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Politica

È ancora Regione Lazio a Expo 2020 Dubai

Dopo il successo della missione guidata all’inizio di marzo dal presidente Nicola Zingaretti, proseguono le attività della Regione Lazio a Expo 2020 Dubai fino al termine dell’esposizione emiratina. In particolare, tre Forum tematici hanno l’obiettivo di trasferire negli EAU, in un confronto internazionale, alcune delle aree di specializzazione e dell’innovazione del Lazio.

Presentato l’ecosistema della Conoscenza del territorio

Le Università e il Centro di Eccellenza del Distretto Tecnologico della Cultura del Lazio hanno presentato ieri pomeriggio, presso l’Anfiteatro del Padiglione Italia, l’ecosistema della Conoscenza del territorio in un excursus che comprende l’alta formazione internazionale e anche la ricerca applicata ai settori strategici d’eccellenza.

Regione Lazio presente in forze

Presenti all’evento, tra gli altri rappresentanti delle università e del mondo della ricerca del Lazio; Paolo Orneli, assessore Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Università, Ricerca, Innovazione e Start Up della Regione Lazio; Quirino Briganti, coordinatore EXPO2020 Dubai Regione Lazio; Paolo Glisenti, Commissario Generale dell’Italia a EXPO 2020 Dubai; Giuseppe Finocchiaro, Console Generale d’Italia a Dubai; Maria Antonella Polimeni, rettrice della Sapienza Università di Roma; Maria Sabrina Sarto, prorettrice alla ricerca e presidente dell’Associazione Centro di eccellenza DTC Lazio.

Presentazione della Regione

È stata l’occasione per presentare la Regione di Roma a Expo 2020 Dubai come un laboratorio di contaminazione di sapere e innovazione con più 2000 anni di storia, nel quale arte, scienza e ricerca, patrimonio culturale e tecnologia, si esprimono assieme come in nessun altro luogo al mondo. «Il nostro territorio – ha dichiarato il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti – con 19 Università, 17.000 docenti e oltre 241.000 studenti provenienti da tutto il mondo, è leader in Italia per l’alta formazione e la ricerca. Il nostro obiettivo costante è sostenere questo straordinario patrimonio accademico, per consolidare l’ecosistema e metterlo in rete con il mondo della ricerca, della produzione e dell’innovazione, a vantaggio dell’economia e anche della società».

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Cultura

Dialoghi sull’Europa 2022 a La Sapienza

Lunedì 28 marzo alle ore 10, presso l’Aula A dell’Edificio di Scienze politiche, sarà inaugurata la sesta edizione di “Dialoghi sull’Europa 2022”, la settimana di iniziative organizzate dal Dipartimento di Scienze politiche di La Sapienza con il patrocinio della Commissione europea – Rappresentanza in Italia, dedicate all’Europa e aperte alla città. Nel corso dell’evento inaugurale interverranno Vincenzo Amendola, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri e Carlo Corazza, portavoce del Parlamento europeo in Italia.

A seguire: “Tra Italia e Francia: una visione comune per l’Europa, Università, ricerca, cultura”

Seguirà, alle ore 12, l’incontro dal titolo “Tra Italia e Francia: una visione comune per l’Europa, Università, ricerca, cultura”, alla presenza dell’ambasciatore francese Christian Masset e della rettrice Antonella Polimeni.

Dialoghi sull’Europa 2022 si concluderà venerdì 1 aprile

L’edizione 2022, che si concluderà venerdì 1 aprile, si pone quale occasione per promuovere la partecipazione del Dipartimento alla Conferenza sul Futuro dell’Europa, le cui tematiche di riferimento sono: cambiamento climatico e ambiente, salute, un’economia più forte, giustizia sociale e occupazione, l’UE nel mondo, valori, diritti, stato di diritto e sicurezza, trasformazione digitale, democrazia europea, migrazione, istruzione, cultura, gioventù e sport.

