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Volano gli acquisti di cibo low cost

Volano gli acquisti di cibo low cost, con i discount alimentari che fanno segnare un balzo del +10,1% nelle vendite in valore, il più elevato tra tutte le tipologie distributive alimentari. È quanto emerge dall’ analisi Coldiretti sui dati Istat relativi al commercio al dettaglio a aprile che complessivamente registra un aumento del 5,5% degli acquisti alimentari rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Volano i cibi low cost solo, o quasi, a causa del caro prezzi

Si tratta però di un risultato dovuto esclusivamente al caro prezzi con le quantità di prodotti alimentari acquistati che si riducono dello 0,8%. Il balzo dei discount evidenzia la difficoltà in cui si trovano le famiglie italiane che, spinte dai rincari, orientano le proprie spese su canali a basso prezzo, nel tempo della guerra.

Aumenti record

Gli aumenti record delle quotazioni per i prodotti energetici e le materie prime si riflettono, infatti, sui costi di produzione del cibo ma anche su quelli di confezionamento, dalla plastica per i vasetti dei fiori all’acciaio per i barattoli, dal vetro per i vasetti fino al legno per i pallet da trasporti e alla carta per le etichette dei prodotti che incidono su diverse filiere, dalle confezioni di latte, alle bottiglie per olio, succhi e passate, alle retine per gli agrumi ai barattoli smaltati per i legumi. Una situazione che nei Paesi più ricchi provoca inflazione, mancanza di alcuni prodotti e aumenta l’area dell’indigenza alimentare, ma anche gravi carestie nei Paesi meno sviluppati.

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Prezzi dei carburanti macigno sull’economia

Prezzi dei carburanti macigno sempre più pesante sull’economia. In un Paese come l’Italia dove l’85% delle merci per arrivare sugli scaffali viaggia su strada, l’aumento dei prezzi di benzina e gasolio ha un effetto valanga sui costi delle imprese e sulla spesa di consumatori con il rischio di alimentare psicosi, accaparramenti e speculazioni.

Prezzi carburanti si estendono sull’itera filiera per Coldiretti

È quanto afferma la Coldiretti in riferimento ai prezzi dei carburanti dalla benzina al gasolio con effetti che si estendono all’intera filiera agroalimentare, dai campi all’industria di trasformazione fino alla conservazione e alla distribuzione per arrivare al carrello della spesa delle famiglie. Una corsa dei carburanti che trascina gli alimentari sugli scaffali cresciuti in media del 7,1% per effetto di aumenti generalizzati di tutti i prodotti a partire dagli oli alimentari di semi (+70,2%) al burro (+22,6%) fino alla pasta (+16,6%).

Aumenti colpiscono tutti

Se i prezzi per le famiglie si impennano, l’aumento dei costi colpisce duramente l’intera filiera agroalimentare a partire dalle campagne dove più di un azienda agricola su dieci (11%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività ma ben circa 1/3 del totale nazionale (30%) si trova comunque costretta a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi di produzione, secondo il Crea. In agricoltura si registrano infatti aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio. L’impatto dell’impennata dei costi per l’insieme delle aziende agricole supera i 9 miliardi di euro. Le imprese italiane devono inoltre affrontare un pesante deficit logistico per la carenza di infrastrutture per il trasporto merci con un gap di competitività che penalizza il sistema economico nazionale rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea.

Costo medio chilometrico per le merci più alto in Europa

In Italia il costo medio chilometrico per le merci del trasporto pesante è pari a 1,12 euro/ chilometro, più alto di nazioni come la Francia (1,08 euro/chilometro) e la Germania (1,04 euro/chilometro, ma addirittura doppio se si considerano le realtà dell’Europa dell’Est come la Lettonia, la Romania o la Polonia secondo l’analisi di Coldiretti su dati del Centro Studi Divulga.

