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Cronaca

Ragazzo investito: il Pm ha chiesto il processo per ragazza alla guida

La Procura di Roma ha chiuso le indagini e chiesto il giudizio immediato per Chiara Silvestri, la ragazza di 23 anni che la notte

tra il 19 e il 20 ottobre scorso ha travolto e ucciso con la propria

auto Francesco Valdiserri.

Il tragico incidente avvenne in via Cristoforo Colombo.

ACCUSATA DAI PM DI ROMA DI OMICIDIO STRADALE

Nei confronti dell’indagata l’accusa è di omicidio stradale.

La consulenza affidata dai pm, scrivono oggi alcuni quotidiani,

ha confermato che quella sera aveva un tasso alcolemico tre volte superiore al consentito e l’auto viaggiava ad una velocità superiore

al limite autorizzato in quel tratto di strada. (ANSA).

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Cronaca

Sfregio alla targa del Parco Umberto Lenzini

Sfregio alla targa del Parco Umberto Lenzini, inaugurata ieri in via Vezio Crisafulli, alla presenza del Sindaco Roberto Gualtieri, dell’assessore allo sport Alessandro Onorato. Alla cerimonia di inaugurazione presenti anche il minisindaco del XIII Municipio Sabrina Giuseppetti, la figlia di Lenzini, Elide, e il nipote Lorenzo ma anche Giancarlo Oddi, Franco Nanni e Sergio Petrelli, ex calciatori che in biancoceleste vinsero nel 1974 lo scudetto, e il giocatore Patric, a rappresentare la squadra di oggi. L’area verde dedicata è nella zona di Boccea, nel quadrante nord-ovest di Roma, dove negli anni Sessanta e Settanta Lenzini, da imprenditore edile, contribuì allo sviluppo urbanistico della città. La targa è stata completamente imbrattata di giallorosso.

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Cronaca

Mezza recchia, al secolo Marco Canali, gambizzato in casa al Tufello

Mezza recchia, al secolo Marco Canali, la vittima della gambizzazione di ieri pomeriggio al Tufello. Una violenza portata a termine in casa e non, come avviene generalmente in questi casi, in strada. Il responsabile ha fatto irruzione nell’appartamento e sparato mentre Canali era nel letto. Il ferito è all’Umberto I, ricoverato in condizioni gravi ma non in pericolo di vita. Come le sue condizioni lo rendranno possibile, sarà ascoltato dagli investigatori, anche se la pista del controllo dello spaccio di stupefacenti sembra acclarata. Il 46enne ha infatti dei precedenti, anche per rapina, ma non sarebbe, secondo chi indaga, una figura di primo piano dello spaccio nella Capitale.

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Cronaca

Serie di arresti per furto della Polizia nella Capitale

Serie di arresti per furto della Polizia, nel corso delle attività quotidiane di controllo del territorio della Capitale. Si sono “imbucati” in casa di un’anziana signora con la scusa di una visita di cortesia e un caffè, riuscendo a distrarre la vittima per sottrarle i preziosi. Ma la donna, insospettita dal comportamento invadente degli ospiti, è riuscita ad allontanarli. Nel frattempo il figlio della vittima, allarmato dal fatto che la madre non rispondesse al telefono, ha chiamato la moglie che, velocemente, ha raggiunto la casa della suocera, la quale, ormai in strada, cercava di inseguire i due sospettati.

Intervento della nuora

La nuora ha quindi preso la propria macchina e, rapidamente, è riuscita a tagliare la strada ai due fuggitivi, bloccandoli il tempo sufficiente all’arrivo dei poliziotti della Squadra Volanti, immediatamente intervenuti. Gli agenti hanno recuperato la refurtiva sottratta e arrestato i due sospettati, una 53 e un 56 entrambi italiani, per furto in concorso.

Tentato furto in negozio

Presso il chiosco di un distributore in via Ardeatina invece, gli agenti della Sezione Volanti e del Commissariato Colombo hanno arrestato per furto una donna di 57 anni. Quest’ultima, assieme ad una complice, ha cercato di sottrarre alcune merci esposte all’interno del negozio ma, scoperte dal proprietario, sono comunque riuscite nel corso della colluttazione, a sottrarre il portafoglio dalla tasca della giacca del gestore del locale. La complice più giovane è riuscita comunque a darsi alla fuga con una parte del denaro presente nel portafogli, la 57enne invece, inciampando, è stata bloccata dai proprietari fino all’arrivo degli agenti. L’Autorità Giudiziaria ha quindi convalidato l’arresto.