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NEWS

Due studi italiani per la tempesta perfetta da Covid-19

Due studi italiani per riconoscere la tempesta perfetta del Covid-19. Studi condotti da un gruppo di ricercatori della Sapienza Università di Roma su pazienti con infezione da Sars Cov-2, identificano un mix di fattori per riconoscere i soggetti a maggior rischio di trombosi e le indicazioni per ottimizzare la terapia anti-coagulante. Nei pazienti Covid-19 una delle principali cause di mortalità è l’elevato rischio di trombosi, che può presentarsi sia nel distretto venoso in forma di trombosi venosa profonda o embolia polmonare, sia in quello arterioso in forma di infarto del miocardio o ictus. Circa il 20% dei pazienti Covid-19 può andare incontro a queste gravi complicanze durante il ricovero.

Fino a ora non possibile identificare pazienti Covid-19 a rischio di trombosi

Purtroppo fino a ora le evidenze disponibili non hanno consentito di identificare con chiarezza i pazienti Covid-19 a rischio di trombosi né le indicazioni alla terapia anticoagulante per la prevenzione del rischio tromboembolico. Il gruppo di ricerca coordinato da Francesco Violi del Dipartimento di Medicina interna e specialità mediche della Sapienza Università di Roma, in collaborazione con Lorenzo Loffredo, Pasquale Pignatelli e Annarita Vestri dello stesso Ateneo, ha realizzato due studi nei quali sono identificati quali siano i pazienti con maggiore rischio di trombosi e quali le dosi ideali di terapia anticoagulante per la prevenzione di eventi trombotici.

Due studi pubblicati su Thrombosis and Haemostasis e Haematologica

Uno dei due lavori è pubblicato sulla rivista Thrombosis and Haemostasis e l’altro è in pubblicazione su Haematologica. In particolare, il primo lavoro è consistito in uno studio multicentrico che ha incluso 674 pazienti Covid-19, nel quale la combinazione di 3 semplici variabili quali età, albumina serica e livelli di D-dimero, uno dei frammenti proteici della fibrina, responsabile della formazione di coaguli (trombi) nei vasi sanguigni, ha permesso di identificare i pazienti con maggior rischio di trombosi. È stato visto che coloro che avevano una combinazione di età elevata (più di 70anni) bassa albumina (<35 g/L) e D-dimero elevato (>2000ng/ml) avevano una maggiore probabilità di trombosi, rispetto a pazienti di età inferiore e con valori normali di albumina e D-dimero.

Possibile stabilire chi è a maggiore rischio trombosi

«Avendo a disposizione questo semplice punteggio, chiamato ADA score – spiega Francesco Violi – è adesso possibile stabilire chi è a maggiore rischio di trombosi e che ha necessità di un trattamento anticoagulante». Il secondo lavoro, in pubblicazione su Haematologica, rivista ufficiale della Società Europea di Ematologia, risponde a una problematica ancora dibattuta dopo due anni dall’inizio della pandemia. Ovvero se la prevenzione di questi eventi trombotici vada fatta con una terapia anticoagulante standard o con dosi profilattiche, cioè basse dosi di anticoagulanti. Questo aspetto è rilevante in quanto le basse dosi di anticoagulante, che tutt’oggi sono la terapia più usata, potrebbero essere insufficienti a ridurre il rischio di trombosi.

Meta-analisi del team di ricercatori

Il team di ricercatori ha effettuato una meta-analisi degli studi che hanno confrontato i due tipi di trattamento, dimostrando che le dosi standard di anticoagulanti sono superiori alle dosi profilattiche nel ridurre gli eventi trombotici senza aumentare il rischio di emorragie serie.

Terapia utile supporto per ridurre eventi trombotici

«La meta-analisi, che ha incluso circa 4500 pazienti Covid-19 – conclude Violi – dimostra come questa terapia rappresenterebbe un utile supporto non solo per ridurre gli eventi trombotici, ma anche della mortalità, che, purtroppo, rimane ancora elevata fra questi soggetti».

