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Vittorio Gassman Il Centenario

Da domani Vittorio Gassman Il Centenario, all’Auditorium Parco della Musica, omaggio all’attore nato il 1° settembre del 1922. Nel maggio del 1946 al Teatro Quirino di Roma va in scena Rebecca. Le cineprese de La settimana Incom riprendono in presa diretta, per la prima volta, l’attore che diventerà presto protagonista del teatro e del cinema italiano. Vittorio Gassman ha appena compiuto 24 anni. Solo un anno prima ha avuto il suo primo ruolo al cinema.

Inizio della folgorante carriera di Vittorio Gassman

È l’inizio folgorante di una carriera senza sosta, frammenti di cui sono rimasti tra le cronache teatrali, i dietro le quinte dei film, le cerimonie dei premi in numerosi cinegiornali conservati oggi all’Archivio Luce e riproposti nel filmato realizzato dalla redazione editoriale dell’Archivio Luce (a cura di Roland Sejko). È una delle perle di Vittorio Gassman Il centenario, la grande mostra che parte dall’Auditorium Parco della Musica di Roma (AuditoriumGarage dal 9 aprile al 29 giugno) per poi arrivare a Genova, a Palazzo Ducale, dal 6 luglio.

Attore nato a Genova nel 1922

Del grande attore nato proprio a Genova il 1° settembre 1922, poi trasferitosi a Palmi al seguito del padre ingegnere, infine a Roma da quando aveva sei anni (fu allievo del Liceo Tasso), viene raccontata la personalità poliedrica, l’energia inarrestabile. Ma anche le contraddizioni dell’anima (celebre la sua depressione, di cui non faceva mistero e di cui parlò nell’autobiografia Un grande avvenire dietro le spalle): anche la testimonianza del figlio Alessandro va in questa direzione, mostrandocelo come un uomo timido e silenzioso, in perfetto contrasto con l’immagine istrionica che dava di sé a un primo livello.

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Settan’anni de I Musici all’Auditorium Parco della Musica

Sarà l’occasione per celebrare i settant’anni del celebre ensemble “I Musici” (foto Alessandro Petrini) il concerto di mercoledì 30 marzo alle 20.30 nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica di Roma per la Stagione da Camera dell’Accademia di Santa Cecilia. Fondato nel 1951 da alcuni giovani musicisti che decisero di costituire un gruppo strumentale senza direttore, per sottolineare un rapporto artistico egualitario e riscoprire il repertorio della musica italiana del Settecento (oltre a musiche di autori dell’Otto e Novecento), l’ensemble eseguirà un programma bipartito che propone dal vivo il contenuto dell’ultima uscita discografica dei Musici per Decca: Le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi con Marco Fiorini violino solista, un grande classico storico dell’Ensemble, accostate alle Quattro Stagioni di Giuseppe Verdi, tratte dall’opera I Vespri siciliani, nella trascrizione per orchestra d’archi e pianoforte di Luigi Pecchia.

Sumi Jo ospite speciale de I Musici

Ospite speciale della serata sarà il soprano Sumi Jo, un grande talento con cui i Musici hanno concluso il 2021 esibendosi in una tournée organizzata nelle principali città della Corea del Sud in occasione dei trentacinque anni dal debutto internazionale del soprano coreano, e del settantesimo anniversario dei Musici. Sumi Jo nel 1989 è stata scelta da Herbert von Karajan per il ruolo di Oscar nella registrazione del Ballo in maschera di Verdi al fianco di Placido Domingo. Da allora ha calcato le scene dei teatri più prestigiosi, dal Royal Opera House di Londra al Festival di Salisburgo, dalla Staatsoper di Vienna al Metropolitan di New York. Il suo album “Only Love”, che raccoglie le più belle canzoni di Broadway, ha venduto oltre 1.200.000 copie in tutto il mondo e nel 2015 il soprano ha partecipato, nel ruolo di se stessa, al film Youth di Paolo Sorrentino.

