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Contro l’invasione della fauna selvatica i Custodi della biodiversità

Contro l’invasione incontrollata della fauna selvatica, a partire dai cinghiali, per difendere le aree verdi italiane e le produzioni agricole, arrivano i “Custodi della biodiversità” con l’alleanza fra AB Agrivenatoria Biodiversitalia, Coldiretti, Federparchi e Fondazione UNA che intendono promuovere un approfondimento sulla perdita di biodiversità e sul degrado degli ecosistemi dipendenti dal cambiamento climatico e dalla mancanza di un modello di gestione della fauna selvatica anche attraverso l’esercizio dell’attività venatoria.

Contro l’invasione delle specie più invasive e problematiche

Il controllo delle specie più invasive e problematiche e la valorizzazione delle risorse naturali per il tempo libero, la cultura e il benessere. L’appuntamento è per domani venerdì 24 febbraio 2023 dalle ore 10 presso il centro congressi di Palazzo Rospigliosi, sede della Coldiretti, in via XXIV Maggio 43 a Roma con la partecipazione del presidente di Coldiretti Ettore Prandini, del segretario generale di Coldiretti Enzo Gesmundo, del ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare Francesco Lollobrigida, il presidente di Federparchi Giampiero Sammuri, il presidente di Fondazione Una Maurizio Zipponi e infine il presidente di AB–Agrivenatoria Biodiversitalia Niccolò Sacchetti.

Rapporto Coldiretti

Per l’occasione sarà diffusa l’analisi della Coldiretti sulle conseguenze economiche e sanitarie dell’invasione della fauna selvatica in Italia, i rischi per la sicurezza delle persone e le opportunità che arrivano da una corretta gestione dei territori.

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Maltempo, concetto da rivedere

Maltempo, concetto tutto da rivedere. Gli effetti della crisi climatica in atto che si manifesta, con differenti passi temporali nell’estremizzazione meteo climatologica oramai sono palpabili da tutti.

Maltempo uguale ancora a pioggia?

«Mentre in passato valeva l’identità bel tempo=Sole, maltempo=pioggia o nebbia, oggi tutto sta velocemente cambiando. Basta considerare la situazione idrologica degli ultimi due anni in Italia per farsi una semplice domanda: se c’è il Sole e non piove a lungo, è bel tempo oppure maltempo? Già da alcuni anni, alcuni ricercatori hanno puntualizzato che in determinate condizioni meteorologiche, ad esempio la persistenza dell’anticiclone “Africano” in estate che ha di fatto sostituito il famigerato anticiclone delle “Azzorre”, si verificano temperature così elevate da fare elevare in maniera esponenziale il rischio bioclimatologico.

Popolazione sempre più anziana

Specialmente in un Paese come il nostro che vede la sua popolazione invecchiare sempre di più. E se da un punto di vista meramente scientifico, si potrebbe iniziare a quantificare i giorni di maltempo attraverso lo studio degli indicatori climatici esistenti, mediante l’utilizzo del concetto di rarità o eccezionalità statistica di un evento meteoclimatico, dal punto di vista culturale ed educativo ciò è più complesso e richiede tempistiche adeguate». Lo ha affermato Massimiliano Fazzini, climatologo, Coordinatore del Team sul Rischio Climatico della Società Italiana di Geologia Ambientale e docente universitario.

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Gli Oscar Green della Coldiretti

Gli Oscar Green della Coldiretti: dal contadino robot all’avvocato agricoltore che aiuta i detenuti, dalle posate di cardo al fagiolo della fertilità fino all’Ape Pack per conservare i salumi, fino ai giovani che non si rassegnano alla protesta sterile o all’attesa passiva di lavoro ma scendono in campo con soluzioni che creano occupazione, salvano il clima e l’ambiente e garantiscono cibo, servizi ed energia al Paese.

Oscar consegnati a Roma

I premi sono stati consegnati nel corso delle finali di Roma, alla presenza del Presidente della Coldiretti Ettore Prandini, della Delegata Nazionale del Movimento Giovani Imprese Coldiretti Veronica Barbati, del Ministro del Masaf Francesco Lollobrigida e del Ministro per lo sport e i giovani Andrea Abodi. Anna Madeo in Calabria ha inventato la prima “Ape pack”, una “carta d’api” fatta con lino e cera d’api per avvolgere i salumi del pregiato Suino Nero, premiata con l’Oscar Campagna Amica. Un packaging totalmente green che sostituisce la plastica e il sottovuoto garantendo un’ottima conservazione dei salumi anche fuori dal frigo e per lunghi periodi di tempo, oltre ad essere lavabile, riutilizzabile ed ecologico.

In Campania la cooperativa terra Felix

In Campania nelle terre confiscate alla Camorra è nata con Nicola Margarita e la cooperativa terra Felix una filiera per la produzione di bioplastiche sfruttando la pianta del cardo. Questa è trasformata in posate green biodegradabili, in teli per proteggere le piante e in altri oggetti, mentre con gli scarti della lavorazione si fanno dei pannelli per far nascere i pregiati funghi cardoncelli. Un’idea che è valsa l’Oscar nella categoria Fare filiera.

