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Droga, Balducci (CNR) a RRC: aumento nell’atmosfera non significa necessariamente maggiore consumo

In diretta con Andrea Pranovi a Radio Roma Capitale interviene Catia Balducci, ricercatrice dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del CNR, per discutere i risultati della ricerca sulla presenza di sostanze psicotrope nelle particelle PM10 presenti nei cieli romani. Lo studio condotto dall’Istituto per l’inquinamento atmosferico del CNR è stato pubblicato sull’ultimo numero della rivista scientifica internazionale Atmospheric Pollution Research e, per la Capitale, si avvale di tre centraline di rilevazione nelle zone di Cipro, Corso Francia e Cinecittà.

L’analisi riprende le attività di rilevazione iniziate attorno al 2010 con lo scopo di monitorare la variazione dei dati a distanza di più di un decennio su trentasei siti distribuiti sul territorio nazionale ed evidenzia un incremento delle concentrazioni di droga nelle particelle presenti nello smog in tutta Italia: “Tendenzialmente le concentrazioni di droghe sono più alte laddove c’è maggiore densità di popolazione“, sottolinea la dottoressa.
Grazie ad una lettura precisa e coerente, la Balducci permette di superare una narrazione semplificata del fenomeno, allontanando visioni dalle tinte emergenziali: “noi non siamo in grado di dire che a questo incremento percentuale di droghe in atmosfera corrisponde un equivalente aumento dei consumi”.

Le ipotesi formulate potrebbero riguardare la modifica dei consumi delle suddette sostanze: “adesso in realtà le persone iniziano a fare uso di sostanze anche all’aperto”, spiega la ricercatrice, facendo particolare riferimento alla legalizzazione della “cannabis light”: osservando la concentrazione di cannabinolo, cannabidiolo (cbd) e thc, si registra un ingente incremento del cbd “indicatore del fatto che ci sia utilizzo di questa cannabis light”.

I fattori da tenere in considerazione per interpretare correttamente i risultati sono numerosi, e non avere a disposizione una visione globale degli stessi potrebbe condurre ad esiti caratterizzati da allarmismi: quotidiani nazionali e testate online hanno commentato la ricerca, anche attraverso titoli fuorvianti, facendo particolare riferimento ai dati restituiti dalla centralina di Cinecittà, risultata quale zona maggiormente interessata dall’incremento della concentrazione di sostanze psicotrope nell’atmosfera: “è uscita la notizia che Cinecittà sia tra le zone di Roma più inquinate. Quell’area di Roma è anche tra le più densamente popolate della capitale e secondo me le due cose sono abbastanza connesse” chiarisce Catia Balducci, auspicando di poter arricchire la ricerca anche grazie all’analisi di elementi non ora presi in considerazione: “andremo avanti con i nostri studi per cercare di quantificare tutti questi aspetti e ,quindi, tirare fuori un dato preciso. Al momento è ancora un desiderio però chissà che col tempo non riusciremo a realizzarlo” conclude la ricercatrice.

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Smog, prof. Miani (SIMA) a RRC: domeniche ecologiche non risolutive

In diretta con Andrea Pranovi su Radio Roma Capitale interviene il professor Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale per affrontare il problema dell’inquinamento a Roma.
Attraverso un’analisi brillante e puntuale Miani fornisce una panoramica eloquente circa le cause principali dello smog che attanaglia la capitale, evidenziando tra tutti l’impatto della straordinaria siccità sperimentata dal territorio che, come afferma il professore “ha ridotto in maniera drastica le precipitazioni e quindi ha impedito un lavaggio, una ricaduta a terra degli inquinanti emessi in città ed in provincia”.