Debutto ufficiale il 30 marzo 1952

Il debutto ufficiale dei Musici ebbe luogo al Conservatorio di Santa Cecilia il 30 marzo del 1952, esattamente settanta anni fa. Pochi mesi dopo assistette a un loro concerto il direttore Arturo Toscanini, che dichiarò al Corriere della Sera: “Sono entusiasta, vengo da Via Asiago, dalla Radio Italiana, dove ho appena ascoltato dodici ragazzi, coraggiosi, molto coraggiosi. Una perfetta orchestra da camera. Dodici giovani, circa diciotto o vent’anni che suonano senza direttore. Li ho applauditi, li ho ringraziati: no, la musica non muore”. Da allora I Musici, che hanno raccolto successi in Italia e in numerose tournée all’estero, hanno visto succedersi fra le proprie fila diverse generazioni di musicisti, tra cui celebrati artisti dell’archetto quali Remy Principe, Pina Carmirelli, Felix Ayo, Dino Asciolla e Salvatore Accardo.

Numerosi gli autori eseguiti nel tempo

Numerosi gli autori eseguiti in queste sette decadi: da Vivaldi, Albinoni, Tartini, Bach, ma anche Mendelssohn, Rossini, Martin, Hindemith, Respighi, Bartók fino ad arrivare ai compositori contemporanei, alcuni dei quali, come Rota, Sakamoto, Bacalov e Morricone, hanno composto i loro brani espressamente per il gruppo romano. Lunghissimo anche l’elenco delle loro incisioni, effettuate per le etichette più celebri come Philips, Sony e Decca.

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Accademia di Santa Cecilia per l’Ucraina

L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia intende esprimere la propria solidarietà e la propria vicinanza all’Ucraina con un evento speciale. Il 14 marzo alle 20.30 la Sala Sinopoli del Parco della Musica ospiterà un concerto dei Solisti di Kiev, ensemble fondato nel 1996 e formato dai migliori musicisti ucraini, attualmente impegnati in una tournée iniziata prima del conflitto, che ha già toccato diverse città italiane.

Presente anche il primo oboe dell’Orchestra di Santa Cecilia

Per sottolineare la presenza e il sostegno dell’Istituzione romana, al concerto prenderà parte il primo oboe dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Francesco Di Rosa. «Quando siamo partiti la situazione era abbastanza tranquilla, non potevamo immaginare che le forze russe avrebbero puntato Kiev e le città principali, invece è successo», ha dichiarato il portavoce dell’ensemble ucraino.

Suoneremo per il popolo dell’Ucraina

«Fare musica in queste condizioni è molto difficile ma al momento non abbiamo alternative, vogliamo allora onorare questo impegno raccogliendo tutte le nostre forze mettendo tutto il nostro cuore in ogni nota di questo concerto. Suoneremo per i nostri familiari, per voi e tutto il popolo ucraino che sta soffrendo. Vogliamo attraverso la musica lanciare un messaggio di serenità e speranza e auspicare che la guerra si fermi immediatamente». Il concerto prevede pagine dei compositori ucraini Myroslav Skoryk, Maksim Berezovskij, Tomaso Albinoni, Antonio Vivaldi e Nino Rota. Spazio anche alla musica italiana d’oggi con il Concerto n. 3 per oboe e archi di Raffaele Bellafronte. L’incasso sarà interamente devoluto alla Croce Rossa Italiana e destinato alle sue attività in risposta all’emergenza ucraina.

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Vale la Pena Tour degli Inti-Illimani

Giovedì 17 marzo fa tappa all’Auditorium Parco della Musica (Sala Sinopoli) il Vale la pena tour: gli Inti-Illimani tornano ad esibirsi dal vivo nella Capitale con Giulio Wilson, geniale cantautore dallo stile ricercato e demodè.