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Cultura

Accordo tra Sapienza e Politecnico di Leopoli

Siglato oggi un accordo tra Sapienza e Politecnico di Leopoli. La sottoscrizione dell’intesa, svolta in modalità remota a causa della guerra ed è l’approdo di un dialogo tra gli atenei iniziato lo scorso anno. «La Comunità universitaria di Sapienza intende inviare un messaggio preciso, per una così illustre istituzione accademica: un messaggio di solidarietà, amicizia e collaborazione. La scienza, la cultura e l’insegnamento universitario rappresentano fattori decisivi per sconfiggere ogni forma di egoismo nazionale, di prevaricazione e di intolleranza. L’Accademia, quindi, nelle forme e negli ambiti di propria competenza, si mette con determinazione e generosità al servizio della pace. E il nostro ateneo, in tal senso, intende fare sino in fondo la sua parte».

Le parole della rettrice Polimeni a margine della firma

Queste le parole della rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni, a margine della sottoscrizione dell’accordo di collaborazione che lega la Lviv Polytechnic National University (LPNU) e l’Ateneo romano. Aggiunge la Rettrice: «Sapienza ha già intrapreso diverse azioni mirate a sostenere le comunità universitarie coinvolte nella guerra e proprio ieri il nostro Consiglio di Amministrazione ha approvato un bando per visiting professor dedicato a studiosi in difficoltà a causa della guerra in Ucraina per la permanenza in Sapienza fino a 6 mesi, che sarà operativo in tempi record». Il Consiglio di amministrazione nella seduta del 15 marzo ha approvato anche l’esonero dal pagamento della terza rata dei contributi universitari per l’anno accademico 2021-2022, a favore delle studentesse e degli studenti ucraini che si trovino in condizioni di difficoltà economica.

L’accordo suggella un percorso iniziato lo scorso anno

L’accordo di collaborazione siglato oggi suggella un percorso iniziato lo scorso anno. Nel 2021 infatti, è stato intrapreso un progetto per giungere alla sottoscrizione di un protocollo di collaborazione scientifica ed accademica tra l’Università-Politecnico di Lviv (Leopoli) in Ucraina e la Sapienza. Questo intenso lavoro ha preso l’avvio con un incontro tra le due Università, tenuto presso la Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza con la delegazione ucraina, ed è proseguito con successive visite e scambi di informazioni. Un percorso, dunque, che era iniziato non immaginando la tragedia della guerra. Ora, non potendo evidentemente sottoscrivere l’intesa a Leopoli, come era inizialmente previsto, gli Atenei hanno scelto di mantenere l’impegno e siglare l’accordo online alle 13 ora italiana, le 14 in Ucraina, con la firma contestuale dei due Magnifici Rettori.

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NEWS

Pelle di camaleonte per misurare il glucosio nelle urine

La pelle del camaleonte come modello per lo sviluppo di un dispositivo in grado di misurare i livelli di glucosio nelle urine. Il monitoraggio costante e continuo della glicemia è una pratica fondamentale per la corretta sorveglianza e gestione della terapia del diabete. L’autocontrollo della glicemia avviene principalmente mediante l’utilizzo di piccoli apparecchi elettronici (glucometri) che analizzano in breve tempo i valori glicemici su piccoli quantitativi di sangue.

Sviluppo di sistemi innovativi in costante sviluppo

Considerando il costante aumento delle persone diabetiche e iperglicemiche, lo sviluppo di sistemi innovativi che possano essere rapidi, compatti, flessibili, indossabili, e capaci di lavorare senza l’analisi di piccoli quantitativi di sangue, è in costante sviluppo. In questo contesto, si inserisce lo studio pubblicato sulla rivista NPG Asia Materials – Nature da ricercatori del Dipartimento di Scienze e biotecnologie medico-chirurgiche della Sapienza, in collaborazione con il CNR e altri enti internazionali. Il team di ricerca ha sviluppato un biosensore per la misurazione delle concentrazioni di glucosio nelle urine che utilizza una combinazione vincente di polimeri a più strati (idrogel) e nanoparticelle di argento. Questa struttura multistrato (che ospita nano-riflettori con geometria cubica) è stata ispirata dalla naturale organizzazione nanostrutturata che si trova nella pelle del camaleonte.

