Gesti Universali’, a cura di Francesco Stocchi, propone un itinerario nell’opera del maestro dell’Arte povera tra gli anni Settanta ai primi anni del Duemila, che attraversa e invade le sale di capolavori che fanno vibrare il marmo,

dal Salone Mariano Rossi – con l’installazione Soffio di foglie e Respirare l’ombra con alberi veri scortecciati – attraverso la sala di Apollo e Dafne, avvolta dal profumo forte dell’alloro con il respiro che diventa scultura mettendo in pratica il mito narrato nelle Metamorfosi di Ovidio, fino alla Sala degli Imperatori e a quella di Enea e Anchise con la Pelle di cedro in cuoio così come Pelle di marmo e spine d’acacia, dove proprio la pelle è il nodo delle tre età rappresentate nel gruppo scultoreo.

FINO AL 28 MAGGIO TRENTA OPERE IN DIALOGO TRA NATURA E STORIA

Poi le opere di Penone si aprono verso l’esterno del palazzo, nel Giardino dell’Uccelliera e nel Giardino della Meridiana per attraversarli con il metallo delle sue sculture antropomorfe penetrate dagli alberi e dai cespugli dei Gesti vegetali.

“Sono scelte che ho fatto – spiega Giuseppe Penone all’ANSA – annusando lo spazio, cercando di abitare la sensazione dello spirito del luogo e delle opere presenti”.

La direttrice della Galleria Borghese Francesca Cappelletti ha spiegato, aprendo il percorso di visita della mostra, che si tratta di un nuovo capitolo di dialogo tra il museo e l’arte contemporanea: “In questo caso le opere della collezione sono messe in rapporto e dialogano con la natura e il mondo organico degli interventi di Penone, scelte nella produzione dei suoi vari anni proprio per le sale. E’ una riflessione sulla scultura e su come si può produrre in una terza dimensione”. Spiega invece il curatore Francesco Stocchi che “si mette in relazione il tempo naturale con il tempo storico”.
La mostra è stata realizzata grazie al supporto di Fendi, sponsor ufficiale.

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Almanacco. 13 Marzo 2013: viene eletto Papa Francesco

Oggi nel nostro almanacco ricordiamo il 13 marzo 2013:

il 13 marzo 2013: viene eletto PAPA FRANCESCO. Il suo nome è Jorge Mario Bergoglio.

Di cittadinanza argentina, è il primo papa proveniente dal continente americano e gesuita.
Fu il successore di Papa Benedetto XVI (Joseph Alois Ratzinger) che abdicò il 28 febbraio 2013 dopo 8 anni di pontificato.
Fu eletto al secondo giorno del conclave, al quinto scrutinio.
Queste le sue prime parole, quando, la sera del 13 marzo 2013, si affacciò alla finestra della Basilica di San Pietro:
“Fratelli e sorelle, buonasera! Voi sapete che il dovere del Conclave

era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei Fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi… alla fine del mondo…! Ma siamo qui.”

IL PAPA HA IMPARTITO AL BENEDIZIONE URBI ET ORBI SENZA L’ABITO CORALE E SENZA LE SCARPE ROSSE

Papa Francesco ha impartito poi la benedizione Urbi et Orbi senza l’abito corale e senza le tradizionali scarpe rosse preparate nella sagrestia della Cappella Sistina dal maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie Guido Marini e previsti per l’occasione, ma indossando solo l’abito piano bianco, con la croce pettorale in argento che utilizzava prima di essere eletto papa.

Solo al momento della benedizione il nuovo pontefice ha indossato la stola, che poi ha subito tolto.
Dopodiché, prima di congedarsi, ha nuovamente salutato i fedeli in piazza San Pietro, ringraziandoli per la loro accoglienza.
Di nazionalità argentina e appartenente ai chierici regolari della Compagnia di Gesù (indicati anche come gesuiti), è il primo pontefice di questo ordine religioso, nonché il primo proveniente dal continente americano.

