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Cultura

Almanacco. 2 agosto 1667 muore suicida il grande architetto Francesco Borromini

Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo il 2 agosto 1667.

Muore suicida a Roma il grande architetto Francesco Borromini,

una grande personalità come lui non può ricevere il trattamento

di tutti i suicidi: non essere sepolto in terra consacrata.

Nei giorni di agonia – si dirà – che ha avuto il tempo di chiedere perdono al Signore.

TRA LE OPERE DI BORROMINI, IL BALDACCHINO DI S.PIETRO

L’immagine della chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, il baldacchino

di San Pietro, la chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane,

di quella di Sant’Agnese in Agone restano a testimoniare il genio dell’artista.

La salita al trono di papa Alessandro VII, nel 1655, segnò il tramonto professionale di Borromini, che cadde inesorabilmente in

una profonda crisi psicologica, inaspritasi alla luce della nuova

ascesa di Bernini che ritornò ad essere l’architetto preferito dalla corte papale.

Borromini concluse tragicamente i propri giorni.
Nell’estate del 1667 la sua salute, già travagliata da feroci

disturbi nervosi e depressivi, si aggravò a causa di ripetute

febbri e di un’insonnia cronica.

SI UCCISE CON UNA SPADA

La sera del 1º agosto, secondo la testimonianza del diarista Cartari Febei, fu tuttavia ancora più stravagante e lacrimevole, in

quanto l’architetto, che era «caduto da alcuni giorni in pieno

umore ipocondriaco, con una spada, appoggiata col pomo in terra

e con la punta verso il proprio corpo si ammazzò».

In altre parole Borromini, quando il servo non obbedì al suo ordine

di accendere un lume per scrivere, fu colto da uno spropositato attacco d’ira e si trafisse letalmente con una spada.

FU SEPOLTO NELLA CHIESA DI S.GIOVANNI DEI FIORENTINI

La morte non fu immediata, bensì sopraggiunse «alle dieci ore dell’alba»;

in questo modo, Borromini ebbe il tempo di spiegare le ragioni

del folle gesto, dettare le proprie disposizioni testamentarie,

e ordinare di essere sepolto nello stesso sepolcro dell’amato Carlo Maderno, nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini.

L’episodio della morte dell’artista è diventato oggetto del brano

Morte di Borromini per voce recitante e orchestra (1988) di Salvatore Sciarrino, eseguito per la prima volta presso il Teatro alla

Scala di Milano, con l’orchestra del Teatro diretta da Riccardo Muti il 20 ottobre 1988.

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Cultura

Lucio Dalla, dal 22 settembre mostra al Museo dell’Ara Pacis a Roma fino al 6 gennaio

Arriva a Roma l’affascinante viaggio nel mondo di Lucio Dalla,

iconico e innovativo cantautore, immortale, prerogativa solo

dei grandissimi artisti.

Inevitabile celebrarlo nel decennale della sua scomparsa con la

mostra-evento “Lucio Dalla – Anche se il tempo passa” dedicata

al genio umano e musicale, che sarà realizzata dal 22 settembre

al 6 gennaio 2023 a Roma, al Museo dell’Ara Pacis.

Un viaggio che parte dall’infanzia e ripercorre un percorso

straordinario di vita e memoria collettiva, al ritmo delle note

delle sue straordinarie canzoni.

Non è un’impresa facile raccontare in una esposizione cinquant’anni di storia.

Tutto nasce da una lunga ricerca di materiali, molti dei quali esposti

per la prima volta, che documentano l’intero cammino umano

e artistico di uno dei più amati artisti italiani e internazionali.

Un cantore di vita e suoni che con graffiante ironia e sguardo poetico

ha conquistato il cuore di tutti, non solo musicista ma anche attore, scrittore, regista teatrale, amante dello sport e

appassionato di motori, danza, opera lirica, pittura, letteratura, con un numero impressionante di interessi.