Oscar anche in Molise

In Molise premiato con l’Oscar Custodi d’Italia Carmine Mosesso che ha recuperato un’antica varietà di fagioli, detti della levatrice, o fagiolo della fertilità che si donava anticamente alle donne che desideravano diventare madri ma che negli ultimi anni era quasi estinto prima di tornare sulle tavole grazie all’impegno dei giovani agricoltori. In Val d’Aosta vince l’Oscar Impresa Digitale Didier Chappoz con Hortobot, il contadino robot che analizza l’orto prima ancora di essere coltivato, si occupa della semina, poi del trapianto, dell’irrigazione, della frollatura del terreno e del raccolto, aiuta a risparmiare energie e acqua ed è in grado di leggere e decifrare anche improvvise avversità meteo.

Oscar della solidarietà

L’Oscar alla solidarietà va a Stefano Piatti, l’avvocato esperto in gestione penitenziaria che è tornato alla terra avviando in Lombardia l’azienda agricola San Giuda divenuta un’occasione del recupero per detenuti ma anche soggetti con disagi psichici, ex tossicodipendenti e ragazze madri.

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Il Consorzio di Bonifica Litorale Nord con nuove decespugliatrici

Il Consorzio di Bonifica Litorale Nord di Roma ha acquistato 3 nuove macchine decespugliatrici, nell’ambito di un ambizioso progetto di rinnovamento e potenziamento del proprio parco macchine.

Il Presidente del Consorzio

«Si tratta – ha commentato il Presidente del Consorzio capitolino, Niccolò Sacchetti – di interventi importanti e strategici nel quadro più generale delle attività di manutenzione che abbiamo inteso attivare in manutenzione diretta con nostro personale per rispondere ancor più in modo immediato alle criticità del nostro territorio di competenza che, come è noto, è particolarmente delicato dal punto di vista idrogeologico». Nello specifico si tratta di Nr. 2 ILF ALPHA dotate di braccio da 12 mt. e di Nr. 1 ILF ATHENA dotata di braccio da 15 mt.

Consegnata la prima macchina

Presso la sede legale dell’Ente a Casalpalocco, in via Fosso del Dragoncello, consegnata la prima macchina la ILF ALPHA T12 equipaggiata di braccio a due articolazioni e tre sfili idraulici costruito in acciaio speciale ad alta elasticità della lunghezza di 12 metri, di motore diesel turbo compresso della potenza di 173 HP a basse emissioni. Si tratta di una macchina specifica per la manutenzione dei canali di bonifica e dei corsi d’acqua dotata di trasmissione totalmente idrostatica e di specifici pneumatici ad alta galleggiabilità. Questo specifico modello da 12 metri, nelle precedenti versioni è presente in circa 60 Consorzi di Bonifica Italiani per un totale di oltre 200 unità complessive, si tratta quindi di un mezzo particolarmente idoneo alle attività di pertinenza dei Consorzi.

Entro giugno in servizio le altre due

Entro il mese di giugno saranno messe in servizio le ulteriori 2 unità’ programmate, una ulteriore ILF ALPHA T 12 mt. e una ILF ATHENA F 15 mt. Quest’ultima è un vero condensato di potenza e tecnologia, dotata di un portentoso motore 6 cilindri della potenza di 220 HP, di un robustissimo braccio a tre articolazioni con ben 15 metri di distanza di taglio. Tutte e tre le macchine sono dotate di cabina girevole per consentire all’operatore la massima visibilità e sicurezza operativa, di testata girevole di 180 gradi consente di tagliare erba e arbusti in entrambi i sensi di marcia, riducendo al massimo i tempi di esecuzione.

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Il castoro riconquista il fiume Tevere

Il castoro riconquista il fiume Tevere. I segni sono inequivocabili: legno e corteccia divorati dal “castor fiber”, il roditore più grande d’Europa, che sembra aver riconquistato alcuni ambienti fluviali italiani ed essersi ormai insediato nella provincia aretina, dove mancava dal 1500. A distanza di un anno dal primo avvistamento nell’area di Sansepolcro, arriva ora l’ulteriore conferma della stabilizzazione di nuclei dell’animale, intercettati con le fototrappole dopo avvistamenti negli anni scorsi in Friuli ed Alto Adige.

Castoro individuato dai tecnici del Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno

Ad individuarli sono stati i tecnici del Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno, impegnati nell’attività di monitoraggio dei corsi d’acqua per la prevenzione del rischio idraulico. ll castoro europeo è un mammifero semiacquatico, quasi scomparso in Europa, a causa di una caccia indiscriminata soprattutto per le pellicce ed è inserito tra le specie protette, indicate dalla Direttiva comunitaria Habitat.

