Lo scorso è stato il primo weekend “anti-alcol” a Roma, secondo quanto disposto dalle nuove normative emanate dal Campidoglio. Roma Capitale ha infatti deciso che, per contrastare il fenomeno della “malamovida” – di cui abbiamo discusso spesso nelle ultime settimane qui a Radio Roma Capitale – per un mese, nei weekend, alcune attività commerciali dovranno chiudere alle ore 22.00.
L’obiettivo è quello di riuscire a trovare una soluzione che concili la movida notturna di alcune zone di Roma, in particolare dei Municipi I e II, con le esigenze dei cittadini che vi risiedono.
Il piano sperimentale del Campidoglio per la malamovida
Le nuove disposizioni sono arrivate dopo diversi incontri, avvenuti tra le associazioni di commercianti, le presidenti dei due municipi in questione, Lorenza Bonaccorsi e Francesca Del Bello, l’assessora alle attività produttive di Roma Capitale, Monica Lucarelli, e il Prefetto Matteo Piantedosi.
Lo scopo è stato quello di affrontare il fenomeno della cosiddetta malamovida, trovando una possibile soluzione per arginarne il proliferare: la chiusura dei minimarket dalle ore 22, per tentare di limitare il consumo di alcolici in strada.
Da venerdì 4 febbraio al 6 marzo, in particolare a Trastevere e San Lorenzo, queste attività saranno quindi limitate nei fine settimana.
I controlli del primo weeekend
Il primo weekend che ha visto il “niente alcol dopo le ore 22” e le serrande abbassate per i minimarket è stato comunque segnato da tante infrazioni.
Un gran numero di agenti delle forze dell’ordine ha girato su strada per monitorare la situazione. Da venerdì prossimo, invece, si vedrà forse l’ingresso anche degli steward della notte, ovvero i controllori privati disposti dai locali, tra gli addetti a supervisionare la movida.
Sono state circa 400 le attività sotto controllo in questi primi due giorni. Tra queste, ben 18 hanno ignorato la disposizione della chiusura alle ore 22. Inevitabile la sospensione dell’esercizio per 5 giorni. Trascorsi questi si potrà riaprire, ma con la clausola di “sorveglianza speciale”. Nel caso la stessa attività attui infatti una seconda infrazione, la sospensione sarà maggiore.
In tutto sono state ben 1500 le persone controllate tra Trastevere, l’Esquilino, San Lorenzo e Piazza Bologna.
Non mancano comunque le proteste
Tuttavia, il provvedimento, non ha portato, come sperato, alla cessazione delle proteste. Anzi, il contrario.
Se prima erano solamente i cittadini, infatti, i principali contestatori della situazione, ora a questi sui sono aggiunte, ovviamente, anche le controparti rappresentate dai commercianti.
Da Confartigianato parte la critica alle nuove disposizioni volute dal sindaco in materia di malamovida. Afferma Andrea Rotondo, presidente dell’associazione: «è difficile pensare che il problema si risolva chiudendo in anticipo gli esercizi di vicinato alimentare. Chiudere le attività vuol dire spegnere la città e aumentare l’insicurezza. Se Il problema sono i minimarket, allora è necessaria un’azione più complessa sul commercio al dettaglio in sede fissa».
I cittadini, invece, volevano un stretta maggiore. «La chiusura dei negozi di vicinato non ha conseguenze dirette su quello che viviamo. Negli incontri con la presidente del Municipio Del Bello avevamo avanzato richieste più articolare. Chiusura di tutti i locali alle 24, maggiore presidio delle forze dell’ordine, più controlli sugli esercizi commerciali riguardo il rispetto delle norme di gestione» ha commentato Patrizia Centra, dell’associazione Viva San Lorenzo a Roma Today.
Dallo stesso quartiere, centro dei controlli, è partito poi anche un nuovo esposto, firmato in poche ore da circa 150 persone e diretto alla Procura della Repubblica. Nel documento si denunciano gli episodi ai quali ogni fine settimana i residenti sono costretti ad assistere, tra assembramenti con musica a tutto volume, risse e la sporcizia in strada.