Nel quadro nazionale “Roma ha un’incidenza media di inquinamento atmosferico molto lontana da quelli che sono i problemi del Nord Italia” continua Miani, rilevante è l’elevata concentrazione del traffico veicolare, di fatto “l’incidenza degli ossidi di azoto è molto elevata rispetto alla media nazionale. Siamo all’80% rispetto alla media nazionale attestata al 40%” conclude.
Il traffico urbano rappresenta un fattore chiave nel quadro presentato dal professore e restituisce importanti spunti di riflessione circa le misure da adottare per evitare l’innalzamento dei valori di emissione di polveri inquinanti: “Implementare i mezzi di trasporto di superficie collettivi” suggerisce il professore, preferibilmente “cambiando il parco mezzi con mezzi elettrici e mezzi ad idrogeno che sono ad impatto zero, aumentando il numero delle corse e rendendole più capillari e più puntuali”. Tra le soluzioni proposte da Miani anche l’incentivo del car sharing, preferendo ancora mezzi a impatto zero e l’abbassamento di uno, due gradi dei riscaldamenti domestici che incidono in maniera notevole tra i fattori di inquinamento cittadino.
Sulle misure verdi adottate dall’amministrazione capitolina e sull’utilità di iniziative come le domeniche ecologiche, il presidente della SIMA ne riconosce l’importanza ma le priva di valore risolutivo, etichettandole come “situazioni tampone, come possono essere il blocco del traffico, le targhe alterne, non sono risolutive“. I meriti maggiori vanno infatti rintracciati nella natura delle iniziative di “avvicinare i cittadini alla città in una maniera diversa e poterla vivere in maniera diversa non come soluzione al problema dell’inquinamento”.

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Cronaca

Ecosistema Mobilità Roma 2022 di Legambiente

Oggi a Roma, nella Sala della Piccola Protomoteca in Campidoglio Legambiente ha presentato Ecosistema Mobilità Roma 2022, la prima edizione del rapporto che fotografa la condizione della mobilità pubblica e privata nella Capitale. I dati raccolti nello studio compongono un quadro che vede a Roma una delle peggiori situazioni nel confronto con le altre grandi città italiane e capitali europee a partire dal più alto tasso di Motorizzazione con 62 auto immatricolate ogni 100 abitanti, ma anche un calo dell’offerta di servizio pubblico dove, considerando il numero medio di viaggi su mezzi pubblici per ciascun abitante ogni anno, si passa da 513 a 328 tra il il 2015 e il 2020 con un calo netto avvenuto tra 2016 e 2017.

Solo 60 Km di Metropolitana

Le Metropolitane romane con soli 60 km sono le più brevi rispetto alle altre grandi città italiane e europee, i tram romani hanno tutti più di 15 anni, con una età media di oltre 34 anni ciascuno e la condizione delle 3 linee ferroviarie (ex concesse) è terribile: la Roma Lido è al disarmo, passata da oltre 20 convogli viaggianti ai 3 di questi giorni; sulla Roma Nord i viaggiatori nell’ultimo biennio hanno trascorso giornate infernali con punte di 100 corse saltate su 190 previste; la Roma-Giardinetti, il tranvetto della Casilina, da Agosto 2015 non fa servizio per 3 km tra Centocelle e Giardinetti, dei 9 km complessivi del suo tracciato, lungo il quale far muovere il bus sostitutivo costa alla collettività più del doppio rispetto a quanto costerebbe la riattivazione dell’intera tratta su un binario che c’è; per la ciclabilità romana poi si registrano 131 cm di ciclabile ogni 100 abitanti.

Male anche la pedonalizzazione

Tra i peggiori dati c’è quello riguardante le pedonalizzazioni: nella capitale la superficie pedonale per ogni abitante è pari a una mattonella quadrata con 42 cm di lato e l’ultima grande pedonalizzazione risale al lontano dicembre 1998 quando, anche grazie alle battaglie ambientaliste di Legambiente, venne decretato lo stop al traffico di Piazza del Popolo, poi niente più.

