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Dal 15 marzo al Teatro Golden in scena “Noi in quanto che…”

Dal 15 al 26 marzo al Teatro Golden debutta la commedia “Noi in quanto che…”.

Arriva sul palco una commedia politicamente scorretta!

Per la regia di Claudio Greg Gregori, che firma anche lo spettacolo

con Lallo Circosta e Riccardo Graziosi.

I PROTAGONISTI DELLO SPETTACOLO

Protagonisti Riccardo Graziosi, Lallo Circosta, Vania Della Bidia. Politicamente corretti? Simpatici? Antipatici? Lo spettacolo, prodotto da Ab Management, è una carrellata di scenette, sketch, monologhi, canzoni, dove il politicamente scorretto è il protagonista.

Lo spettacolo strizza l’occhio ai vecchi show del sabato sera e a quella tv in bianco e nera con le signorine buonasera, cordiali ed impeccabili. Vania è l’attrice chiamata e voluta da Lallo a tutti i costi e quasi subito si scoprirà l’infimo pruriginoso motivo, Riccardo è basito ma non può fare altro che accettare. Lo show sta per iniziare. Tra cadute di stile, litigate, rivendicazioni e sketch lo show arriverà al termine con un finale rassicurante e politicamente corretto.

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“Lancillotto e Ginevra” in scena al Teatro basilica dal 17 marzo

Sarà in scena al TeatroBasilica dal 17 al 19 marzo, Lancillotto

e Ginevra di Riccardo Favaro e Giovanni Ortoleva, liberamente tratto

da Chretien de Troyes, Sir Thomas Malory e Robert Bresson,

regia di Giovanni Ortoleva.

Le musiche sono di Pietro Guarracino. Protagonisti: Leda Kreider e Edoardo Sorgente.

NOTE DI REGIA

“Quando pensiamo ai romanzi cavallereschi la nostra mente viene affollata da corazze, scudi, stendardi – afferma Giovanni Ortoleva – Vediamo pesanti armature venire montate sui cavalli dagli stallieri, imbracciare lance di legno e sfidarsi a duello in nome di una dama distante. Sentiamo il rumore del loro cozzare riempire le foreste di un’Europa mitica, ancora piena di boschi.

Quando pensiamo ai cavalieri dimentichiamo, sistematicamente, la loro carne.

La carne che vive dentro le armature. La carne che tanti colpi prende,

si lacera, ribolle alla vista della propria dama e gronda di sangue dopo un torneo.

Questo è uno spettacolo sulla carne. In uno dei miti più noti del ciclo bretone, Ginevra, moglie di Artù, e Lancillotto, il più valente cavaliere del Re, cadono preda di un amore che porterà a scontri intestini e

lotte fratricide, fino alla tragica caduta del regno.

In seno alla cultura cortese nasce una storia che celebra il tramonto

della tavola rotonda, come un cane che si morde la coda: è proprio il tanto decantato amore, spesso al centro delle prove affrontate dai cavalieri di Artù, a decretare la sua fine.

Setacciando gli ampi materiali che formano il ciclo arturiano e gli circolano intorno, da Chretien de Troyes a sir Thomas Malory, da Dante Alighieri a Robert Bresson, Giovanni Ortoleva e Riccardo Favaro attraversano il mito e ne compiono una riscrittura essenziale, capace di far intravedere attraverso la vicenda dei due amanti l’affresco di un mondo in rapido cambiamento. 

Nella loro infinita, incolmabile distanza dal mondo reale, i romanzi cortesi parlano ad ogni epoca facendo riflettere su ciò che in essi

si trova e che nella realtà manca. Non possiamo sapere che effetto facessero su chi li ascoltasse nella prima parte dello scorso millennio, ma a colpirci oggi non sono tanto gli animali fantastici o gli incantesimi quanto il mondo ideale dei cavalieri, la loro condivisione di valori per cui morire.