DIECI SEZIONI IN QUI E’ DIVISA L’ESPOSIZIONE

Attraverso documenti, foto, copertine dei dischi, video, oggetti,

abiti di scena, locandine dei film a cui ha partecipato, manifesti,

la ricca collezione di cappelli e berretti, sarà possibile scoprire

l’intimità di Lucio e vivere la forza della sua musica.

Oltre dieci le sezioni in cui è suddivisa l’esposizione:

Famiglia-Infanzia-Amicizie-Inizi musicali, Dalla si racconta,

Il clarinetto, Il museo Lucio Dalla, la sua musica, il cinema, il teatro,

la televisione, Universo Dalla, Dalla e Roversi, Dalla e Roma;

quest’ultima sezione, inedita, è dedicata al rapporto tra il cantante e

la capitale, città dove ha vissuto a lungo e che ha amato profondamente.

La mostra, promossa e prodotta da Roma Culture, Sovrintendenza capitolina ai Beni Culturali, è organizzata e realizzata da C.O.R.

Creare Organizzare Realizzare con il sostegno di Regione Lazio. L’esposizione, a cura di Alessandro Nicosia con la Fondazione Lucio Dalla, è patrocinata da Rai.
    (ANSA).


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Cultura

100% Ugo a Torvajanica

100% Ugo, il festival per ricordare i 100 anni dalla nascita di Ugo Tognazzi, dopo il successo delle due precedenti edizioni, “Ugo Pari 30” del 2020 e “TrentUgo Tognazzi” del 2021, torna a Torvajanica. Il festival intende raccontarne carriera, passioni, amori e amici. Un intero mese di festeggiamenti che il Comune di Pomezia organizza in suo onore a Torvaianica, territorio a cui Ugo era tanto legato, in collaborazione con tutti i suoi figli, Ricky, Gianmarco, Thomas e Maria Sole, e con Stefania Bettoja, Laura Delli Colli e Simona Izzo.

100% Ugo rientra nel calendario del centenario che prevede diversi eventi

La manifestazione, che ha il patrocinio di Città Metropolitana di Roma Capitale, Municipio X, delle Città di Velletri e di Cremona e il contributo della Regione Lazio, rientra nel calendario del Centenario 100% Ugo Tognazzi, che prevede eventi diffusi, in corso e in arrivo in tutta la nostra penisola, in gemellaggio con i Comuni di Pomezia, Velletri e Cremona, tutti luoghi all’attore particolarmente cari.

Omaggio al grande mattatore della commedia italiana

«È un grande piacere ospitare l’omaggio al grande mattatore della commedia italiana, un appuntamento fisso della nostra estate di cultura, musica e spettacolo – dichiara il Sindaco Adriano Zuccalà – un mese di festeggiamenti, nei cento anni della sua nascita, che si svolgeranno nei luoghi simbolo di Torvajanica, a iniziare da Piazza Ungheria. E già voglio dare a tutti appuntamento al prossimo anno quando la piazza finalmente avrà la sua vista mare, dopo l’abbattimento, previsto a settembre 2022, dell’ecomostro ex Biagio che da oltre 15 anni la deturpava».

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Cultura

Almanacco. 30 luglio 2007 muore a Roma il regista Michelangelo Antonioni

Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo un grande regista.

Il 30 luglio 2007 muore a Roma Michelangelo Antonioni.

E’ stato un regista, sceneggiatore, montatore, scrittore e pittore italiano, considerato uno dei maggiori registi della storia del cinema.

Autore di riferimento del cinema moderno, fin dall’esordio nel 1950

con Cronaca di un amore, pellicola che “segna la fine del neorealismo e la nascita di una nuova stagione del cinema italiano”,

Antonioni ha firmato alcune delle pagine più intense e profonde del cinema degli anni sessanta e settanta.

