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Smog, Prof. Maruotti (LUMSA) a RRC: domeniche ecologiche non riducono inquinamento

In diretta su Radio Roma Capitale con Andrea Pranovi, interviene Antonello Maruotti, professore ordinario di Statistica presso l’Università LUMSA, per discutere i risultati emersi dallo studio relativo all‘inquinamento atmosferico della Capitale condotto analizzando le rilevazioni effettuate dalle 14 centraline Arpa collocate sul territorio di Roma negli ultimi cinque anni.
La raccolta dei 25.564 dati sui diversi agenti inquinanti, avvenuta nel periodo compreso tra il 1 gennaio 2019 ed il 31 dicembre 2023, fornisce una mappatura dello smog da polvere sottili nei cieli di Roma ed evidenzia gli elementi critici ancora dominanti: “Ci sono alcune zone di Roma in cui ancora l’inquinamento atmosferico è molto alto” – commenta il professore – “Dobbiamo ricordare che quando parliamo di allarme per l’inquinamento ci riferiamo ai livelli del Pm10 che non devono essere superiori a 50 microgrammi per metrocubo più di 35 volte l’anno. Ci sono zone di Roma in cui questo limite di 35 giorni di superamento all’anno viene regolarmente superato da diversi anni”.

Nonostante i passi avanti compiuti rispetto al passato, zone ad alta densità di traffico ancora registrano livelli allarmanti: Tiburtina ad esempio in media registra i 36 sforamenti annui, con il raggiungimento del picco avvenuto nel 2020 con 46 superamenti del limite. Di fatto nonostante coincida con l’anno del lockdown dovuto dalla pandemia da Covid 19, il 2020 ha registrato livelli tra i più elevati relativi alla concentrazione di Pm 10: “Le concentrazioni di Pm 10 vedono maggiori livelli nei mesi di gennaio, febbraio e dicembre, nei mesi freddi. Proprio nel 2020 si attestano valori molto più elevati della soglia di rischio rispetto a quello che abbiamo osservato negli altri anni. Gennaio ed anche febbraio del 2020 hanno registrato dei livelli veramente anomali di pm10 nell’aria“, spiega Maruotti.
Ad influenzare l’andamento delle misurazioni, infatti, “sono fondamentali le condizioni metereologiche” oltre che la collocazione e la dotazione delle centraline, le quali “hanno un ruolo diverso e misurano anche inquinanti e variabili diverse” ricorda l’esperto.

Le differenze derivate dalla collocazione delle centraline ne permettono la classificazione in quattro categorie (urbana traffico, urbana background, suburbana background e rurale background) e richiedono il necessario intervento di statistici per “inserire all’interno dei nostri modelli più variabili possibili che siano in grado di tener conto anche di queste differenze, non solo tra le centraline ma anche sulla loro localizzazione“, continua, “ci sono dei progetti che vanno avanti in diverse città di Italia che prevedono delle macchine elettriche sulle quali vengono montate delle centraline che girano per la città, proprio per risolvere in qualche modo questa problematica. Gli strumenti li abbiamo per migliorare il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico, speriamo che vengano messi in campo anche nel Comune di Roma”.

Strumenti essenziali data anche la funzione pubblica svolta dalle centraline, in grado di guidare le azioni dell’amministrazione in presenza di valori critici, come l’adozione di misure quali il blocco del traffico o le domeniche ecologiche, ritenute dal professore “sicuramente uno strumento importante per la sensibilizzazione dei cittadini verso le tematiche ambientali” eppure poco efficaci nella riduzione della concentrazione di polveri sottili: infatti “dall’analisi dei dati che abbiamo fatto le settimane successive alla domenica ecologica non si è mai registrata una diminuzione del livello di inquinamento da Pm 10“, conclude Maruotti.

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Droga, Balducci (CNR) a RRC: aumento nell’atmosfera non significa necessariamente maggiore consumo

In diretta con Andrea Pranovi a Radio Roma Capitale interviene Catia Balducci, ricercatrice dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del CNR, per discutere i risultati della ricerca sulla presenza di sostanze psicotrope nelle particelle PM10 presenti nei cieli romani. Lo studio condotto dall’Istituto per l’inquinamento atmosferico del CNR è stato pubblicato sull’ultimo numero della rivista scientifica internazionale Atmospheric Pollution Research e, per la Capitale, si avvale di tre centraline di rilevazione nelle zone di Cipro, Corso Francia e Cinecittà.