Oggi la tavola rotonda, la cui forma indicava che nessuno poteva esserne il vertice, è più inimmaginabile degli ippogrifi.

Se è vero, come dice Denis De Rougemont, che l’Occidente si fonda sull’idea di amore descritto nei romanzi cortesi, viene naturale chiedersi come ha fatto a perdere tutto il resto che si trova in quelle pagine.

A questo proposito, proprio la storia di Lancillotto e Ginevra è cruciale. Quando la moglie di Re Artù e il suo cavaliere più valoroso avviano la loro relazione clandestina stanno mettendo in moto il processo che porterà alla fine del regno di Artù.

Stanno decidendo, o non stanno riuscendo ad evitare, di distruggere la tavola rotonda. Stanno scegliendo l’amore al posto degli ideali.

Stanno scegliendo per noi”.

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Il 20 marzo al Sistina di Roma “Come te è impossibile”, tributo a Califano di Butinar

“Come te è impossibile” è il tributo a Franco Califano di Gianfranco Butinar che arriva al Teatro Sistina di Roma il prossimo 20 marzo.

Lo spettacolo è una emozionante fotografia musicale dell’impareggiabile universo artistico del Maestro Franco Califano. Ideato da Gianfranco Butinar (figlioccio artistico del grande

Poeta-Cantautore), è un delicato omaggio alla straordinaria vita artistica di Califano ed anche un’occasione per raccontarne la sua grandezza.

Oltre due ore di live, tra pietre miliari della canzone, chicche sconosciute ai più, monologhi deliranti e commoventi allo stesso tempo, aneddoti pazzeschi ed inediti esclusivi che sono rimasti nel cassetto di Gianfranco dopo la sua scomparsa.

CON GIANFRANCO BUTINAR UNA BAND CAPITANATA DAL MAESTRO STEFANO SCARTOCCI

Ad accompagnare Butinar sul palco artisti della musica con una band capitanata dal Maestro Stefano Scartocci, per 22 anni costola di Lucio Dalla! Un concerto, un atto, un Tributo, ed un coinvolgimento per il pubblico crescente ed inesauribile. La capacità di emozionare del protagonista, Gianfranco Butinar, ed il suo amore sconfinato e viscerale per il suo padre artistico di cui ha assorbito voce, gesta, e movenze nel gesticolare. Emozioni da vivere e da raccontare.

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Cirque Du Soleil, arriva a Roma fino al 29 aprile

Cirque du Soleil è tornato in Italia e ha alzato il suo Grand Chapiteau

a Tor di Quinto, a Roma. Tutto è pronto per ospitare, il 21 marzo,

il debutto italiano dello spettacolo “KURIOS – Cabinet of Curiosities”, uno degli show più imponenti della celebre compagnia canadese, prodotto dai partner italiani Show Bees e Vivo Concerti.
Oltre 120 lavoratori hanno contribuito ad innalzare il Grand Chapiteau, costituito per la prima volta in Italia da una tela gialla e blu che,

in corrispondenza dei quattro alberi principali, arriva a misurare un’altezza superiore ai 25 metri e dominerà la skyline della capitale fino al 29 aprile. 

PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA “KURIOS-CABINET OF CURIOSITIES”

Intorno al tendone, che è in grado di ospitare circa 2.500 persone,

sono stati issati più di 100 pali necessari a completare, entro sei giorni, questo villaggio straordinario dalla superficie di 48.000 metri quadrati.

“KURIOS – Cabinet of Curiosities” vanta un cast di 49 artisti provenienti da 17 paesi diversi, alcuni dei quali sono in tournée con il Cirque du Soleil da oltre 15 anni.

Più di 8.000 costumi e 426 oggetti di scena sono stati realizzati per questa produzione, la 35esima dal 1984.
Lo show di Cirque du Soleil Entertainment Group, dopo le date di Roma a Tor di Quinto, si sposterà a Milano a Piazzale Cuoco da mercoledì 10 maggio 2023 a domenica 25 giugno.