LA TRILOGIA DELL’INCOMUNICABILITA’

In particolare, tra il 1960 e il 1962, grazie alla sua celebre

“trilogia dell’incomunicabilità”, composta dai tre film in bianco e nero, L’avventura, La notte e L’eclisse (con protagonista la giovane Monica Vitti, al tempo compagna di Antonioni anche nella vita),

considerati a buon diritto le prime opere cinematografiche che affrontano i moderni temi dell’incomunicabilità, dell’alienazione

e del disagio esistenziale, Antonioni riesce a “rinnovare la

drammaturgia filmica” e a creare un forte “smarrimento” tra pubblico

e critica, che accolgono queste opere “formalmente molto innovative”

in “maniera contrastante”.

RICEVE L’OSCAR ALLA CARRIERA

Con i successivi Il deserto rosso e Blow-Up (1966, Palma d’oro al Festival di Cannes del 1967) si consacra definitivamente

all’attenzione internazionale vincendo i più prestigiosi Festival cinematografici.
Negli anni settanta prosegue la sua ricerca sulla «crisi della modernità»,

con opere discusse e innovative quali Zabriskie Point del 1970

(un atipico road movie di grande originalità formale e narrativa e di forte critica al consumismo) e Professione: reporter del 1975.

Nel 1995, nello stesso anno in cui gli viene assegnato il tardivo riconoscimento dell’Oscar alla carriera, torna dopo più di

dodici anni dietro la macchina da presa assistito alla regia da Wim Wenders, suo grande ammiratore, con il film Al di là delle nuvole,

dove traduce in immagini alcuni racconti del suo libro Quel bowling sul Tevere.

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Cultura

Laurea della lingua dei segni alla Sapienza

Laurea della lingua dei segni alla Sapienza, con l’avvio della nuova offerta formativa, dal prossimo anno accademico. Sapienza sarà il primo, e per ora unico, Ateneo italiano a offrire un corso di laurea volto a formare interpreti professionisti di Lingua dei segni italiana e di Lingua dei segni italiana tattile, erogato anche con la collaborazione delle più importanti realtà pubbliche e private che si occupano di sordità e lingua dei segni.

Laurea della lingua dei segni motivo di orgoglio per l’ateneo

«Per la nostra Università è un motivo di grande orgoglio – ha affermato la rettrice Antonella Polimeni – essere riusciti a costruire per primi questo nuovo percorso di laurea; gli iscritti acquisiranno specifiche competenze sia teoriche sia applicate che permettono di operare, in maniera critica e consapevole, nei vari ambiti della mediazione linguistica e culturale con la comunità segnante costituita da persone sorde e udenti e da persone con disabilità e comorbilità. Si tratta – ha concluso la Rettrice – per Sapienza di un impegno che non è solo didattico e scientifico, ma anche, vorrei dire soprattutto, civile e sociale».

Presso il Dipartimento di Lettere e culture moderne

Incardinato presso il Dipartimento di Lettere e culture moderne, il corso ha come finalità la formazione di laureati, con competenze linguistiche e metodologiche tali da consentire di trasmettere, attraverso canali comunicativi diversi, il messaggio linguistico dalla LIS all’italiano e viceversa. Verranno erogati corsi mirati a fornire una conoscenza della linguistica delle lingue parlate e segnate, della semiotica e della filosofia del linguaggio, della legislazione relativa alla disabilità; degli aspetti psicologici, antropologici delle teorie e tecniche della traduzione.

Attività di stages e tirocini

Accanto a queste conoscenze teoriche in tutti e tre gli anni di corso sarà garantito un percorso di apprendimento pratico della LIS, anche con riferimento alla lingua dei segni tattile e nel secondo e nel terzo anno si attiveranno attività di stages e tirocini per un totale di 48 cfu, come previsto D.M. n. 446 del 12 agosto 2020. I laureati, infatti, potranno esercitare la professione di interprete, consulente per servizi linguistici e di comunicazione, accompagnatore turistico o guida turistica in LIS. Con l’istituzione di questo nuovo corso la Sapienza rafforza e conferma l’impegno volto a costruire un Ateneo sempre più inclusivo ed accessibile, non solo tramite l’abbattimento delle barriere, ma anche formando professioniste e professionisti di alto profilo a servizio del Paese.