Studio su pelle di camaleonte ha dimostrato che il biosensore è in grado di monitorare concentrazioni di glucosio

«Lo studio – spiega Luciano De Sio della Sapienza – ha dimostrato che il biosensore è in grado di monitorare concentrazioni di glucosio molto basse con un limite di rivelabilità più basso rispetto ai dispositivi attualmente disponibili. Il dispositivo proposto, oltre a essere flessibile, risulta possedere sia proprietà antibatteriche che foto-termiche grazie alle nanoparticelle di argento. L’utilizzo di una radiazione luminosa consente di produrre significative variazioni di temperatura che rendono il dispositivo sterilizzabile e riutilizzabile».

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NEWS

Il diritto allo studio delle persone con libertà personale ristretta

Dap e Garante insieme per il diritto allo studio delle persone con libertà personale ristretta. È stato firmato l’accordo di collaborazione tra il Polo universitario penitenziario Sapienza, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio.

Accordo sottoscritto dalla rettrice della Sapienza e dal Garante regionale

L’accordo, sottoscritto dalla rettrice Antonella Polimeni, dal Garante regionale delle persone private della libertà Stefano Anastasia e dal Provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria Carmelo Cantone, servirà a potenziare le azioni in favore degli studenti universitari sottoposti a misure restrittive della libertà personale. Grazie a questo protocollo, di durata triennale, i detenuti che si iscriveranno alla Sapienza riceveranno gratuitamente i libri di testo e il materiale didattico necessario alla preparazione degli esami.

Protocollo tra Garante e DiSCo Lazio per il diritto allo studio

Un apposito protocollo tra Garante e DiSCo Lazio prevede, infatti, che l’Ente regionale per il diritto allo studio fornisca il materiale didattico alle biblioteche penitenziarie, ed esonera i detenuti studenti dal pagamento delle tasse universitarie per la parte di competenza regionale. L’Università, invece, potrà ricevere i contributi regionali per il tutoraggio degli studenti detenuti, strumento fondamentale per mantenere il contatto tra Ateneo e Istituto di pena ma, soprattutto, per raggiungere gli studenti reclusi e orientarli in itinere nel loro percorso universitario.

Studio straordinaria opportunità

«Lo studio è una straordinaria opportunità per le persone detenute – afferma la rettrice Antonella Polimeni – ma spesso ci si si arriva con difficoltà, a volte al termine di un lungo percorso, che porta le persone a completare in detenzione interi cicli di istruzione. Sapienza sta potenziando i suoi sforzi per stare vicino a questi studenti, per seguire le loro carriere universitarie. Il Protocollo di oggi, oltre a essere il primo importante atto di collaborazione interistituzionale del neonato Polo universitario penitenziario Sapienza, è un importante passo in tale direzione».

Protocollo potenzierà azioni già messe in campo

Il protocollo servirà a potenziare le azioni già messe in campo dall’Ateneo. A Rebibbia Nuovo Complesso da molti anni c’è una sala studio dedicata ai detenuti iscritti ai corsi di Sapienza e una piccola biblioteca universitaria alimentata da testi periodicamente donati dall’Ateneo, dove i detenuti possono anche incontrare i tutor e i docenti. Inoltre l’Università si è attivata con la direzione di Rebibbia Nuovo Complesso e con il Provveditore Regionale dell’Amministrazione penitenziaria per dotare questa sala di un collegamento internet che permetterà agli studenti, da postazioni che saranno donate da Sapienza, di accedere al portale di Ateneo e a tutti i servizi offerti dal portale (banche dati, pagine moodle dei corsi e degli insegnamenti, bacheche dei docenti, servizi amministrativi) e di avere lezioni e ricevimenti a distanza.