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Antonio Giuliani in “Myday” al Nuovo Teatro Orione

Antonio Giuliani in “Myday”, dal 14 al 18 marzo al Nuovo Teatro Orione di Roma. Finalmente ci siamo, dopo un periodo così tragico, ricominciamo a trovare un po’ di normalità, quella che davamo così scontata nella quotidianità pre-pandemia.

Antonio Giuliani racconta

«Come se ricominciassimo una nuova vita, come se fossimo rinati di nuovo e in questo rinascimento, anche io sono tornato alle origini con uno spettacolo comico e garantito. Ricominciando da dove mi ero fermato: sul palco con il pubblico in platea, in teatro! Sono emozionato, come quando debuttai per la prima volta in un piccolo pub della periferia romana.

Nuovo testo

Questo nuovo testo è un percorso quotidiano sulle nevrosi, i comportamenti individuali, che spesso ci portano a caratterizzare in maniera negativa la nostra vita di tutti i giorni, siamo perennemente in conflitto con tutto e tutti, pensiamo sempre che ci sia qualche secondo fine, anche analizzando una semplice azione, un saluto, una telefonata non ricevuta, diventiamo amici per interesse, spontanei per convenienza, ridiamo per come sono gli altri e mai per come siamo noi stessi. Ovviamente chi racconta tutto questo sul palco, non è un portatore di verità, anzi è proprio vivendo in prima persona tutte queste difficoltà, che ha voglia di mettersi in gioco. Un comico è tale quando ha la capacità di ridere di sé stesso, perché in fondo, le nevrosi, non sono altro che lo specchio più o meno distorto di ognuno di noi.

Le nevrosi possono essere risolte

Però si può anche decidere che tutte le nevrosi e le loro conseguenze, possono essere risolte, analizzate, con una semplice riflessione ironica, per stemperare una condizione sociale attualmente difficile, per via dei conflitti e delle tensioni internazionali, che spesso tragicamente oscurano il senso della nostra vita umana. “Mayday” è uno spettacolo leggero, quella leggerezza, che porta ad un equilibrio tra una comicità non volgare e mai sopra le righe, e qualche riflessione, dove la risata è terapeutica, perché un sorriso, non ha mai ucciso nessuno anzi ha salvato l’uomo dalla monotonia».

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Dal 14 marzo all’Ambra Jovinelli “La Bottega del Caffe’ “

La Bottega del Caffe’ di Carlo Goldoni è una commedia che si svolge

in un campiello veneziano, dove un insieme di personaggi si intrecciano attorno al protagonista, Don Marzio.
L’autore riesce a descrivere ognuno di essi attraverso sfumature e intrecci, rivelando la loro unicità e complessità.
Ma è Don Marzio, il personaggio ambiguo e catartico, a rappresentare

la chiave della commedia.

IL TESTO AFFRONTA TEMI COME LE “FAKE NEWS”, LE ACCUSE FEROCI E IL VOYEURISMO

Nella rilettura contemporanea, il testo si rivela ancora attuale, affrontando temi come le “fake news” le accuse feroci e il voyeurismo.
Don Marzio è il principe del campiello, che osserva e intriga nelle vite degli abitanti, distaccandosi volutamente dall’ambiente circostante

con un linguaggio crudo e politicamente scorretto.

Questa estraneità gli costa cara, rendendolo “il diverso” e il “capro espiatorio” da emarginare.

La sua uscita di scena rivela le ambiguità e i lati oscuri di ogni componente della società del campiello, dando alla commedia

una dimensione misteriosa e affascinante da indagare.

La leggerezza e la perfetta struttura drammaturgica del testo offrono molte tracce di un lato d’ombra, come le battute banali che celano situazioni destinate a degenerare e i personaggi solo apparentemente limpidi.