Vale la Pena Tour per i diritti umani

Vale la Pena Tour, in collaborazione con Amnesty International Italia, supporta la campagna di sensibilizzazione a sostegno dei diritti umani e a tutela dei migranti. Gli Inti-Illimani hanno un particolare legame affettivo con la Sardegna, avendo collaborato attivamente alla ricerca dei genitori biologici di numerosi bambini cileni adottati da famiglie sarde, che nel periodo buio della dittatura di Pinochet, furono fatti oggetto di un ignobile traffico favorito dal regime. Diventati adulti, molti di essi hanno avuto grazie anche a questi musicisti, la possibilità di conoscere e di abbracciare padri, madri e fratelli da cui erano stati in un modo o nell’altro, allontanati. Storie a lieto fine che nel contesto dell’evento vogliamo far conoscere, per esaltare l’importanza dell’aspetto solidale per cui le differenze e le distanze tra i popoli si annullano quando reciprocamente ci si accetta.

Da sempre ambasciatori di pace

Da sempre ambasciatori di pace, della resistenza contro le dittature e le ingiustizie, del patrimonio musicale dell’America Latina, gli Inti-Illimani hanno cantato e gridato forte il loro impegno civile contro le lotte di classe, in difesa della democrazia e del progresso, contro ogni forma di abuso, di repressione e di violenza. In questa situazione drammatica che il popolo ucraino sta subendo e che il mondo intero sta vivendo, Jorge Coulón, voce degli Inti-Illimani, tiene a precisare: «Ancora una volta le situazioni non risolte o gestite male ci portano a una condizione estrema e inaccettabile di guerra, di invasione, di sopruso e di abuso contro le popolazioni indifese. Volevamo tanto fare questo tour, abbiamo sognato per molto tempo di tornare in Italia dopo il dilagare della pandemia.

Torniamo in un paese che lotta per la pace

Torniamo in un Paese che, come tutto il mondo, lotta ancora una volta per la pace, per il rispetto dei diritti umani, per il rispetto dei popoli, per la gente comune che vive del proprio lavoro e che non aspetta altro che poter lavorare, vivere, crescere e amare, condividere in pace. Speriamo che questi concerti siano un momento di incontro, per riaffermare i diritti delle persone, al di sopra dei giochi delle grandi potenze».

Vale la pena per l’incontro tra Inti-Illimani e Giulio Wilson

“Vale la pena” è il nome del brano che ha sugellato l’incontro, il sodalizio prima umano e poi artistico tra gli Inti-Illimani e Giulio Wilson. È il manifesto contemporaneo di un’epoca in cui si ha bisogno di confronti, di dialogo, di abbattere i confini per afferrare l’umanità di ogni cosa, l’umanità di ogni vita. Uno slogan universale e di speranza, dedicato a tutti.

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Il tour dei Kodō all’Auditorium Parco della Musica

Unica tappa romana per il tour europeo dei Kodō, il gruppo di percussioni giapponesi proveniente dall’isola di Sado che nel 2022 festeggerà i quarant’anni di attività con un tour mondiale che partirà da Roma. Nella Stagione dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia (Auditorium Parco della musica, domenica 20 febbraio ore 18, Sala Santa Cecilia), a cinquant’anni dalla fondazione dell’ensemble originario: Sado no Kuni Ondekoza.

Fenomeno mondiale dal 1981

Diventato fenomeno mondiale nel 1981, dopo una storica esibizione a Berlino divenuta evento di risonanza mondiale, Kodō esprime la sua unicità nel rispetto della tradizione del taiko (il grande tamburo giapponese protagonista della performance) unita all’apertura e alla contaminazione con altri generi, quali la danza, il mimo e le arti performative. Il suono del taiko rappresenta metaforicamente il battito del cuore, quello della madre così come percepito dal bambino ancora nel grembo materno, ed è nello stesso tempo metafora dell’isola di Sado e del dialogo tra l’uomo e la Natura.

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“Equilibrio”, il festival della danza contemporanea

All’Auditorium Parco della Musica dal 12 al 26 febbraio arriva la sedicesima edizione di “Equilibrio”, il festival dedicato alla danza contemporanea che torna dopo due anni di stop forzato, ospitando nomi di spicco della scena europea.