Serie conclusa in via Acqua Bullicante

Gli agenti del Commissariato Porta Maggiore hanno arrestato 2 donne della Romania di 19 e 18 anni gravemente indiziate di tentato furto in concorso. I poliziotti, impegnati in mirati servizi finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati, mentre transitavano in via di Acqua Bullicante hanno notato le due giovani donne con atteggiamenti sospetti, intente a seguire a distanza ravvicinata una coppia di anziani, per poi desistere dal probabile intento criminoso. Dopo pochi minuti, gli agenti hanno sorpreso e bloccato le due donne mentre aprivano lo zaino di un’altra vittima che stava passeggiando.

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Cronaca

Controlli interforze intensificati a Termini

Controlli interforze intensificati nell’area della Stazione Termini, così come previsto in sede di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica presso la Prefettura, in linea con le direttive emanate dal Ministro dell’Interno. L’obiettivo specifico è quello di intensificare il controllo del principale snodo cittadino, fronteggiando situazioni di degrado urbano che possono inficiare il senso di sicurezza della cittadinanza e di focalizzare l’attenzione su obiettivi precisi come: il contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti, la lotta all’immigrazione clandestina e il controllo amministrativo di esercizi commerciali e strutture ricettive.

Controlli a 360 gradi

Nel corso del servizio sono state controllate 1307 persone, 150 autoveicoli e 5 esercizi commerciali. I Carabinieri del Gruppo di Roma hanno arrestato un cittadino romeno di 33 anni, in piazza dei Cinquecento, perché ad esito degli accertamenti è risultato aver fatto reingresso illegale nel territorio nazionale senza la prevista autorizzazione del ministero dell’Interno, essendo stato destinatario di ordine di espulsione nel 2019; un 22enne della provincia di Latina, trovato in possesso di cocaina in dosi e di una carta di credito risultata rubata; un cittadino romeno di 23 anni mentre tentava di asportare merce da un negozio del Forum Termini; un cittadino cubano di 29 anni, sorpreso presso uno sportello atm di via Cavour mentre tentava di effettuare un prelievo di contante, utilizzando una carta di credito rubata.

Quattro denunce a piede libero

I Carabinieri hanno inoltre denunciato in stato di libertà quattro persone, a vario titolo, per furto, ricettazione e droga; segnalato al Prefetto, quali assuntori altre 5 uomini, sorpresi con modiche quantità di sostanze stupefacenti ed elevate 5 contravvenzioni al codice della strada di cui una con fermo amministrativo del veicolo per mancata copertura assicurativa. Un uomo è stato arrestato dai poliziotti del commissariato Viminale per spaccio di sostanze stupefacenti e, nel corso dell’operazione, sono stati sequestrati circa 260 grammi di droga.

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Cronaca

Roma, madre e figlio spacciano coca dal balcone di casa

Madre e figlio, entrambi romani, rispettivamente 50 e 20 anni, erano complici in affari tutt’altro che leciti, e lavoravano direttamente dal balcone di casa. Cocaina in cambio di denaro.

Lo scambio avveniva semplicemente, e non era di certo la prima volta.

Arresti nelle ultime ore su tutto il territorio capitolino, nell’ambito di diversi blitz antidroga.

Le operazioni sono state condotte dai Carabinieri del Comando Provinciale di Roma che hanno messo le manette a 9 persone, gravemente indiziate dei reati di spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

La droga, infatti, non si ferma mai su tutto il territorio capitolino.

Per le strade, cocaina e hashish vanno per la maggiore. 

LO SPACCIO DI COCAINA AVVENIVA DAL BALCONE DI CASA

Tra i diversi arresti delle ultime ore, anche un caso molto particolare: madre e figlio sono stati beccati in flagranza di reato

mentre dal balcone di casa propria cedevano l’ennesima dose ad un loro acquirente.

Complici in affari, oltre che familiari, i due spacciavano prevalentemente cocaina, e lo facevano direttamente dal balcone di casa. Ma questa volta qualcosa non ha funzionato. 

Infatti, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Centro hanno arrestato madre e figlio, romani, di 50 e 20 anni,

bloccati subito dopo aver ceduto un involucro contenente una dose

di cocaina del peso di un grammo in cambio di 50 euro. Anche l’acquirente è stato identificato dopo il blitz dei militari, e successivamente segnalato quale assuntore all’Autorità competente.