In definitiva, La Bottega del Caffe’ di Carlo Goldoni è una commedia che, pur essendo ambientata in un contesto storico preciso, affronta temi attuali e universali, come la manipolazione dell’informazione, l’emarginazione e l’ambiguità dei rapporti umani.

L’autore riesce a descrivere ogni personaggio con precisione, rivelando la loro complessità e umanità, e offrendo allo spettatore la possibilità di riflettere sui meccanismi che regolano le dinamiche sociali.

IL CAST

La Bottega del Caffe’ di Carlo Goldoni sarà in scena dal 14 marzo al 19 marzo al Teatro Ambra Jovinelli di Roma con Michele Placido e

Luca Altavilla, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Anna Gargano, Armando Granato, Vito Lo Priore, Francesco Migliaccio, Michelangelo Placido, Maria Grazia Plos.

regia Paolo Valerio

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Alice canta Battiato con l’Orchestra La Fenice al Pantheon a Roma il 16 aprile

Il 16 aprile Alice si esibirà al Pantheon di Roma in un concerto tra spiritualità e musica dedicato a Franco Battiato.

Ad accompagnarla sul palco in questa occasione così speciale sarà l’Orchestra del Teatro La Fenice, diretta dal maestro Carlo Guaitoli,

già stretto collaboratore del cantautore siciliano per oltre vent’anni.
Alice, con la sua personalità vocale unica e un percorso artistico sempre in evoluzione, canterà le canzoni di Franco Battiato, quelle cui sente di aderire maggiormente, privilegiando le sue composizioni più spirituali e mistiche, in un luogo straordinario come la Basilica di Santa Maria ad Martyres, il Pantheon di Roma, che per la prima volta accoglie un concerto di questo genere musicale, in una serata che vuole ricordare

il carismatico compositore anche di alcuni dei più grandi successi di Alice.

IL 16 APRILE, DIRIGE CARLO GUAITOLI

Nessuno riesce a rendere omaggio all’artista siciliano con autenticità

ed eleganza come Alice, non solo per la loro collaborazione e amicizia di una vita, ma soprattutto per l’affinità artistica e spirituale che li ha uniti.
“Vivo la possibilità che mi è data di cantare in questo storico luogo sacro, come un grande privilegio e con infinita gratitudine. Ancor di più, desidero essere semplice strumento, per quel che posso cogliere e accogliere, di ciò che Franco Battiato ha trasmesso attraverso la sua musica e i suoi testi, in questo suo straordinario passaggio sulla Terra”, ha affermato Alice in un comunicato.

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Razza Canara al Teatro Trastevere dal 16 al 19 marzo

Razza Canara di Alessandro Canale al Teatro Trastevere dal 16 al 19 marzo, per la regia di Emanuele Cecconi e Valerio Palozza. Roma, una città da sempre teatro di delitti terribili e mai chiariti, fa da sfondo a cinque incredibili storie efferate, raccontate in prima persona e in modo tragicamente spiritoso dagli stessi assassini che questi delitti hanno commesso.

Una razza a parte: la razza canara

Cinque individui diversi, uniti da un istinto comune: il totale disinteresse per le regole della collettività e la spietata adesione ad una propria etica personale che ritengono più sana, più giusta, più alta. Un istinto comune che li rende una razza a parte: la razza canara. «Una trentina di anni fa Roma fu teatro di un efferato fatto di sangue il cui responsabile, per motivi lavorativi e topografici, venne ribattezzato il Canaro della Magliana.

Delitto cruento

Il delitto di cui si era reso colpevole era stato così cruento che ero sicuro mai avrei potuto né condividerne le cause né tantomeno comprenderne la reazione. Ma mi sbagliavo. Perché il Canaro, intervistato con morbosa insistenza dalla stampa romana, approfittò di ogni occasione per raccontare le angherie, le vessazioni, le umiliazioni che aveva subito per mano della vittima, finendo sempre per assolversi a causa di una specie di legittima difesa esistenziale.