A due anni dalla sua elezione, lo stesso giorno, Francesco indice

un Giubileo straordinario per la Misericordia.

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A Roma dall’11 marzo al 14 maggio la mostra “Armando Trovajoli : Una leggenda in musica

Lo straordinario viaggio nel mondo di Armando Trovajoli arriva

nella Capitale, nel decennale della sua scomparsa, con la grande

mostra “Armando Trovajoli. Una leggenda in musica” dedicata al grande pianista, compositore e direttore d’orchestra, in programma dall’11 marzo al 14 maggio 2023 al Museo di Roma in Trastevere. Musicista eclettico e dalla versatilità ineguagliabile, ha raccontato

in musica quasi ottant’anni di vita e di costume, le sue melodie

sono state la colonna sonora della generazione del dopoguerra, regalando sogni e segnando una pagina fondamentale della cultura italiana.

Autore di brani indimenticabili, le sue partiture, dal linguaggio immediato ed universale, permeano la storia, pietre miliari che

hanno contribuito alla rinascita della commedia musicale italiana, reinventandone il suono.

AL MUSEO DI ROMA IN TRASTEVERE A 10 ANNI DALLA SUA SCOMPARSA

Fu accademico di Santa Cecilia e Cavaliere di Gran Croce dell’ordine

al merito della Repubblica italiana, appassionato di pianoforte e jazz, è passato dalla commedia musicale al cinema, alla radio, alla tv. Tappa fondamentale della sua lunga e prestigiosa carriera fu la direzione per conto della RAI, agli inizi degli anni ’50, della prima orchestra stabile di musica leggera. Con il suo stile pianistico armonioso ed elegante, venne riconosciuto come una delle personalità più rilevanti della musica internazionale, tanto da rappresentare l’Italia nel 1949 al Festival Internazionale del Jazz, a Parigi, esibendosi nella celebre Salle Pleyel. In quel periodo, e successivamente, suonò con i più prestigiosi jazzisti del mondo Duke Ellington, Miles Davis, Chet Baker, Stéphane Grappelli, Django Reinhardt.

HA FIRMATO PIU’ DI 300 COLONNE SONORE

Il suo rapporto con il cinema fu ricco di collaborazioni e la sua produzione cinematografica ha pochi eguali nel panorama italiano.

Ha infatti firmato più di 300 colonne sonore e collaborato con i più grandi registi del nostro cinema: Vittorio De Sica, Mario Monicelli, Luigi Magni, Dino Risi, Antonio Pietrangeli, Marco Vicario, Alberto Lattuada ed Ettore Scola, del quale ha musicato praticamente l’intera filmografia.
É stato autore di colonne sonore di film straordinari, tra cui Riso amaro, La Ciociara, Ieri, oggi domani, Una giornata particolare, catturandone l’essenza. Ha raggiunto riconoscimenti internazionali, con “Che m’è mparato a ffà”, lanciata e incisa in disco da Sofia Loren.

Una carriera costellata da premi tra cui Nastri d’Argento e David di Donatello. Un vero artista e un grande autore che, giocando con le parole, spiegava così la sua filosofia nel rapporto con la musica per

il cinema: “Ci sono due tipi di sottofondi, quello fatto al computer che è di uno squallore insopportabile e c’è il commento musicale fatto ad arte, che richiede perizia ma che, soprattutto, deve saper trovare l’equilibrio tra importanza della sonorità della musica e della parola”. Dice Trovajoli: “È valido anche il silenzio, ma dove ci dev’essere una sottolineatura, una sensazione, un pathos…. un qualcosa che faccia vibrare lo spettatore bisogna farlo con l’orchestra”.