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Maltempo per un costo pesante sull’agricoltura

Maltempo con allagamenti e violenti temporali per un costo pesante sull’agricoltura. In una stagione segnata da una drammatica siccità, il moltiplicarsi di eventi estremi fanno soffrire l’agricoltura con un conto di 14 miliardi di danni in un decennio, tra perdite della produzione nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture. È quanto afferma la Coldiretti in all’ondata di maltempo che ha interessato il Nord Italia con danni nelle città ed in campagna. Siamo di fronte ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal caldo al maltempo.

Maltempo con grandine sulle campagne

La caduta della grandine nelle campagne è la più dannosa in questa fase stagionale per le perdite irreversibili che provoca alle coltivazioni nei campi proprio alla vigilia della raccolta, mandando in fumo un intero anno di lavoro. Un evento climatico avverso che si ripete sempre con maggiore frequenza, ma a cambiare è anche la dimensione dei chicchi che risulta essere aumentata considerevolmente negli ultimi anni con la caduta di veri e propri blocchi di ghiaccio anche più grandi di una palla da tennis. Per essere di sollievo la pioggia deve durare a lungo, cadere in maniera costante e non troppo intensa.

Forti temporali provocano danni

I forti temporali, soprattutto con precipitazioni violente provocano invece danni. In campo ci sono riso, girasole, mais e soia, ma anche le coltivazioni di grano, altri cereali e foraggi per l’alimentazione degli animali, e gli ortaggi e la frutta importanti per assicurare la produzione di cibo Made in Italy sule tavole degli italiani in un momento peraltro difficile a causa della guerra in Ucraina e dei rincari. Con il cambiamento della distribuzione nella pioggia dal punto di vista geografico e temporale, in Italia per risparmiare l’acqua, aumentare la capacità di irrigazione e incrementare la disponibilità di cibo per le famiglie è stato elaborato e proposto da Coldiretti e Anbi un progetto immediatamente cantierabile per la realizzazione di una rete di piccoli invasi con basso impatto paesaggistico e diffusi sul territorio, privilegiando il completamento e il recupero di strutture già presente.

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Alberghi, ristoranti e agriturismi in festa per il ponte del 2 giugno

Alberghi, ristoranti e agriturismi raddoppiano il fatturato, con ben 13 milioni di italiani in vacanza nel ponte del 2 giugno, spinti dal grande caldo. Le presenze tornano quasi ai livelli pre covid. È quanto emerge dall’analisi diffusa dalla Coldiretti nel ponte del 2 giugno che rappresenta la prima vera prova dell’estate, sulla base dei dati Istat relativi al fatturato nei servizi primo trimestre dell’anno. Dopo le difficoltà dello scorso anno le attività delle agenzie di viaggio aumentano del 274% quelle di alloggio balzano del +263% mentre la ristorazione mette a segno una crescita del +89%.

Ottima premessa per alberghi, ristoranti e agriturismi in vista dell’estate

Una ottima premessa in vista dell’arrivo dell’estate che si preannuncia positiva grazie anche al ritorno del turismo straniero, dopo il superamento della richiesta del green pass alle frontiere. A beneficiare della ripresa del settore turistico è l’intera filiera alimentare poiché sarà destinato alla tavola ben 1/3 della spesa turistica dell’estate 2022 che fa segnare il prepotente ritorno della convivialità.

Italia paese della qualità agroalimentare

Il consumo di pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche l’acquisto di souvenir o specialità enogastronomiche è, per molti turisti, la principale motivazione del viaggio in un Paese come l’Italia, che è l’unico al mondo che può contare sui primati nella qualità, nella sostenibilità ambientale e nella sicurezza della propria produzione agroalimentare. Alla base del successo del Made in Italy c’è un’agricoltura che è diventata la più green d’Europa con la leadership Ue nel biologico con 80mila operatori, il maggior numero di specialità Dop/Igp/Stg riconosciute (316), 526 vini Dop/Igp e 5.333 prodotti alimentari tradizionali e con Campagna Amica la più ampia rete dei mercati di vendita diretta degli agricoltori.

