Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo un artista.
Il 31 Dicembre 1969 muore GUSTAVO CACINI. Romano autentico, attore comico dei più malmessi teatri di periferia.
Di corporatura esile ed aspetto smunto, strabico e gibboso, si presentava in scena con un lungo frac e calzoni che non gli arrivavano alle caviglie, sotto i quali spuntavano scarpe di una misura spropositatamente grande.
Il costume ridicolo ben si accompagnava allo sgraziato vocione che possedeva.
LA SUA CARATTERISTICA ERA QUELLA DI PROVOCARE LA PLATEA CON BATTUTE PESANTI E DOPPI SENSI
La sua caratteristica era quella di provocare la platea con un atteggiamento da sbruffone, con le battute pesanti ed i doppi sensi.
E d’altra parte il pubblico a sua volta era solito “interagire” in modo
non leggero con gli attori di avanspettacolo, con duelli coloriti.
I più famosi e coloriti scambi di battute con il pubblico hanno ispirato Federico Fellini e Steno rispettivamente nei film Roma e Un americano a Roma.
La notorietà della marcetta che accompagnava il suo ingresso in scena fu sfruttata da Mario Ruccione nella canzonetta Faccetta nera che ne plagiò il motivo.
Quando una persona si dà tanta importanza i romani sono soliti apostrofarlo con la frase: “Ma chi sarai Cacini?”, con riferimento alle arie da “bullo” che l’attore assumeva in teatro (spacciandosi come erede di Primo Carnera).
Era solito concludere le sue smargiassate dicendo: “L’ho prese sì, ma quante gliene ho dette!”.Era famoso anche per le sue canzonette sboccate, dove faceva grande uso di doppi sensi.
Probabilmente fu proprio Cacini, in uno dei suoi insuccessi, a meritarsi quel lancio di un gatto morto dalla platea poi ripreso da Federico Fellini nel film Roma.
APPARVE L’ULTIMA VOLTA NEL 1945 ACCANTO AD ANNA MAGNANI
Apparve l’ultima volta nel 1945 al Quattro Fontane interpretando il suo personaggio tragicomico nella rivista «Soffia so…» di Garinei e Giovannini accanto alla grande Anna Magnani.
Roma gli ha intitolato una via.