E’ STATO IL CANTORE DI ROMA

Cantore di Roma, protagonista di una storia d’amore infinita con la sua città durata tutta la vita, eterna e perenne senza enfasi, romanticamente sconfinata. Ha reso onore a Roma con la sua arte e sostenuto, nel corso della sua carriera, numerose iniziative per la città. Il 30 maggio 2013, tre mesi dopo la sua scomparsa avvenuta il 1° marzo 2013, Roma Capitale gli ha reso omaggio intitolandogli il Ponte della Musica Armando Trovajoli.
Nella mostra – promossa e prodotta da Roma Capitale, è organizzata e realizzata da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare – sarà possibile ripercorrere, attraverso una ricca collezione di documenti, foto, video, musiche, oggetti personali, come i suoi inconfondibili occhiali, l’itinerario di una vita e una carriera eccezionale che tocca la memoria collettiva.

In mostra anche il copione e la partitura cui stava lavorando nei suoi ultimi giorni: sognava di fare una versione teatrale del film Tosca. Non è stata un’impresa facile raccontare la sua grande avventura in un’esposizione: l’idea nasce da Mariapaola Trovajoli per recuperare uno spazio dove stimolare l’interesse del pubblico e rivivere ricordi ed emozioni, con la musica e oltre.

Dietro una lunga ricerca di materiali, esposti per la prima volta, si documenta l’immenso patrimonio artistico e la vita di un uomo prodigioso.

NOVE LE SEZIONI IN CUI E’ SUDDIVISA L’ESPOSIZIONE

Nove le sezioni in cui è suddivisa l’esposizione: Gli inizi, Il Jazz, Il Pianoforte, La Radio, Il Cinema, Le Commedie musicali, La Televisione, Le Passioni, Il Maestro e Roma.
La mostra sarà arricchita anche da un catalogo edito per i tipi di Gangemi Editore che contiene storia, immagini e anche un lungo

elenco di straordinarie testimonianze, da Sophia Loren, Pippo Baudo, Renato Zero, Sabrina Ferilli, Valerio Mastandrea e tanti ancora.

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Cultura

Almanacco. 11 marzo 1514: muore a Roma il Bramante

Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo l’11 marzo 1514:

Muore a Roma Donato di Angelo di Pascuccio, universalmente conosciuto come il BRAMANTE . E’ stato un architetto e pittore.

Come architetto, fu la personalità di maggior rilievo nel passaggio tra

il XV ed il XVI secolo e nel maturare del classicismo cinquecentesco.
Nato a Fermignano, nei pressi di Urbino, all’epoca nel territorio di Casteldurante (l’odierna Urbania), si formò artisticamente nella

sua città natale.

Il periodo della formazione e la prima attività di Bramante non è documentata, anche se fino al 1476 Bramante restò ad Urbino,

dove probabilmente fu allievo di fra Carnevale e divenne pittore “prospectivo”, cioè specializzato nella costruzione geometrica di

uno spazio per lo più architettonico quale sfondo di una scena dipinta.

PROGETTO’ LA BASILICA DI SAN PIETRO

Formatosi a Urbino, uno dei centri della cultura italiana del XV secolo, fu attivo dapprima a Milano, condizionando lo sviluppo del rinascimento lombardo, quindi a Roma, dove progettò la basilica

di San Pietro.

Dopo il suo arrivo si inserì rapidamente nell’ambiente dei personaggi più in vista della curia papale. Tuttavia le sue prime committenze,

di cui parla Vasari, non sono documentate e in genere sembrano di poca rilevanza (fontana in piazza San Pietro, affresco dello stemma del Papa, con figure, sulla Porta Santa in Laterano).

Seguirono ben presto incarichi più impegnativi come il palazzo per il cardinale Adriano Castellesi, il chiostro di Santa Maria della Pace su committenza del cardinale Carafa (1500), il tempietto di San Pietro in Montorio (dal 1502).