Ma non è tutto, perché poi si è svolta la perquisizione domiciliare

alla ricerca di ulteriori elementi a carico dei due familiari.

La successiva perquisizione domiciliare ha permesso di rinvenire ulteriori 2 g. della medesima sostanza, suddivisa in dosi,

3 bilancini di precisione, 2 telefoni cellulari, riconducibili all’attività

di spaccio e la somma contante di 500 euro, ritenuta provento della pregressa attività.

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Cronaca

Interessi pagati con denaro altri investitori, 14 denunciati

Promesse di rendimenti rapidi, costanti ed elevati, oltre il 10% annuo, che in realtà venivano ripagati agli ignari investitori con fondi

raccolti presso nuovi clienti, secondo le dinamiche del cosiddetto “schema Ponzi”.

Con l’operazione denominata “Ghost Broker”, i finanzieri del

comando provinciale di Ancona hanno accertato un’illecita raccolta

di risparmio per circa 15 milioni di euro in 5 anni: su ordine del gip

di Ancona, richiesto dalla procura di Ancona, le Fiamme gialle

hanno eseguito quattro misure cautelari tra cui una agli arresti domiciliari e tre obblighi di dimora; sono state sequestrate due

società per un valore stimato di 18 milioni di euro fra quote, beni e risorse finanziarie .

FINANZA ANCONA, STOP SOCIETA’ 18 MILIONI EURO RACCOLTA ABUSIVA CREDITO

La maxi-operazione del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria

di Ancona ha disarticolato un rete di promotori finanziari che raccoglieva risparmio per ingenti importi, da investitori inconsapevoli, senza la prescritta autorizzazione.

Numerose e rilevanti le movimentazioni bancarie sospette:

in focus circa 500 contratti di sottoscrizione di prodotti finanziari, secondo l’accusa, strumentali al procacciamento dei clienti, offerti

da una società con apparente sede a Londra, sede secondaria a Roma

e unità operative nelle Marche e nel Lazio, grazie alla compiacenza

di una fitta rete di uffici e promotori sparsi sul territorio nazionale. Grazie alla società ‘madre’, gli indagati avrebbero esercitato

una fiorente attività di raccolta abusiva del risparmio promuovendo l’illecita compravendita di azioni della società londinese che

avrebbe celato lo schema fraudolento “Ponzi”.

Gli elevati interessi promessi, secondo l’accusa, i sono risultati assolutamente incompatibili con l’assenza di un effettivo piano

di investimento e di una reale e attiva struttura amministrativa

nella capitale inglese, risultata, all’esito delle indagini svolte

anche in ambito europeo, un mero recapito di corrispondenza. (ANSA).

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Omicidio Pamela Mastropietro: in aula due testimoni che ebbero rapporti con la ragazza

Nuova udienza stamattina, davanti alla Corte di Assise di appello

di Perugia, per il processo di appello bis per la sola violenza sessuale

nei confronti di Innocent Oseghale, già condannato in via definitiva

per aver ucciso e fatto a pezzi Pamela Mastropietro, la 18enne romana che si allontanò dalla comunità di Corridonia e i resti furono

poi ritrovati in due trolley a Pollenza (Macerata) nel gennaio di cinque anni fa.

SARANNO SENTITI A PORTE CHIUSE

La Corte di Assise di Appello di Perugia ha deciso di ascoltare a porte chiuse le testimonianze dei due uomini che incontrarono Pamela e ebbero rapporti con lei prima dell’omicidio. In apertura dell’udienza, il presidente Paolo Micheli ha riferito la richiesta arrivata dal legale di uno dei testimoni di ascoltare la sua testimonianza a porte chiuse “per tutelare” la sua “riservatezza” in considerazione del fatto che la vicenda lo ha già visto “vittima di clamore mediatico”, di “offese anche sui social” e di uno stravolgimento della sua vita tanto da aver dovuto lasciare la sua attività di tassista.

Il sostituto procuratore generale, gli avvocati di parte civile e la difesa dell’imputato si sono detti d’accordo o si sono comunque rimessi alla Corte. La decisione è stata quella di sentire i due a porte chiuse. Pubblico e giornalisti hanno dunque lasciato l’aula e potranno rientrare una volta ascoltati i due uomini. Oggi Oseghale non è presente all’udienza.