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Le strategie degli italiani per risparmiare, secondo Coldiretti

Le strategie degli italiani per risparmiare, secondo Coldiretti. Tra i comportamenti virtuosi segnalati, spicca la riduzione degli sprechi che riguarda ben il 68% delle famiglie. Un impegno che al valore economico aggiunge anche quello etico ed ambientale in un Paese come l’Italia dove in media nella spazzatura finiscono quasi 31 chili all’anno di prodotti alimentari, per un totale di oltre 1,8 miliardi di chili da smaltire.

Strategie che portano al riciclo di quel che avanza a pranzo per la cena

Sulle tavole degli italiani sono così tornati i piatti del giorno dopo come polpette, frittate, pizze farcite, ratatouille e macedonia. Ricette che non sono solo una ottima soluzione per non gettare nella spazzatura gli avanzi, ma aiutano anche a non far sparire tradizioni culinarie del passato secondo una usanza molto diffusa che ha dato origine a piatti diventati simbolo della cultura enogastronomica del territorio come la ribollita toscana, i canederli trentini, la pinza veneta o al sud la frittata di pasta.

Resta l’attenzione per la qualità

La propensione al risparmio, in ogni caso, non sembra intaccare l’attenzione verso la qualità di ciò che si porta a tavola, con il 70% degli italiani che non intende rinunciare al prodotto 100% italiano, anche per sostenere l’economia e l’occupazione nel proprio Paese. Se i prezzi per le famiglie corrono l’aumento dei costi colpisce duramente l’intera filiera agroalimentare, a partire dalle campagne dove più di un azienda agricola su 10, l’11%, è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività.

Aziende in difficoltà per aumento costi di produzione

Circa 1/3 del totale nazionale (30%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi di produzione, secondo il Crea. In agricoltura si registrano infatti aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio. «Occorre lavorare da subito per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali e alle speculazioni», afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

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Allarme nelle campagne per temporali e grandine

Allarme nelle campagne per i temporali che si sono abbattuti a macchia di leopardo lungo la Penisola con la caduta di grandine che è la più temuta in questa fase stagionale per i danni irreversibili che provoca alle coltivazioni di frutta e verdura nei campi.

Allarme lanciato da Coldiretti

È quanto afferma la Coldiretti in riferimento all’arrivo del maltempo con l’allerta della protezione civile in sette regioni per rovesci di forte intensità, locali grandinate, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento. Nelle regioni interessate dall’ondata di maltempo sono particolarmente concentrate le coltivazioni di frutta e quelle di cereali minacciate dai nubifragi che rischiano di far perdere un intero anno di lavoro proprio alla vigilia della raccolta. Gli agricoltori hanno steso le reti antigrandine per proteggere i raccolti di frutta che tuttavia non sono purtroppo capillarmente diffuse.

Stagione segnata da eventi estremi

Una situazione che rischia di far salire il conto dei danni in una stagione segnata da eventi estremi come la siccità che colpisce una buona parte del territorio nazionale. Siamo di fronte alle evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici anche in Italia dove l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai la norma, con una tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con costi per oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.

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Voucher per contrastare la carenza di personale nella ristorazione

Voucher per contrastare la carenza di personale nella ristorazione. La proposta giunge dalla CNA di Roma, tramite le parole del presidente Federico Modello. «La questione legata alla carenza del personale nella ristorazione non può essere risolta con la logica delle contrapposizioni: per migliorare il settore bisogna tutti insieme Regione, imprese e lavoratori trovare un modello che metta d’accordo le diverse esigenze. Nessuno mette in dubbio la preparazione degli allievi che sono formati nelle scuole, ma troppo spesso questa preparazione è teorica, servirebbe invece una conoscenza delle dinamiche aziendali e questa si acquisisce solo sul campo e nel tempo.

