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Ambiente

Il TAR Lazio respinge i ricorsi contro l’inceneritore: così Legambiente

Il TAR Lazio ha respinto i ricorsi presentati contro il progetto dell’inceneritore a sud di Roma, compresi quello di Legambiente e WWF che commentano:

Motivazioni del TAR da valutare

«Valuteremo le motivazioni della sentenza per capire come procedere. Continuiamo a ritenere che la procedura seguita presenti molteplici elementi di illegittimità e che la scelta di creare un inceneritore da 600.000 tonnellate sia profondamente sbagliata. Sui rifiuti, oggi, invece che nella realizzazione di un inceneritore l’Amministrazione dovrebbe impegnare le proprie forze nel ripulire una Capitale che da un mese, esattamente come negli anni scorsi, è ricoperta di rifiuti ad ogni angolo: una situazione indecente che con queste temperature diventa un problema sanitario.

Inceneritore non nel programma

L’impegno che si è dimostrato nel procedere all’approvazione di questo progetto, non previsto né nel Piano regionale dei rifiuti, né nel programma del Sindaco Gualtieri, sarebbe molto più efficace nell’estensione del porta a porta, oggi totalmente fermo, nell’aumento della raccolta differenziata con una percentuale cristallizzata da anni, in un percorso per l’attuazione della Tariffa Puntuale nel quale siamo totalmente immobili, nella realizzazione di nuove isole ecologiche e degli impianti dell’economia circolare per il recupero dei rifiuti raccolti in maniera differenziata, cantieri dei quali, al di là di tante belle parole, non vi è traccia.

Condanna per Roma

Così si condanna Roma solo a bruciare i propri rifiuti per i prossimi trent’anni almeno con buona pace della mancanza di recupero di materia e delle conseguenze sul cambiamento climatico che in questi giorni sta mostrando una delle sue facce più violente proprio nella Capitale».

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Ambiente

Legambiente vince al TAR sulla discarica di Magliano Romano

Legambiente vince il ricorso al TAR contro la realizzazione della discarica di Magliano Romano. La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio dà ragione a Legambiente che ricorreva ad aprile scorso, contro il parere favorevole sulla valutazione di impatto ambientale espresso dalla Regione Lazio per la realizzazione di una nuova grande discarica per rifiuti indifferenziati a Magliano Romano.

Legambiente commenta la decisione

«Le ragioni dell’ambiente hanno prevalso e la valutazione di impatto ambientale, con cui era consentita la realizzazione della discarica di Magliano – commentano Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio e Stefano Ciafani presidente nazionale di Legambiente – decade con questa decisione delle giustizia amministrativa. Il nostro impegno nel contrapporci ad ogni nuova discarica e ogni nuovo inceneritore continua incessante, perché abbiamo un mondo tecnologico che ruota intorno al concetto di economia circolare, pronto a generare tutte le fasi industriali necessarie a trasformare i rifiuti in risorse, senza più riempire il territorio di rifiuti e l’aria di inquinamento da incenerimento.

Grazie all’avvocato Andrea Farì

Un ringraziamento al gran lavoro dell’avvocato Andrea Farì che ha costruito e portato a termine il ricorso, al comune di Magliano e al sindaco Francesco Mancini che, insieme ai Sindaci dell’area Cassia-Tiberina-Flaminia, non ha mai mollato di un centimetro in una battaglia sacrosanta, e anche al grande impegno di tutti gli avvocati del nostro Centro di Azione Giuridica che in ogni territorio sono impegnati nel faticoso lavoro di contrasto giuridico alle scelte sbagliate nella gestione del ciclo dei rifiuti».

Discarica proposta i invaso della Idea 4

La discarica era stata proposta in un invaso di 890mila metri cubi della “Idea 4” a poche centinaia di metri dall’abitato di Magliano Romano. Comune, come tanti del quadrante nord della Città Metropolitana di Roma, estremamente virtuoso nella gestione dei rifiuti. Legambiente lo ha premiato più volte come comune riciclone e che secondo gli ultimi dati del Catasto Rifiuti Ispra, aveva superato nel 2020 il 75% di Raccolta Differenziata.

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Cronaca

Le terapie domiciliari per il Covid-19 in camera di consiglio il 3 febbraio

Il Consiglio di Stato, con un decreto monocratico firmato dal presidente Franco Frattini, ha sospeso la sentenza con la quale il Tar del Lazio aveva annullato la circolare sulle terapie domiciliari per i malati di covid-19. Fissata la trattazione collegiale in una camera di consiglio che si terrà il 3 febbraio.

Sospensione della circolare del Ministero della Salute

Il 15 gennaio scorso il Tar del Lazio, Sezione Terza Quater, aveva accolto il ricorso presentato contro il ministero della Salute per l’annullamento, previa sospensiva, della circolare del ministero della Salute “recante ‘Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da Sars-Cov-2’ aggiornata al 26 aprile 2021, nella parte in cui, nei primi giorni di malattia da Sars-Cov-2, prevede unicamente una ‘vigilante attesa’ e somministrazione di fans e paracetamolo e nella parte in cui pone indicazioni di non utilizzo di tutti i farmaci generalmente utilizzati dai medici di medicina generale per i pazienti affetti da covid”. Le censurate linee guida, come peraltro ammesso dalla stessa resistente, costituiscono mere esimenti in caso di eventi sfavorevoli, osservava il Tar. In disparte la validità giuridica di tali prescrizioni, è onere imprescindibile di ogni sanitario di agire secondo scienza e coscienza, assumendosi la responsabilità circa l’esito della terapia prescritta quale conseguenza della professionalità e del titolo specialistico acquisito.

Prescrizione contrastante con la professionalità del medico

La prescrizione dell’Aifa, come mutuata dal ministero della Salute, contrasta, pertanto, con la richiesta professionalità del medico e con la sua deontologia professione, imponendo, anzi impedendo l’utilizzo di terapie da questi ultimi eventualmente ritenute idonee ed efficaci al contrasto con la malattia Covid 19 come avviene per ogni attività terapeutica.

Tar del Lazio: “Ricorso da accogliere”

Secondo il Tar del Lazio il “contenuto della nota ministeriale, imponendo ai medici puntuali e vincolanti scelte terapeutiche, si pone in contrasto con l’attività professionale così come demandata al medico nei termini indicata dalla scienza e dalla deontologia professionale. Per tali ragioni il ricorso deve essere accolto”.