DA PAPA ALESSANDRO VI FU NOMINATO “SOTTOARCHITETTORE”

Da papa Alessandro VI fu nominato “sotto architettore”, ma fu con l’ascesa al trono di Giulio II che s’impose come primo architetto del Papa, vincendo la concorrenza di Giuliano da Sangallo e ottenendo importantissimi incarichi, all’interno del disegno complessivo di rinnovamento del complesso vaticano, a partire dal cortile del Belvedere
In qualità di architetto, fu la personalità di maggior rilievo nel passaggio tra il XV e il XVI secolo e nel maturare del classicismo cinquecentesco, tanto che la sua opera è confrontata dai contemporanei all’architettura delle vestigia romane e lui considerato “inventore e luce della buona e vera Architettura”.

Probabilmente fu anche allievo ed aiuto di Piero della Francesca.
Nell’ambiente urbinate conobbe Luca Signorelli, Francesco di

Giorgio Martini di cui divenne collaboratore e da cui apprese molto nell’arte dell’architettura, il Perugino, Giovanni Santi e il Pinturicchio.
Entrò in contatto anche con le opere di Mantegna e di Leon Battista Alberti, nonché con le produzioni artistiche di centri come Perugia, Ferrara, Venezia, Mantova e Padova, forse a seguito di viaggi che infine lo porteranno in Lombardia.

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Mostra L’immagine sovrana. Urbano VIII e i Barberini dal 18 marzo

Mostra L’immagine sovrana. Urbano VIII e i Barberini, che le Gallerie Nazionali di Arte Antica dedicano in occasione del quattrocentesimo anniversario dell’elezione al soglio pontificio di Urbano VIII Barberini al pontificato più lungo e anche rappresentativo del XVII secolo (1623-1644).

I capolavori della mostra

Tra i capolavori che arricchiranno il percorso narrativo della mostra nelle sale del museo, è arrivato dal Museo del Louvre di Parigi anche il Busto del cardinale Richelieu (foto Alberto Novelli), esempio di una delle commissioni che rientrano nel contesto delle relazioni diplomatiche tra l’Urbe e Parigi. Nel 1640 il cardinale Mazzarino, attraverso il suo agente a Roma, l’abate Elpidio Benedetti e l’ambasciatore francese presso la corte pontificia, il maresciallo d’Estrées, riuscì a persuadere Urbano VIII ad autorizzare il suo scultore Gian Lorenzo Bernini a eseguire il ritratto del cardinale, basandosi su un’effigie in pittura.

Busto del Louvre

Il busto del Louvre ritrae il grande mentre indossa lo zucchetto cardinalizio e la mozzetta su una camicia dall’ampio colletto, con il dettaglio naturalistico di un bottone che sfugge in parte dall’asola, marchio distintivo dei ritratti in marmo di Gian Lorenzo Bernini.

Dalla National Gallery di Londra

Dalla National Gallery di Londra arriva il Triplo ritratto del cardinale Richelieu (1642) opera di Philippe de Champaigne e bottega, a lungo considerato, erroneamente, come il dipinto usato da Gian Lorenzo Bernini come modello per il busto del Louvre. La tela rappresenta Richelieu nelle sue vesti consuete, con lo zucchetto, la mozzetta e l’ampio collare da cui pende la croce dell’ordine di Santo Spirito. Apertura della mostra il 18 marzo.

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L’agenda delle riforme, seminario di studio oggi alla LUMSA

L’agenda delle riforme, seminario di studio al dipartimento GEPLI della LUMSA, in occasione dell’evento di donazione all’Università della biblioteca del prof. Leopoldo Elia, presso l’aula “Giuseppe Dalla Torre”. L’incontro inizierà alle ore 15 e si articolerà in due momenti distinti: una cerimonia e un seminario di studio.

Donazione all’Università LUMSA

La cerimonia sancirà ufficialmente la donazione all’Università LUMSA della biblioteca giuridica del prof. Leopoldo Elia (1925-2008), apprezzato giurista già presidente della Corte costituzionale. Si tratta di un fondo librario che raccoglie circa 7.000 volumi nell’ambito del Diritto costituzionale e una serie di libri su alcune importanti figure politiche della Prima Repubblica (Moro, Bachelet, Dossetti, tra questi). Il lascito sarà collocato nella Biblioteca d’Ateneo intitolata al Card. Attilio Nicora. Il prof. Francesco Bonini, rettore dell’Università LUMSA aprirà l’evento con una breve introduzione alla presenza della famiglia del prof. Elia.