Retribuzioni del settore

Inoltre, nessuno vuole speculare sulle giuste retribuzioni del settore, ma questo è un settore sottoposto, soprattutto negli ultimi anni, ad una grande instabilità economica con modalità e orari di lavoro completamente stravolti. Le nostre imprese garantiscono condizioni di lavoro ottimali, rispetto nell’applicazione della contrattazione collettiva di settore e adeguata retribuzione.

Voucher per pianificare ritmi lavorativi

Un settore che ha subito le difficoltà della crisi e che sta ripartendo, ma che ha anche una grande esigenza di flessibilità considerata l’organizzazione del lavoro e che richiede strumenti contrattuali idonei e funzionali alle esigenze delle imprese quali ad esempio i voucher di lavoro, capaci di gestire la pianificazione dei ritmi di lavoro», dichiara Federico Mondello, Presidente di CNA Commercio Roma.

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Pecorino Romano DOP, cambiamenti in dirittura d’arrivo

Pecorino Romano DOP, cambiamenti in dirittura d’arrivo. Presentate da Coldiretti Lazio le proposte di modifiche al disciplinare di produzione della D.O.P. del Pecorino Romano alla Regione Lazio. Tra le richieste avanzate quella di ottenere un marchio di distintività del prodotto laziale e aumentare la percentuale di produzione. «Quello che continua a mancare è un’attenzione alla produzione laziale, territorio che ha dato la luce a questa DOP e che non riesce ad avere oltre a un simbolo sulla forma, visibile solo se intera, una sua distintività, che si possa manifestare anche nei porzionati e nel grattugiato».

Pecorino Romano DOP, necessario marchio distintivo

Così il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri, in risposta alle osservazioni presentate dal Mipaaf al Consorzio per la Tutela del Formaggio Pecorino Romano, in merito alle proposte di modifica al disciplinare del prodotto Dop. «Riteniamo fondamentale poter inserire un marchio di distintività perseguibile sulla produzione laziale – aggiunge Granieri – affinché arrivi al consumatore. È altresì importante prevedere un aumento della percentuale di produzione del pecorino romano DOP nel Lazio, terra che ha dato i natali a questo formaggio e che merita una considerazione produttiva sicuramente maggiore, anche per l’elevata qualità del prodotto ottenuto su questo territorio».

Le risposte di Coldiretti Lazio al Mipaaf

Nello specifico riguardo alle valutazioni emerse dalla Coldiretti Lazio sulle risposte del Consorzio per la Tutela del Formaggio Pecorino Romano Dop ai vari punti presentati dal Mipaaf, come la possibilità di modificare la temperatura massima, fino ai 50°gradi. Quindi con l’inserimento di un nuovo range proposto per la cottura della cagliata del Pecorino Romano DOP compreso tra 45°-50° gradi, la Coldiretti Lazio ritiene che: «La maggiore temperatura di cottura provoca oltre alla diminuzione di umidità, anche una maggiore espulsione di grasso dal latte, e questo comporta una alterazione del sapore che si sprigiona fisiologicamente durante i mesi della stagionatura.

Maggiore temperatura peggiora la qualità del formaggio

Di fatto peggiorando la qualità del formaggio e comportando la perdita della tipica piccantezza del Pecorino Romano. Questo avrebbe come conseguenza una immediata omologazione al gusto e condurrà i consumatori a scegliere non più secondo parametri qualitativi, ma in virtù del prezzo». E ancora in merito alle razze che possono essere utilizzate per la produzione del latte destinato alla trasformazione del Pecorino Romano DOP, la Coldiretti Lazio specifica che:

Mantenere razze italiane e loro mescolamento per produrre il latte

«L’attuale disciplinare, e con esso le precedenti versioni, prevede greggi che pascolano nei territori di Lazio, Sardegna e provincia di Grosseto». Ritenendo quindi importante il mantenimento di razze italiane e loro incroci, nelle forme di allevamento tradizionale, per la produzione di latte destinato a Pecorino Romano DOP.