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Ciclo di mostre Art Club all’Accademia di Francia

Il ciclo di mostre Art Club favorisce il dialogo tra le opere di artisti contemporanei internazionali e il patrimonio dell’Accademia di Francia a Roma. Mediante interventi visivi e plastici disseminati negli spazi di Villa Medici, la serie Art Club rinnova l’esperienza di visita di un luogo nel quale si intrecciano le diverse epoche storiche e si manifestano anche accostamenti inaspettati.

Ciclo di mostre che accoglierà Rosa Barba a settembre

Per il prossimo appuntamento del ciclo a settembre, Villa Medici accoglie l’artista e cineasta italiana Rosa Barba. Il suo lavoro, a metà strada tra cinema e arte contemporanea, sarà così esposto in concomitanza con il Festival di Film di Villa Medici che si terrà dal 14 al 18 settembre 2022. Rosa Barba presenta tre opere che offrono una panoramica di oltre 10 anni di pratica artistica, combinando film, scultura, suono e testo.

Disseminate and Hold (2016)

Con Disseminate and Hold (2016), Rosa Barba esplora i paesaggi plasmati dall’Uomo, spesso frutto di immaginari politici e visioni utopiche. Girato in Brasile, il film ritrae il caos quotidiano del Minhocão (il “grande verme”), l’autostrada sopraelevata che attraversa il centro di San Paolo, come punto di partenza per una riflessione sulle tracce lasciate dalla Storia sul paesaggio e l’ambiente urbano.

Color Clocks: Verticals Lean Occasionally Consistently Away from Viewpoints (2012)

Color Clocks: Verticals Lean Occasionally Consistently Away from Viewpoints (2012) è composto da tre oggetti disposti nello spazio il cui aspetto ricorda il meccanismo di un orologio. Ognuno produce un’immagine cinetica attraverso il proprio ritmo specifico. Giocando con diverse modalità di percezione, l’installazione Color Clocks mira a catturare la misura e anche l’esperienza stessa del tempo, invitando a una meditazione ripetuta all’infinito sul colore, il tempo, la percezione e il linguaggio.

Weavers (2021)

Weavers (2021) è un’installazione di pellicole da 16 e 35 mm intrecciate sopra e intorno a telai mobili, formando una superficie talora riflettente e talvolta trasparente che lascia percepire anche lo spazio circostante. Gli intrecci irregolari, accentuati da un proiettore di luce a focale corta, creano sequenze fugaci. Rosa Barba interroga la plasticità e la trasparenza della pellicola come medium mediante un’opera che si presenta al contempo come un’immagine cinematografica e uno schermo sospeso rotante.

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Cultura

100% Ugo, mese di omaggi a Tognazzi da film al torneo padel a Torvajanica

Due mostre fotografiche, due rassegne cinematografiche

(una per le commedie, una per i film da regista, da Il mantenuto a

I viaggiatori della sera) con i premi speciali a Pupi Avati, Giovanna Ralli, Carolina Crescentini, Barbara Ronchi, Riccardo Milani, Massimo Ghini; 

le ‘abbuffate’ culinarie’ sulle ricette fantasiose dell’interprete di Amici miei; 

il ritorno di un torneo sportivo all’insegna dei vip intitolato all’attore, non di tennis (come quello creato al Villaggio Tognazzi e durato

oltre 25 anni) ma di padel (tra i primi che hanno accettato di partecipare Marco Risi, Michele Placido, Giulio Base, Luca Lionello, Lillo,

Martina Colombari, Pietro Castellitto) per la vittoria della Padella d’oro.

A TORVJANICA INSIEME AI FIGLI DELL’ATTORE

Sono fra gli eventi di 100% Ugo, il mese di festeggiamenti, tutto agosto, dedicato al grande attore da Torvajanica – Comune di Pomezia

(area dove si trova la storica casa dei Tognazzi) nell’anno del centenario del grande attore.