L’analisi riprende le attività di rilevazione iniziate attorno al 2010 con lo scopo di monitorare la variazione dei dati a distanza di più di un decennio su trentasei siti distribuiti sul territorio nazionale ed evidenzia un incremento delle concentrazioni di droga nelle particelle presenti nello smog in tutta Italia: “Tendenzialmente le concentrazioni di droghe sono più alte laddove c’è maggiore densità di popolazione“, sottolinea la dottoressa.
Grazie ad una lettura precisa e coerente, la Balducci permette di superare una narrazione semplificata del fenomeno, allontanando visioni dalle tinte emergenziali: “noi non siamo in grado di dire che a questo incremento percentuale di droghe in atmosfera corrisponde un equivalente aumento dei consumi”.

Le ipotesi formulate potrebbero riguardare la modifica dei consumi delle suddette sostanze: “adesso in realtà le persone iniziano a fare uso di sostanze anche all’aperto”, spiega la ricercatrice, facendo particolare riferimento alla legalizzazione della “cannabis light”: osservando la concentrazione di cannabinolo, cannabidiolo (cbd) e thc, si registra un ingente incremento del cbd “indicatore del fatto che ci sia utilizzo di questa cannabis light”.

I fattori da tenere in considerazione per interpretare correttamente i risultati sono numerosi, e non avere a disposizione una visione globale degli stessi potrebbe condurre ad esiti caratterizzati da allarmismi: quotidiani nazionali e testate online hanno commentato la ricerca, anche attraverso titoli fuorvianti, facendo particolare riferimento ai dati restituiti dalla centralina di Cinecittà, risultata quale zona maggiormente interessata dall’incremento della concentrazione di sostanze psicotrope nell’atmosfera: “è uscita la notizia che Cinecittà sia tra le zone di Roma più inquinate. Quell’area di Roma è anche tra le più densamente popolate della capitale e secondo me le due cose sono abbastanza connesse” chiarisce Catia Balducci, auspicando di poter arricchire la ricerca anche grazie all’analisi di elementi non ora presi in considerazione: “andremo avanti con i nostri studi per cercare di quantificare tutti questi aspetti e ,quindi, tirare fuori un dato preciso. Al momento è ancora un desiderio però chissà che col tempo non riusciremo a realizzarlo” conclude la ricercatrice.

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Smog, prof. Miani (SIMA) a RRC: domeniche ecologiche non risolutive

In diretta con Andrea Pranovi su Radio Roma Capitale interviene il professor Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale per affrontare il problema dell’inquinamento a Roma.
Attraverso un’analisi brillante e puntuale Miani fornisce una panoramica eloquente circa le cause principali dello smog che attanaglia la capitale, evidenziando tra tutti l’impatto della straordinaria siccità sperimentata dal territorio che, come afferma il professore “ha ridotto in maniera drastica le precipitazioni e quindi ha impedito un lavaggio, una ricaduta a terra degli inquinanti emessi in città ed in provincia”.

Nel quadro nazionale “Roma ha un’incidenza media di inquinamento atmosferico molto lontana da quelli che sono i problemi del Nord Italia” continua Miani, rilevante è l’elevata concentrazione del traffico veicolare, di fatto “l’incidenza degli ossidi di azoto è molto elevata rispetto alla media nazionale. Siamo all’80% rispetto alla media nazionale attestata al 40%” conclude.
Il traffico urbano rappresenta un fattore chiave nel quadro presentato dal professore e restituisce importanti spunti di riflessione circa le misure da adottare per evitare l’innalzamento dei valori di emissione di polveri inquinanti: “Implementare i mezzi di trasporto di superficie collettivi” suggerisce il professore, preferibilmente “cambiando il parco mezzi con mezzi elettrici e mezzi ad idrogeno che sono ad impatto zero, aumentando il numero delle corse e rendendole più capillari e più puntuali”. Tra le soluzioni proposte da Miani anche l’incentivo del car sharing, preferendo ancora mezzi a impatto zero e l’abbassamento di uno, due gradi dei riscaldamenti domestici che incidono in maniera notevole tra i fattori di inquinamento cittadino.
Sulle misure verdi adottate dall’amministrazione capitolina e sull’utilità di iniziative come le domeniche ecologiche, il presidente della SIMA ne riconosce l’importanza ma le priva di valore risolutivo, etichettandole come “situazioni tampone, come possono essere il blocco del traffico, le targhe alterne, non sono risolutive“. I meriti maggiori vanno infatti rintracciati nella natura delle iniziative di “avvicinare i cittadini alla città in una maniera diversa e poterla vivere in maniera diversa non come soluzione al problema dell’inquinamento”.