Agenda delle riforme dalle 15.30

Dalle ore 15.30, sempre in Aula “Giuseppe Dalla Torre”, l’evento continuerà con il seminario Semper Reformanda? La Costituzione e le riforme costituzionali fra la XVIII e la XIX legislatura, un incontro che fa il punto sulle attività di modifica al testo della carta costituzionale messe in opera nelle ultime due legislature e che riassume i contenuti introdotti da tali riforme e le ulteriori modifiche che il dibattito politico intende introdurre.

Lavori coordinati dal prof. Rinella

I lavori, coordinati dal prof. Angelo Rinella (Università LUMSA), approfondiranno due ambiti di studio: le riforme costituzionali della XVIII legislatura: un sintetico flashback
Con relazioni di: Marco Imbellone, Paolo Bonini e Alessandro Fricano; l’agenda delle riforme istituzionali nella XIX legislatura
Dibattito seminariale con gli interventi di: Stefano Ceccanti, Alfonso Celotto, Luigi Ciaurro, Luigi Gianniti, Felice Giuffrè, Umberto Ronga, Francesca Rosa, Mario Midiri e Marco Olivetti.

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Mostra personale di Maria Pia Depollo alla SBA di Ostia

Mostra personale Frammenti di parole segrete di Maria Pia Depollo, in arte Mapi, presentata sabato 11 marzo alle ore 11.30 alla SBA – Sporting Beach Arte, la giovane galleria dedicata all’arte contemporanea sulla spiaggia di Ostia. I paesaggi di Mapi, esposti negli spazi di SBA Sporting Beach Arte, sono frammenti di memorie che provengono da immagini di un mondo perduto, abbandonato nell’infanzia, del quale l’artista possiede ancora trame visive ed emotive. Mapi se ne prende cura, le trattiene dalla dimenticanza e dall’oblio, le reitera in infinite varianti coloristiche ed esse esibiscono la loro identità, la loro forza mnemonica di riattivazione.

La dimensione del ricordo

L’allontanamento dai luoghi africani amplifica la dimensione del ricordo e procede verso un sistema di ricostruzione dell’identità che oltrepassa i tempi remoti ed immaginari. Ogni paesaggio è un micro deposito di un passato vissuto che, mediante inedite forme di rigenerazione, si tramuta in attimi di presente alternativo, in occasioni, in opportunità e anche in nuovi processi di orientamento. L’artista non fa che generare “paesaggi materni” che interconnettono le culture che hanno attraversato la sua esistenza e, seguendo le orme di una dimensione spazio-temporale non lineare, rivela una identità non statica, dalla quale riesce ad entrare ed uscire in un flusso ininterrotto di esperienze.

I paesaggi materni della Mostra

I paesaggi materni di Mapi riannodano così tradizioni e simboli, si sfaldano in fili e ricami, definiscono delle biografie territoriali che si fondano su microcosmi collettivi; narrano storie dell’oggi che affondano le radici nei luoghi delle coscienze, strette al grembo di una rinascenza culturale ed esistenziale. L’artista riconquista un passato comunitario disegnando e costruendo dispositivi di memoria che preludono ad un futuro di speranza, ad una riappropriazione di processi dinamici di selezione che trasformano e rinnovano la realtà.

Delicata nostalgia

Abbandonandosi in rari momenti ad una delicata nostalgia, i paesaggi materni di Mapi accettano il perdersi e il ritrovarsi, affermano il fragile ricordo, impongono la totale dedizione del sentimento e anche un vivido attaccamento amoroso. Rimangono, permangono fermi e fluidi in flussi continui di segni e semi, di foglie e conchiglie, di sabbie e acque, intrisi così della purezza degli spazi o della crudezza dei territori violati.