Una serie di manifestazioni realizzate con la collaborazione dei figli di Ugo, Ricky, Maria Sole, Gianmarco e Thomas Tognazzi. 

 “E’ importante creare un percorso di continuità – spiega Gianmarco Tognazzi, parlando di questa terza edizione del ricordo del padre,

dopo Ugo Pari 30 del 2020 e TrentUgo nel 2021 -. La memoria non può essere tramandata da ricorrenze saltuarie.

Bisogna fare un percorso continuativo che si potrebbe realizzare su tantissimi personaggi per riavvicinarli alle giovani generazioni”.

LE PAROLE DI RICKY TOGNAZZI

Ricky Tognazzi che ha dedicato gran parte del 2022 alle celebrazioni

del genitore in giro per l’Italia (“Sono in tour” dice sorridendo)

anticipa anche gli omaggi che gli dedicheranno la Mostra del cinema di Venezia, la Festa del cinema di Roma e l’attribuzione ufficiale della quarta T di Cremona (città natale di Ugo Tognazzi):

“E’ chiamata la città delle tre T, quelle di turòon, Turàs e tetàs, ora sarà ufficiale anche la quarta T per Tognazzi” aggiunge.

 “Papà quest’anno viene ricordato in tanti bei modi – spiega Maria Sole Tognazzi – ma per tutti noi l’omaggio di Torvaianica è il più emozionante e speciale perché lo vivono persone che hanno realmente conosciuto papà e ne sentono ancora la mancanza”. (ANSA).

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Cultura

Sabato e domenica SBS Comunicazione a Libri in Baia

Si terrà sabato 30 e domenica 31 luglio a Lavagna (Ge), nel Porticato Brignardello di Piazza Marconi, si la festa dell’editoria LIB – Libri in Baia. L’ingresso, gratuito, è dalle 15 alle 23 di sabato e dalle 10 alle 19 di domenica.

SBS Comunicazione sarà presente alla manifestazione con il proprio stand per presentare i libri della collana SenzaBarcode, edita da CTL Editore: Dominio e Ribellione ed Equilibrio e Cambiamento di Andrea Barricelli, Brucia di Laura Mancini, Biopsicodelia dell’anima di Alessandra Angelini, I Fiori di Pina di Marco Costantini e Mille Lemmi di notte di Flavio Tamiro.

Oltre a questi , saranno presenti a Libri in Baia altri autori provenienti da più parti d’Italia. Ricco il programma dell’evento

Sotto al porticato sabato 30 alle 15.30 Marianna Daniele presenterà Perché in Antartide? (ED. La Bussola). Domenica 31 dalle 10 Chiara Ceneroni parlerà del suo Lasciati trovare (Morphema Editrice), mentre alle 13 sarà la volta di Maria Ausilia Maggi con Studicarìe – versi in collisione diretta (Agorà & Co.). Dalle 16, invece, spazio a Davide Rossi con Storia di un numero (ED. Rossini).

Presso lo stand di SBS Comunicazione, invece, sarà possibile incontrare sabato 30 alle 16 Gianni Bortolaso con il suo Un accordo stonato (ED. Argentodorato), alle 17 Chiara Maggi con La ragazza dei fiori (ED. CTL) e alle 19 Maria Orlandi per L’amore è una danza (self Amazon). In serata, alle 21, sarà protagonista Chiara Domeniconi, autrice di Come un chiodo nella carne (ED. ArgentoDorato). Dmenica, sempre presso lo stand di SBS Comunicazione, alle 13 Fiorella Mandaglio presenterà Tra mito e fantasia (CTL collana SenzaBarcode), mentre alle 18 l’appuntamento sarà chiuso da Marinella Brandinali e il suo La tua voce è un grido (ED ArgentoDorato).

Preso lo stand saranno disponibili anche copie dell’ultimo libro di Marco Paoli Il re della giostra, di Rigenerare il Bel Paese di Alessandro Bianchi e de Le InAmabili di Sheyla Bobba.