FUORI DAL PALAZZO DELLA CORTE D’ASSISE D’APPELLO STRISCIONI PER PAMELA

Prima dell’inizio del dibattimento, fuori dal palazzo della Corte di Assise di appello sono stati srotolati a terra degli striscioni per Pamela: “Pamela grida giustizia e noi siamo la sua voce!”, si legge su uno. “Il disagio non può essere un alibi per un massacro. Pamela voleva vivere e dei mostri le hanno spezzato tutti i sogni”, recita un altro. “Pena dura e certa per chi violenta, uccide, massacra, deturpa la vita altrui ” e “Dopo cinque anni stiamo ancora aspettando giustizia! La disumanità non deve diventare normalità” e “Intercettazione: ‘c’è una bianca da stuprare’ ed era Pamela”, si legge su altri mentre al centro campeggia una foto della 18enne con la scritta “Giustizia per Pamela Mastropietro”. In aula ci sono i genitori della ragazza. Alessandra Verni, la mamma, indossa una maglietta con la foto della figlia.

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Cronaca

Roma: 600mila euro alla famiglia del militare morto di cancro per l’amianto

Il Tribunale di Roma ha condannato il ministero della Difesa

a risarcire, con 600mila euro, la famiglia del militare casertano Leopoldo Di Vico, deceduto nel marzo 2015, a soli 58 anni,

dopo una lunga malattia contro il cancro sviluppatosi in seguito

ad esposizione ad amianto ed altri cancerogeni.

Lo rende noto l’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona).

Di Vico era un luogotenente dell’Esercito Italiano, meccanico dei

mezzi blindati e corazzati del Battaglione Meccanizzato Granatieri di Sardegna, impiegato anche nelle missioni in Albania e Kosovo.
Il ministero aveva negato il riconoscimento della causa di servizio e

lo status di vittima del dovere, giunto solo dopo la sua morte a seguito

di un contenzioso giudiziario.

SENTENZA A ROMA, SOTTUFFICIALE IMPIEGATO IN ALBANIA E KOSSOVO

“Finalmente arriva la condanna anche al risarcimento del danno”, commenta l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona, che ha seguito personalmente la vicenda del luogotenente Di Vico, “questo però non riporterà Leopoldo alla sua famiglia”. Bonanni ricorda che Di Vico è “una delle tante della sindrome dei Balcani.
L’associazione da anni denuncia i rischi legati all’uranio impoverito, alle radiazioni e alle nanoparticelle che ne conseguono che hanno provocato non meno di 400 decessi solo per tumori emolinfopoietici tra tutti coloro che sono stati impiegati nelle missioni all’estero”. (ANSA).

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Cronaca

Almanacco. 22 febbraio 1980: Valerio Verbano, studente 18enne viene ucciso a Roma con un colpo alla nuca

Oggi nel nostro almanacco ricordiamo un tragico fatto di cronaca.

Il 22 febbraio 1980:Valerio Verbano, studente di 18 anni vicino

agli ambienti dell’Autonomia Operaia, viene ucciso con un colpo

alla nuca da tre neofascisti che lo attendono a casa sua, dopo

esservisi introdotti e aver immobilizzato i genitori.

TRE GIOVANI ARMATI SI INTRODUCONO IN CASA IN VIA MONTE BIANCO 114

Intorno alle 12:44, tre giovani armati e coperti da un passamontagna

si introducono con una scusa in casa Verbano, al quarto piano di

via Monte Bianco 114, nel quartiere romano di Monte Sacro.

Spacciandosi per amici del figlio riescono a convincere i genitori di Verbano ad aprire le porte della loro abitazione;

una volta introdottisi all’interno dell’appartamento, armati di pistole

con silenziatore, i tre legarono e imbavagliarono i genitori

che, immobilizzati con nastro adesivo, furono portati nella loro

camera da letto.

A quel punto, rimasero in attesa del rientro di Valerio, non ancora rincasato da scuola.
Al suo ritorno, intorno alle 13:40, aperta la porta di casa, Verbano

fu subito assalito dai tre.

Nella colluttazione che seguì riuscì a disarmare uno degli assalitori e

a tentare la fuga attraverso una delle finestre dell’appartamento.
Fu però raggiunto da un colpo di arma da fuoco alla schiena che

gli entrò nella spalla sinistra recidendogli l’aorta e facendolo

cadere morto sul divano del salotto.

L’omicidio di Valerio Verbano è uno dei grandi enigmi degli

anni di piombo, rivendicato sia da destra che da sinistra, ancora oggi insoluto.