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Mare d’Inverno anche sulle spiagge del Lazio

Domenica 30 gennaio 2022 si terrà la XXXI edizione de “Il Mare d’Inverno”, con il Patrocinio della Commissione UE – Rappresentanza per l’Italia e il Ministero della Transizione Ecologica.

Litorali italiani censiti dai volontari di Fare Verde

I volontari di Fare Verde censiranno sui litorali italiani, dopo averli raccolti, i rifiuti abbandonati nei mesi invernali e tenuti in scarsa considerazione dai mass media, da molte Amministrazioni locali e da qualche ambientalista estivo. Quella di Fare Verde non sarà una pulizia per preparare il litorale all’arrivo dei bagnanti, ma servirà a ricordare che il mare e le spiagge non esistono solo con l’arrivo della stagione balneare e purtroppo subiscono l’inquinamento dell’uomo per 12 mesi l’anno, dovuto principalmente a cattivi comportamenti tesi a lasciare rifiuti sulla battigia o ad eliminarli gettandoli nelle fogne.

Fenomeno dell’erosione che colpisce le coste italiane

Fare Verde continua a denunciare il grave fenomeno dell’erosione che colpisce le nostre coste e il grave inquinamento del mare provocato dalla plastica, materiale di cui possiamo fare a meno facilitando l’utilizzo del vuoto a rendere per i contenitori. L’iniziativa di Fare Verde ha l’obiettivo di riportare al centro del dibattito sociale e politico la necessità di ridurre a monte la quantità di rifiuti che produciamo, riciclarli e recuperarli il più possibile. Come denunciamo da 31 anni, la plastica non è biodegradabile ed è difficile da riciclare a causa dell’elevato numero di differenti polimeri utilizzati per produrla. Inoltre, “sbriciolandosi” a causa degli agenti atmosferici, entra anche nella catena alimentare giungendo a inquinare il nostro cibo.

Elencati tipi e quantità d’immondizia raccolta

I volontari di Fare Verde che puliranno le spiagge coglieranno l’occasione per fare anche un censimento dei rifiuti raccolti. Una specie di “hit – parade” dove saranno elencati i tipi e le quantità di immondizia raccolta. Questo per dimostrare che sulle spiagge si trova di tutto ed è dovere dei cittadini e delle pubbliche amministrazioni cooperare per tenerle pulite sempre, anche in inverno.

Le spiagge del Lazio per “Il Mare d’Invenro”

Le spiagge del Lazio per “Il Mare d’Invenro: sabato 29 gennaio Formia (LT), spiaggia della Salute, ore 10-13. Domenica 30 gennaio Fondi (LT), spiaggia di Capratica, ore 10-13; Sabaudia (LT), Lungomare, km 27,050, ore 10-12.30; San Felice Circeo (LT), Lungomare di san Felice, piazzale Gian Paolo Cresci, ore 10-12.30; Sperlonga (LT), spiaggia Lago Lungo, ore 9.30-12.30; Terracina (LT), spiaggia Porto Badino, ore 10-12.30; Ostia Lido (RM), Lungomare Duca degli Abruzzi 36, ore 9.30-12.30; Tarquinia (VT), spiaggia Pian di Spille – Spinicci, ore 9.30-12.30. Domenica 6 febbraio Civitavecchia (RM), spiaggia della Marina, piazza degli Eventi, ore 9.30-12; Gaeta, spiaggia di S. Agostino, ore 9.30-12.30.