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Cultura

Al Santo Sepolcro le attività di scavo archeologico della Sapienza

Con la cerimonia di rimozione della prima pietra del pavimento della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, hanno avuto inizio le attività di scavo archeologico coordinate dal Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza.

Scavo archeologico complesso

Si tratta di uno scavo particolarmente complesso, che si svolgerà in modo continuativo per oltre due anni e mezzo, in orario notturno e diurno, senza interruzioni, per consentire il regolare lo svolgimento delle funzioni religiose e per non impedire il flusso dei pellegrini. Nel corso dello scavo le metodologie d’avanguardia saranno coniugate alle esigenze di garantire il rapido svolgimento dei lavori e di preservare la multifunzionalità degli spazi: questo difficile contesto ha richiesto infatti una preparazione particolarmente accurata, nel corso degli ultimi mesi, non solo da un punto di vista scientifico e tecnico, ma anche motivazionale e psicologico, ottenuta grazie alla disponibilità dei docenti dell’Ateneo.

Prima indagine su monumento unico al mondo

Per la prima volta sarà possibile indagare archeologicamente un monumento unico al mondo, mai oggetto di scavi sistematici, che racchiude vicende dall’altissimo valore storico e simbolico ed una stratificazione archeologica intensissima, che raccorda Oriente ed Occidente. «L’attività dei ricercatori del nostro Ateneo in uno dei luoghi più sacri per i cristiani e di grandissima importanza storico-artistica è motivo di orgoglio – afferma la rettrice Antonella Polimeni – e conferma il primato Sapienza a livello internazionale anche in ambito umanistico».

Orgogliosi di mettere a disposizione le nostre competenze

Così Giorgio Piras, direttore del Dipartimento di Scienze dell’Antichità: «Siamo particolarmente onorati e orgogliosi di mettere a disposizione le competenze dei nostri archeologi per un’impresa di notevolissima importanza scientifica e storica che vede una vasta collaborazione di tanti ricercatori Sapienza». Per le attività archeologiche, coordinate da Francesca Romana Stasolla del Dipartimento di Scienze dell’Antichità, si è costituita un’équipe interdisciplinare composta da archeologi del Dipartimento di Scienze dell’Antichità, da storici e storici dell’arte del Dipartimento di Storia religioni antropologia arte spettacolo, da ingegneri del Dipartimento di Ingegneria meccanica ed aerospaziale, psicologi del Dipartimento di Psicologia dei processi di sviluppo e socializzazione.

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Cultura

Sapienza e MAXXI per la cultura

Sapienza e la Fondazione MAXXI Museo Nazionale delle arti del XXI secolo per la cultura. I due enti hanno infatti firmato un accordo di collaborazione per la promozione, progettazione e realizzazione di attività culturali, formative e divulgative congiunte. L’accordo siglato dalla rettrice Antonella Polimeni e dalla presidente della Fondazione Giovanna Melandri, avrà durata triennale e consolida la precedente convenzione che riguardava specifiche attività di ricerca nell’ambito delle arti, dell’architettura e della ricerca storica. Sapienza e Fondazione MAXXI avranno l’opportunità di condividere una serie di progetti e interventi di valorizzazione di aree e spazi di loro competenza nell’ambito territoriale di Roma e della Regione Lazio.

Sapienza e MAXXI potranno realizzare attività congiunte

Potranno realizzare attività congiunte su temi relativi alle arti, all’architettura e alla cultura anche in favore dell’imprenditorialità giovanile e femminile, oltre che in ambito pedagogico, psicologico, sociologico, antropologico. La partnership prevede inoltre la possibilità di attivare tirocini curriculari di studentesse e studenti universitari presso gli spazi del MAXXI, oltre che iniziative congiunte rivolte a docenti, educatori e professionisti impegnati in ambito culturale e museale.