Nuova vittima…

Bene, alla fine di quell’affabulazione reiterata, il Canaro aveva fatto una nuova vittima…il sottoscritto. Che non solo lo capiva, ma gli dava perfino ragione, convinto che al posto di quel poveretto chiunque si sarebbe comportato così», così Alessandro Canale.

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Il canto dell’usignolo al Teatro Arcobaleno

Il canto dell’usignolo al Teatro Arcobaleno, da venerdì 10 a domenica 12, portato in scena da Glauco Mauri e Roberto Sturno. Le poesie e il teatro di William Shakespeare, il loro omaggio al grande poeta inglese, genio della cultura europea che da oltre quattrocento anni ci parla dell’essere umano nella sua essenza.

Il canto dell’usignolo favola di Gotthold Ephraim Lessing

Il canto dell’usignolo è una breve favola di Gotthold Ephraim Lessing. Un pastore, in una triste sera di primavera dice a un usignolo: «Caro usignolo, perché non canti più?». «Ahimè – rispose l’usignolo – ma non senti come gracidano forte le rane? Fanno tanto tanto chiasso e io ho perso la voglia di cantare. Ma tu le senti?» «Certo che le sento – rispose il pastore – ma è il tuo silenzio che mi condanna a sentirle». Chi ha il dono di “cantare” quindi canti, per non condannarci a sentire il tanto gracidare della banalità e della volgarità che ci circonda. C’è tanto chiasso intorno a noi che abbiamo bisogno che si alzi un canto di poesia e di umanità.

Voce a Shakspeare

Glauco Mauri e Roberto Sturno, accompagnati dalle musiche composte da Giovanni Zappalorto, eseguite in scena dallo stesso Zappalorto al pianoforte, e alle percussioni da Rodolfo De Montis, con gli elementi scenografici di Marta Crisolini Malatesta, danno voce alle immortali opere di Shakespeare, “l’usignolo” che con il suo canto ci parla della vita di tutti noi. Un caleidoscopio che attinge alle pagine più belle dei capolavori del Bardo di Avon, dall’amore esternato nei Sonetti, sentimento universale al di là dei generi, a Enrico V, da Come vi piace a Macbeth, da Riccardo II a Timone d’Atene, da Giulio Cesare a Re Lear e alla magia di Prospero de La tempesta.

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Piaf al Teatro Spazio 18b, dal 16 al 26 marzo

Piaf di Federico Malvaldi debutta in prima assoluta al Teatro Spazio 18b, dal 16 al 26 marzo: un viaggio nella vita della cantante de’ La Vie En Rose, con Veronica Rivolta. Una storia tormentata che inizia su un marciapiede di Parigi, davanti al numero 72 di rue Belville: meno di due chilometri dalla tomba del Père Lachaise dove adesso riposa in un trionfo di fiori.

Piaf: donna troppo piccola per una voce così grande

Una donna troppo piccola, per una voce così grande. Questo dicevano di lei. E da questo aneddoto si sviluppa un racconto fatto di musica, amore, autodistruzione, disperazione e momenti di intensissima felicità. Al centro di tutto, oltre alla vita, ci sono le sue canzoni più celebri come Je Ne Regrette Rien, Padam Padam, Hymne A L’Amour, e soprattutto la sua voce vibrante e potente, capace di raggiungere picchi di intensità così alti da dimenticare che il corpo che la contiene sta lentamente morendo a causa di un’esistenza sregolata. Un’esistenza che solo i più grandi e i più disperati si possono permettere di vivere.

Non solo spettacolo autobiografico

Piaf non vuole essere uno spettacolo autobiografico, ma il tentativo di far continuare a vivere la grandezza di una donna e della sua voce, icona di Francia e del mondo intero: perché ancora oggi, in qualunque angolo del mondo ti trovi, quando senti gracchiare da un vecchio disco La Vie En Rose ti vedi apparire davanti le strade, i quartieri, le luci, i caffè di Parigi, e pensi che non si possa vivere altrove.