Cartellone inaugurato sabato 12 in Cavea

Il ricco cartellone inaugura sabato 12 febbraio con un doppio appuntamento: in Cavea, ad ingresso libero, alle ore 20 (replica ore 22) si terrà il flashmob “Re:Rosas!” a cura dell’Accademia Nazionale di Danza, tratto dallo spettacolo Rosas danst Rosas di Anne Teresa de Keersmaeker; sul palco della Sala Petrassi invece, alle ore 21, l’acclamata coreografa israeliana Sharon Eyal con la compagnia Tanzmainz presenterà, in prima italiana, “Promise” dove la fisicità del balletto contemporaneo si combinerà con la musica elettronica.

Martedì 15 “Umwelt” in Sala Petrassi

Ancora in Sala Petrassi, martedì 15 febbraio alle ore 21, è attesa Maguy Marin, regina della nouvelle danse française, che con la sua compagnia eseguirà “Umwelt”, un lavoro sulla disfatta del mondo travolto dal consumismo che proietta una visione molteplice e martellante, in risonanza con la musica battente composta da Denis Mariotte. Per gli spettacoli in Sala Petrassi biglietti online su ticketone.it.

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“Seconds out + more” di Steve Hackett a Roma il 30 luglio

Arriva in Italia il tour mondiale di Steve Hackett, leggendario chitarrista dei Genesis: “Seconds out + more”, organizzato e prodotto da Musical Box 2.0 Promotion, Vincenzo Berti e Gianluca Bonanno per Ventidieci e Solo Agency Limited.

Spettacolo mozzafiato che arriva anche in Italia

Uno spettacolo mozzafiato che Hackett è entusiasta di portare anche in Italia, per cinque imperdibili concerti nel prossimo luglio. Partito nel 2021 in Inghilterra con enorme successo di pubblico (oltre 40.000 persone), il tour fece tappa in Nord America, e ora arriva nel nostro paese: 25 luglio Firenze (Piazza Santissima Annunziata); 26 luglio Udine (Piazza Castello); 28 luglio Porto Recanati (Arena Beniamino Gigli); 30 luglio Roma (Auditorium Parco della Musica); 1 agosto Taormina (Teatro Antico).

Seconds Out uno dei più grandi successi dei Genesis

Seconds Out è stato uno dei più grandi successi dei Genesis, tratto da registrazioni del tour del 1977 e con l’aggiunta del brano The Cinema Show (dal tour del ’76), con Steve alla chitarra accanto a Mike Rutherford, Tony Banks e Phil Collins che prese il ruolo di vocalist al posto di Peter Gabriel. Lo spettacolo include brani da ognuno dei sei album in studio di Hackett durante il periodo dei Genesis e segna il suo ultimo lavoro con la band, che lasciò subito dopo per intraprendere la sua carriera da solista.

In programma anche parte del repertorio personale di Hackett

Oltre a Seconds Out, Steve eseguirà anche parte del suo acclamato repertorio da solista. C’è da attendersi forti emozioni per queste cinque serate dal vivo che riporteranno la magia della grande musica nelle nostre vite. Sul palco Steve Hackett sarà accompagnato da musicisti d’eccezione: alle tastiere Roger King (Gary Moore, The Mute Gods); alla batteria, percussioni e voce Craig Blundell (Steven Wilson); al sax, flauto e percussioni Rob Townsend (Bill Bruford); al basso e chitarra Jonas Reingold (The Flower Kings); alla voce Nad Sylvan (Agents of Mercy).

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Il Quartetto Adorno all’Auditorium Parco della Musica

Debutta nella Stagione da Camera dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia (mercoledì 2 febbraio ore 20.30 – Sala Sinopoli, Auditorium Parco della Musica di Roma) il Quartetto Adorno, ensemble giovane ma già affermato a livello internazionale, formato da Edoardo Zosi (violino), Liù Pelliciari (violino), Benedetta Bucci (viola), Stefano Cerrato (violoncello).