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Crollo del raccolto mondiale del grano

Crollo del raccolto mondiale del grano, che scende a 775 milioni di tonnellate a causa del mix esplosivo tra cambiamenti climatici e guerra che ha tagliato le semine in Ucraina e fatto balzare il costo dei fertilizzanti, con effetto sulle rese produttive a livello globale. È quanto afferma la Coldiretti in riferimento all’allarme sulla sicurezza alimentare globale lanciato dall’Onu e dal premier italiano Mario Draghi.

Crollo delle scorte di grano a 267 milioni di tonnellate

Il risultato è la diminuzione delle scorte globali di grano che dovrebbero ammontare a 267 milioni di tonnellate, in calo per il secondo anno consecutivo e al livello più basso degli ultimi sei anni. A mettere a rischio i raccolti mondiali è anche la decisione di Russia e Bielorussia di bloccare le esportazioni fino al 31 agosto dei fertilizzanti necessari in agricoltura per garantire la crescita delle colture. La Federazione Russa produce 50 milioni di tonnellate di fertilizzanti, circa il 15% dell’intera produzione mondiale, con l’Unione Europea che è tra i principali acquirenti e, in particolare, insieme alla Bielorussia rappresenta il 40% delle esportazioni mondiali di potassio, uno dei nutrienti essenziali.

Decisivo anche il deficit di fertilizzanti

Il deficit di fertilizzanti sul mercato mondiale ma anche il loro minore utilizzo per gli elevati prezzi raggiunti taglia le rese produttive delle coltivazioni in tutto il pianeta, secondo la Coldiretti, aggravando una situazione già difficile per i cambiamenti climatici. I raccolti di grano sono infatti in calo nei diversi continenti, dall’Australia al Marocco, dove si stima la minore produzione dal 2007/08 a causa della siccità. In India il governo di Delhi ha bloccato le esportazioni per garantire adeguate forniture alla popolazione, ma in difficoltà ci sono anche alcune aree degli Usa e della Cina il secondo produttore mondiale.

Grande caldo problema in Europa

Anche in Europa il grande caldo sta colpendo Germania, Francia, Spagna e Italia con i raccolti sono stimati in lieve calo, secondo le previsioni del Dipartimento all’Agricoltura degli Stati Uniti (Usda). Ma agli effetti del clima si aggiungono quelli diretti della guerra in Ucraina, dove la produzione è stimata in calo di 1/3 rispetto all’anno precedente per la riduzione delle superfici seminate a causa dell’invasione russa.

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Record storico per le esportazioni alimentari Made in Italy

Record storico per le esportazioni alimentari Made in Italy nel 2022, con un balzo positivo del 21.5%, anche se preoccupano gli effetti del conflitto in Ucraina, con i rincari energetici che stanno colpendo i consumi a livello globale. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sui dati Istat sul commercio estero relativi al primo trimestre del 2022.

Record del 2021 nuovamente battuto

Le esportazioni alimentari nazionali sono in aumento sul record annuale di 52 miliardi fatto registrare nel 2021 con la Germania che è il principale mercato di sbocco in aumento nel trimestre dell’12,4% mentre gli Usa si classificano al secondo posto con una crescita del 21,5% e la Francia chiude il podio con +19,5%.

Boom nel Regno Unito nonostante Brexit

Un vero boom si è verificato nel Regno Unito con un +32,5% nonostante la Brexit, ma pesa il crollo del 25,1% in Cina e anche quello in Russia che, con l’avvio della guerra e le sanzioni nel mese di marzo, fa registrare un crollo del 41,2% rispetto al mese precedente. A trainare la crescita del Made in Italy nel mondo ci sono prodotti base come il vino che guida la classifica dei prodotti Made in Italy più esportati seguito dall’ortofrutta fresca. A preoccupare sono gli effetti diretti ed indiretti della guerra con la chiusura dei mercati nei Paesi più direttamente coinvolti come la Russia dove sono scattate sanzioni che colpiscono le esportazioni di alcune specialità oltre il valore di 300 euro come tartufi, vini top e caviale che si aggiungono però alle difficoltà all’export per i pagamenti.