“La Liguria è anche un po’ la mia terra”, racconta Sheyla Bobba. “Ora, da Roma – prosegue -, si sente il bisogno di cambiare le prospettive per cercare una visione più ampia. Quando ho scelto di partecipare a Lib – Libri in Borgo, non mi aspettavo una tale partecipazione da parte di autori provenienti da mezza Italia. Un sincero ringraziamento agli organizzatori e alle Istituzioni che hanno reso possibile questo evento”.

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Almanacco. 23 luglio 1994 muore a Roma Mario Brega

Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo il 23 luglio 1994.

Muore a Roma l’attore MARIO BREGA.

Di estrazione popolare, figlio di Primo Brega, falegname

ed ex atleta olimpico, esordisce nel cinema come comprimario

e caratterista, avvalendosi della sua corporatura imponente e dell’aspetto burbero:

nella prima fase si ricorda la sua partecipazione al film

La marcia su Roma (1962) di Dino Risi, in cui interpreta il ruolo del truce fascista Marcacci, detto il Mitraglia, ed il piccolo ma cupo ruolo

di ergastolano in Detenuto in attesa di giudizio (1971) con Alberto Sordi.

Appassionato di boxe, interpreta un piccolo ruolo di manager nell’episodio La nobile arte del film grottesco I mostri (1963) di Dino Risi.

I FILM CON SERGIO LEONE

Con Sergio Leone recita nei ruoli di Chico in Per un pugno di dollari (1964), di El Niño in Per qualche dollaro in più (1965) e

del caporale dell’esercito nordista Wallace in Il buono, il brutto, il cattivo (1966).

In Per un pugno di dollari e in Buffalo Bill, l’eroe del Far West recita con lo pseudonimo di Richard Stuyvesant.

In quest’ultimo, una scena di uno scontro a pugni con

l’attore Gordon Scott, degenera in un vero pestaggio da parte di Brega

in quanto più volte colpito dall’americano con eccessivo realismo.

Recita anche il ruolo di uno dei due gangster che vanno alla ricerca di Noodles (Robert De Niro) nel teatro cinese, all’inizio di C’era una volta in America.

L’INCONTRO CON CARLO VERDONE

Dopo un fortuito incontro in casa di Sergio Leone, fu scelto da Carlo Verdone per recitare in alcuni ruoli tipici del romano,

dove il suo innato e roboante umorismo romanesco ha regalato frasi che sono diventate celebri.

E stato “Il Principe”, il camionista impegnato a fare un’iniezione alla Sora Lella con “sta mano che può esse ferro o può esse piuma”.

E’ stato il droghiere Augusto, padre della promessa sposa di Sergio nel film “Borotalco” in occasione del quale ha portato in scena

un episodio ispirato ad una scena vera, quella del pestaggio del malcapitato a cui “frantumò le mucose” .

È morto a Roma nel quartiere Marconi, dove viveva, il 23 luglio 1994 colpito da infarto, venendo poi sepolto nel cimitero del Verano.

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Inaugurazione dell’intervento di restauro delle Corsie Sistine

Inaugurazione dell’intervento di restauro conservativo delle Corsie Sistine, il più antico d’Europa, che svolge da oltre 800 anni una funzione di accoglienza e di cura nel cuore della Città. Presenti il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il Sindaco di Roma Capitale, Roberto Gualtieri, il Prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il Ministro della Salute, Roberto Speranza, il Ministro per i beni e le attività culturali, Dario Franceschini, il Soprintendente Speciale di Roma, Daniela Porro, e il Direttore Generale della ASL Roma 1, Angelo Tanese.