Adorno in omaggio al filosofo Theodor Wiesengrund Adorno

Fondato nel 2015, il Quartetto ha scelto di chiamarsi “Adorno”, in omaggio al filosofo Theodor Wiesengrund Adorno che, in un’epoca di declino musicale e sociale, individuò nella musica da camera una chiave di salvezza per perpetuare un vero rapporto umano, secondo i valori del rispetto e dell’anelito alla perfezione. Il Quartetto è salito alla ribalta aggiudicandosi il terzo premio (con primo non assegnato), il premio del pubblico e il premio speciale per la migliore esecuzione del brano contemporaneo di Silvia Colasanti nell’edizione 2017 del Premio Paolo Borciani. Successivamente si è aggiudicato il Concorso Rimbotti, è diventato artista associato in residenza presso la Chapelle Musicale Reine Elisabeth di Bruxelles e ha ricevuto il Premio “Una vita nella musica giovani 2019”.

Pagine fondamentali del repertorio per quartetto d’archi

I quattro musicisti propongono alcune pagine fondamentali del repertorio per quartetto d’archi come l’op. 130 (con la Grande Fuga op. 133) di Beethoven, il Quartetto n. 14, op. 142 di Šostakovič e le Sei Bagatelle op. 9 di Webern. Composte da Anton Webern tra il 1911 e il 1913, le Bagatelle op. 9, sono “miniature sonore”, come le definì il musicologo Guido Salvetti, della durata di pochi secondi l’una, costruite con ‘motivi’ di una, due, tre o quattro note: composizioni che eludono ogni riferimento tonale e preludono alla virata dodecafonica delle composizioni successive e manifestano quello stile aforistico e astratto in cui concisione, precisione, rifiuto della ripetizione, diventano i tratti tipici di tutta la produzione weberniana. Segue il Quartetto n. 14 op. 142 di Šostakovič, datato 1973 e dedicato a Sergej Sirinskij, all’epoca il violoncellista del Quartetto Beethoven, al quale era stata destinata quasi tutta la produzione quartettistica del compositore russo, che vide la luce in quegli ultimi anni in cui Šostakovič, nonostante l’organismo ormai affaticatodalle malattie, riuscì ancora a ottenere molto dalle proprie capacità e in cui l’interesse per la forma quartettistica fu sempre più crescente. Il quartetto diventa rifugio dell’espressione di sé stesso, della propria tragedia di artista in problematico equilibrio col mondo del potere, con l’ottusità delle gerarchie, con le inesorabili necessità della Storia; così come la sinfonia, pur ospitando il tratto soggettivo, lirico, talora autobiografico, appare la sede prediletta del sentimento collettivo, dell’affresco talvolta retorico.

Chiusura di programma con Grande Fuga op. 133 di Beethoven

In chiusura di programma, il Quartetto op. 130 con Grande Fuga op. 133 di Beethoven, composto tra l’agosto e il novembre del 1825. La Grande Fuga in si bemolle maggiore op. 133, dedicata all’arciduca Rodolfo originariamente era nata come movimento finale del Quartetto op. 130 ed è una composizione di grande impegno e di dimensioni imponenti. La complessità della scrittura contrappuntistica e il radicalismo del linguaggio ne fanno una delle opere più emblematiche, e al tempo stesso enigmatiche, del tardo stile beethoveniano. Fu separata dal Quartetto op. 130 per l’eccessiva lunghezza, ma anche per la reazione fredda del pubblico dell’epoca. Fu solo il Ventesimo secolo a rivalutare quello che per arditezza e libertà di scrittura e dì concezione, oltre che per ampiezza di proporzioni, è il lavoro contrappuntistico più impegnativo e ambizioso concepito da Beethoven.

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Spettacolo

“Mediterraneo Ostinato” all’Auditorium Parco della Musica

Il 9 febbraio 2022 alle ore 21, all’Auditorium Parco della Musica, Stefano Saletti & Banda Ikona presentano per la prima volta a Roma l’ultimo lavoro discografico “Mediterraneo Ostinato” che, finalista alle Targhe Tenco 2021 nella sezione dialetto e lingue minoritarie, dopo aver conquistato il 2° posto della World Music Charts Europe la classifica internazionale stilata dai giornalisti del circuito EBU, entrato nella classifica della Transglobal Music Chart, si è piazzato 11° tra i 20 migliori dischi di world music al mondo usciti nel 2021.