Accordo siglato per la diffusione del sapere

«L’accordo che abbiamo siglato con il MAXXI – afferma la rettrice Antonella Polimeni – si inserisce nel quadro delle collaborazioni che l’Ateneo sta attivando con i maggiori enti culturali del Paese, per promuovere la diffusione del sapere scientifico, tecnologico e della sostenibilità sul territorio nell’ottica terza missione dell’università».

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Sapienza e Regione Lazio in aiuto agli studenti ucraini

Sapienza e Regione Lazio in aiuto agli studenti ucraini del Progetto Erasmus. La Rettrice della Sapienza Antonella Polimeni e il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti si sono tempestivamente impegnati per una soluzione congiunta a favore degli studenti ucraini che stanno terminando l’Erasmus alla Sapienza. Gli studenti saranno ospitati presso le residenze dell’ente regionale Disco Lazio a partire da lunedì prossimo. «Ringrazio la Regione Lazio nella persona del presidente Zingaretti – dichiara la Rettrice – per la risposta e il sostegno immediato offerto agli studenti ucraini. Sapienza, allarmata dalla crisi umanitaria in corso, auspica una rapida soluzione pacifica del conflitto». Così il Presidente Zingaretti: «I 5 studenti ucraini in Erasmus saranno ospitati nelle residenze universitarie di Disco. Diamo una prima risposta a una esigenza concreta e ringrazio la Rettrice Polimeni per la collaborazione e il sostegno anche in questa circostanza».

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A Ponte Galeria il più antico lupo in Europa

Ritrovato a Roma, nei pressi di Ponte Galeria, il fossile del primo lupo d’Europa. Ad analizzare il fossile un gruppo di paleontologi e geologi del Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza Università di Roma e dell’Università Statale di Milano. La ricostruzione 3D dei resti ha permesso di identificare il fossile come il più antico esemplare adulto di lupo (Canis lupus) in Europa, databile a circa 400.000 anni fa.

Risultati della ricerca sulla rivista Scientific Reports

I risultati dello studio, che gettano nuova luce sulle dinamiche di diffusione del lupo nel nostro continente, hanno trovato spazio sulla rivista Scientific Reports. Il lupo è una delle specie più emblematiche della biodiversità europea, animale simbolo delle foreste del nostro continente, così radicato nel nostro immaginario da entrare a far parte della cultura, del folklore e della tradizione di tutti i popoli europei. Sebbene l’uomo conviva con il lupo da migliaia di anni, la storia evolutiva di questo predatore iconico è ancora fonte di dibattito nella comunità scientifica, con punti interrogativi sul momento in cui questo animale si è diffuso nel nostro continente.

Il più antico esemplare di lupo

Un gruppo di paleontologi e geologi del Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza Università di Roma e del Dipartimento di Scienze della Terra “Ardito Desio” dell’Università Statale di Milano, ha esaminato l’enigmatico cranio fossile di canide di grandi dimensioni. La scansione 3D dei resti frammentari ha permesso di identificare il cranio fossile come il più antico esemplare adulto di lupo (Canis lupus), risalente a circa 400.000 anni fa (Pleistocene Medio).

Frammenti fossili scansionati tramite TAC

«In particolare i frammenti fossili sono stati scansionati tramite TAC e poi uniti digitalmente per ricreare l’assetto originale del cranio, il quale è stato poi analizzato, misurato e comparato con altre scansioni di canidi moderni come lo sciacallo, o il lupo appenninico che popola attualmente la penisola italiana», ha spiegato Dawid A. Iurino, primo autore dello studio. Poiché l’area di Ponte Galeria è ricca di giacimenti di diverse datazioni, il gruppo di ricerca ha analizzato il sedimento vulcanico che ricopriva e riempiva i frammenti fossili per stabilire l’età precisa del reperto.