Scacchi: “Roma è in ritardo”

«Da questa fotografia sulla mobilità romana con tutte le sue criticità, emerge quanto sia indispensabile un impegno collettivo per iniziare a colmare l’enorme ritardo di Roma nel percorso verso una mobilità sostenibile. Oggi stiamo raccontando il deficit strutturale e culturale nel quale la Capitale sembra precipitata in termini di trasporti e utilizzo dello spazio urbano, convinti però che si debba immaginare la nostra città migliore, a misura d’uomo e di bambino, qui dove è nata la prima pedonalizzazione italiana tra Colosseo e Arco di Costantino, dove si è inventata la Cura del Ferro. Se parchi e fiumi hanno sempre separato i quartieri possono esserne invece l’elemento di saldatura, se con il Grab ha preso vita la più bella ciclovia del mondo ancora solo virtuale ora va realizzato. Per Roma serve una poderosa Cura del Ferro con tram, ferrovie urbane e mai più un passo indietro sull’ampliamento indispensabile della rete di Metropolitane; serve un trasporto pubblico completamente elettrico; serve l’ampliamento delle ZTL, l’allontanamento graduale ma incisivo delle auto dalle aree centrali e più sensibili a partire dai motori diesel, la ciclabilità e la nuova micromobilità elettrica da incentivare e mettere in sicurezza, preferenziali lungo ogni asse stradale, strade e piazze scolastiche attorno a tutti gli oltre duemila istituti, il tutto anche secondo l’approccio Vision Zero alla base del nuovo programma europeo di riduzione delle vittime da incidenti stradali». Così Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio. La conseguenza evidente di una mobilità romana tutt’altro che sostenibile, oltre a uno spazio pubblico invaso ovunque dalle auto, è chiaramente la qualità dell’aria: tutti i dati medi di Polveri Sottili (PM10 e PM 2,5) e Biossido di Azoto (NO2) sono oltre i limiti per la salute e, considerando il 2021 appena terminato, sono stati 37 i giorni di superamento delle PM10 alla peggior centralina ARPA su Via Tiburtina (oltre il limite di 35 giorni consentiti). Ancor peggio sono le medie di PM10 e NO2 per il 2021 (dati resi noti oggi da Legambiente su fonte ARPA Lazio): in 12 centraline di monitoraggio su 13 la media annua di NO2 è oltre i 10 ug/m3 (microgrammi per metro cubo di aria) nuovo limite indicato dall’OMS come soglia oltre la quale il biossido di azoto diventa pericoloso per la salute e che sarà il limite al quale la legislazione nazionale si dovrà adeguare nei prossimi anni; l’unica centralina nei limiti e quella di Castel di Guido, ben lontana dal traffico intenso del centro urbano, l’NO2 è infatti un gas irritante per l’apparato respiratorio che porta anche a gravi problemi polmonari e che viene prodotto maggiormente dai motori diesel. Per le PM10 sono addirittura tutte le 13 centraline a superare il nuovo limite di concentrazione media annua di 15 ug/m3 suggerita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, limite anch’esso al quale si dovrà adeguare la normativa nazionale.

Ciafani: “Vanno fatte scelte lungimiranti”

«In tutte le nostre città vanno costruite e concretizzate le politiche di abbattimento delle emissioni climalteranti, riducendo lo spazio per le auto a vantaggio delle persone e della qualità dell’aria – commenta Stefano Ciafani presidente Nazionale di Legambiente – in tal senso anche a Roma vanno fatte scelte lungimiranti e coraggiose che per rilanciare la qualità della vita. Traguardare un orizzonte di mobilità a emissioni zero, rilanciare il trasporto pubblico collettivo ancor di più dopo gli anni della pandemia che stiamo vivendo, spingere all’utilizzo delle due ruote o della micromobilità elettrica mettendone in sicurezza i percorsi, utilizzare la mobilità nuova quale forte elemento di rigenerazione urbana come previsto dal progetto GRAB o con la pedonalizzazione di Colosseo e Appia Antica; tutto ciò deve essere elemento centrale delle scelte, perché la Capitale torni ad essere traino e non fanalino di coda nel confronto con tutte le altre città italiane e dia un suo grande segnale nel contrasto alla febbre del Pianeta».