Manifesto di un nuovo possibile “Mediterranean Power”

Il lavoro discografico di Saletti & Banda Ikona è diventato così una sorta di manifesto di un nuovo possibile “Mediterranean Power” nel nome di un passato fatto di arte, cultura, porti aperti, incontri, scambi che come una grande rete si sono intrecciati creando nuovi percorsi, storie condivise e una comune anima mediterranea. Cantato in Sabir, l’antica lingua del Mediterraneo che Saletti ha riportato in vita dall’oblio della storia per farla rivivere, il disco comprende sue composizioni originali che attingono anche al grande patrimonio della letteratura mediterranea da Calvino a Pasolini a Alda Merini da Matvejevic a Machado e Kavafis da Cecco Angiolieri a Rilke al poeta curdo Abdulla Goran.

Cantiamo un Mediterraneo che non si arrende

Come sottolinea Stefano Saletti: «Cantiamo e suoniamo un Mediterraneo ostinato, combattente, resistente che non si arrende. Ostinato come siamo noi popoli mediterranei, forti, antichi, testardi. Ostinato come la ripetizione in musica che diventa stordimento, trance e rituale a cui abbandonarsi. Perché nel Mediterraneo tutto si tiene: le piazze assolate a mezzogiorno e il buio che accompagna le rotte dei migranti, la gioia e la disperazione, il bene e il male».

I musicisti della grande famiglia

Con Stefano Saletti (multistrumentista che suona bouzouki, oud, saz, chitarre e canto), i musicisti che da anni fanno parte della grande famiglia della Banda Ikona: Barbara Eramo (voce), Mario Rivera (basso acustico), Gabriele Coen (clarinetto, sax), Giovanni Lo Cascio (drum set, percussioni), Carlo Cossu (violino), Arnaldo Vacca (percussioni) e tanti artisti che condividono il progetto: le voci di Yasemin Sannino, Gabriella Aiello, Nando Citarella, Pejman Tadayon (ney daf, voce), Riccardo Tesi e Alessandro D’Alessandro (organetto), Renato Vecchio (duduk e ciaramella), Giovanna Famulari (violoncello).

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Cronaca

Nuovo hub vaccinale pediatrico all’Auditorium Parco della Musica

Questa mattina il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri e l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato hanno inaugurato il centro pediatrico per le vaccinazioni anti-Covid presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma. All’evento erano presenti, oltre al personale sanitario e al Direttore della ASL Roma 1, Angelo Tanese, anche Daniele Pitteri Amministratore Delegato Fondazione Musica per Roma Auditorium Parco della Musica, Roberta Volpini, Direttore Amministrativo ASL Roma 1 e Camillo Giulio De Gregorio, Direttore Distretto 2.

Sito posto nell’area della ex serra

Il sito è stato realizzato all’esterno degli spazi dell’Auditorium Parco della Musica, sul lato opposto dell’hub vaccinazioni anticovid adulti, e precisamente nello spazio dove era ubicata la ex serra. In tutto sono 500 metri quadri completamente dedicati alla fascia di età 5-11 anni e appositamente allestiti con la grafica della campagna di vaccinazione pediatrica regionale.

Centro vaccinale può somministrare fino a 600 dosi al giorno

Il centro vaccinale, che può contare su 7 postazioni di anamnesi e 9 box vaccinali, è già attivo da oggi e può somministrare fino a 600 somministrazioni giornaliere. In fase di accoglienza l’intero processo di registrazione è digitalizzato attraverso una procedura semplice e pienamente conforme alle normative: riconoscimento del vaccinando attraverso la tessera sanitaria, effettuazione dell’anamnesi e inserimento dei dati al terminale con apposizione attraverso tablet delle firme grafometriche (Firme Elettroniche Avanzate – FEA).