Inaugurazione aperta dall’Inno Nazionale

La cerimonia si è aperta con l’Inno Nazionale eseguito dall’ottetto d’archi “Ensemble della Croce Di Lorena”, coordinato dal violoncellista Angelo Maria Santisi. Sul palco, moderati da Franco Di Mare, sono intervenuti, Zingaretti, Porro, Tanese. Spazio anche a due restauratrici che hanno illustrato i lavori. Le Corsie, integrate nel Complesso Monumentale di Santo Spirito in Sassia, sono un incredibile esempio di architettura civile e arte. L’edificio, dopo decenni di incuria, necessitava di molteplici interventi architettonici di consolidamento oltre che di una delicata opera di recupero delle vetrate e degli affreschi.

Intervento realizzato dalla ASL Roma 1

Questo straordinario intervento di restauro è stato realizzato dalla ASL Roma 1, grazie a un finanziamento della Regione Lazio. “Svelare” le Corsie, riportandole dopo lungo tempo alla loro antica bellezza, consente di diffondere la conoscenza e garantire il rispetto di un luogo che è parte integrante della storia nel nostro Paese di un binomio inscindibile tra Cultura e Salute. Un emozionante viaggio nel mito, nella storia e nella sanità. L’Arcispedale sorge al di sopra di quelli che erano i sontuosi giardini della villa romana di Agrippina Maior, gli “Horti Agrippinae”.

Schola Saxonum istituita intorno al 727 d.C. da Ina re dei Sassoni

In questa vasta zona, intorno al 727 d.C., Ina, re dei Sassoni, istituì la “Schola Saxonum”, vera e propria cittadella fortificata che forniva ricovero e assistenza per i pellegrini che giungevano a Roma per visitare la tomba dell’apostolo Pietro. Gli agglomerati di costruzioni, le Scholae, erano detti in lingua sassone “Burg”, da cui il nome “Borgo” alla zona attuale. La Schola Saxonum fu la più longeva e prosperò fino alla Guerra Santa, quando il flusso dei pellegrini si orientò altrove, ma la sua posizione sul Tevere le donò nuova vita quando nel 1198 su quello che era stato lo xenodochio sassone Innocenzo III affidò a Marchionne D’Arezzo la costruzione del Complesso per accogliere i bambini indesiderati (esposti o proietti) e i bisognosi, il mito vuole che fosse un angelo ad avvisarlo in sonno della brutale usanza di gettare i bambini nel fiume.

Nel 1200 gestione del cavaliere Guido da Montpellier

A Guido da Montpellier, cavaliere e fondatore dell’Ordine Ospitaliero del Santo Spirito, fu affidata la gestione dell’istituto. La regola dell’ordine, riportata nel codice miniato Liber Regulae, individuava come beneficiari dell’attenzione dell’ospedale non solo i malati ma tutti gli indigenti e gli emarginati. I poveri andavano, una volta alla settimana, cercati per le strade della città e portati all’Ospedale per essere accuditi. In breve tempo il Santo Spirito divenne punto di riferimento, sanitario ed economico-sociale e sul suo modello iniziarono a sorgere ospedali contraddistinti dalla Croce di Lorena, simbolo dell’ordine del Santo Spirito, in tutta Italia e, rapidamente, anche in tutta Europa: alla fine del XV secolo se ne conteranno quasi mille.

Ristrutturazione nel XV secolo

Alla fine del XV sec. Sisto IV della Rovere ebbe cura di far ristrutturare l’Arcispedale, avvalendosi dei prestigiosi interventi dell’architetto Baccio Pontelli e dello scultore Andrea Bregno. L’edificio, costituito da due imponenti sale che prenderanno il nome dei medici Lancisi e Baglivi, è lungo 120 metri e largo 13. I grandi ambienti sono raccordati da un tiburio ottagonale sotto il quale emerge un elegante ciborio, probabilmente unica opera romana di Andrea Palladio, arricchito dalla pala d’altare dedicata a San Giobbe, eseguita da Carlo Maratta. Oltre all’ingresso principale, il lato lungo apre su due maestosi portali, il più esterno del Bernini e quello interno, detto del Paradiso, opera di Andrea Bregno. Sul fianco esterno, vicino al portale di ingresso, è ancora presente la seicentesca Ruota degli Esposti.