Ingegnere ecosistemico

«Questo animale viene considerato dagli esperti un ‘ingegnere ecosistemico’, perché può modificare sensibilmente l’ambiente, in cui vive», commenta Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI). Confermando le nuove sensibilità presenti nei Consorzi di bonifica, in Valtiberina si è alla ricerca di una pacifica convivenza con i nuovi ospiti, mantenendo un giusto equilibrio tra sicurezza idraulica e conservazione della biodiversità.

Il Presidente Stefani

«La presenza di animali come i castori, che interagiscono in modo tanto importante con l’habitat fluviale, può essere gestita, solo attenzionando in modo scrupoloso il territorio – afferma Serena Stefani, Presidente del Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno – e per questo, attraverso sopralluoghi mirati, stiamo tenendo sotto controllo le eventuali criticità idrauliche, che possono essere amplificate dalle abitudini di vita del vorace roditore».

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Inquinamento, Legambiente: 72 città italiane fuori legge per la salute, anche Roma

L’inquinamento nelle città italiane è oltre i limiti per la salute.

Secondo un rapporto di Legambiente infatti 72 centri su 95 sono

risultati fuori legge nel 2022, in relazione alla quantità di polveri sottili Pm10 (hanno superato il limite raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come media annuale di 20 microgrammi per metro cubo di aria).

Per il particolato, prodotto in prevalenza dal riscaldamento, sarebbero solo 23 su 95 (il 24% del totale) le città che non hanno superato la soglia.

Secondo Legambiente, alcune città devono lavorare di più per ridurre

le loro concentrazioni di inquinanti e adeguarsi ai nuovi limiti stabiliti dall’Unione europea, che entreranno ufficialmente in vigore il 1 gennaio 2030 (20 µg/mc da non superare per il Pm10, 10 µg/mc per il Pm2.5, 20 µg/mc per l’NO2).

Limiti che tuttavia sono meno rigidi di quelli dell’Oms.

LE CITTA’ INQUINATE

Le città che devono impegnarsi di più sono Torino e Milano (riduzione necessaria del 43%), Cremona (42%), Andria (41%) e Alessandria (40%) per il Pm10; Monza (60%), Milano, Cremona, Padova e Vicenza (57%), Bergamo, Piacenza, Alessandria e Torino (55%), Como (52%), Brescia, Asti e Mantova (50%) per il Pm2.5; le città di Milano (47%), Torino (46%), Palermo (44%), Como (43%), Catania (41%), Roma (39%), Monza, Genova, Trento e Bolzano (34%), per l’NO2. Secondo l’associazione, “la tendenza di decrescita dell’inquinamento è troppo lenta, esponendo le città a nuovi rischi sanitari e sanzioni”.

LE RACCOMANDAZIONI DI LEGAMBIENTE

Le città più distanti dall’obiettivo previsto per il Pm10 “dovrebbero ridurre le proprie concentrazioni tra il 30% e il 43% entro i prossimi sette anni, ma stando agli attuali trend di riduzione registrati negli ultimi 10 anni (periodo 2011-2021, dati Ecosistema Urbano), potrebbero impiegare mediamente altri 17 anni per raggiungere l’obiettivo, ovvero il 2040 anziché il 2030. Città come Modena, Treviso, Vercelli – spiega ancora Legambiente – potrebbero metterci oltre 30 anni. Anche per l’NO2 la situazione è analoga e una città come Catania potrebbe metterci più di 40 anni”.

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Legambiente presente il dossier nazionale Ecosistema Scuola

Legambiente presente il dossier nazionale Ecosistema Scuola giunto alla XXII edizione dove si fa il punto con dati riferiti al 2021, sullo stato di salute degli edifici scolastici dei capoluoghi italiani, nel Lazio forniscono i dati Frosinone, Latina, Viterbo e Rieti, dalla Capitale nessun dato utile e Roma resta fuori dall’analisi insieme a pochissimi altri capoluoghi.

Il rapporto di Legambiente

Secondo il rapporto, dei 132 edifici scolastici solo il 47,3% ha un collaudo statico e il 16,7% il certificato di agibilità, solo il 5,1% ha certificato di prevenzione incendi. In tutti gli edifici analizzati sono presenti accorgimenti per abbattere le barriere architettoniche, nel 40% le scuole sono in area sismica2 e nel 58,2% si tratta di edifici nei quali non c’è stata ancora nessuna verifica di vulnerabilità sismica.

Quadro preoccupante nel Lazio

«I dati delineati dal rapporto Ecosistema Scuola dipingono un quadro complessivo preoccupante per le scuole di Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo, ed è gravissimo che Roma non fornisca alcun dato – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – perché la Capitale con oltre 1.200 edifici scolastici dovrebbe conoscere e trasmettere al meglio i numeri che riguardano il suo enorme complesso di edilizia scolastica e di servizi connessi ma tutto ciò continua a non avvenire. I numeri romani enormi consentirebbero di sviluppare efficientemente energetico delle strutture, mobilità sostenibile e pedonalizzazioni negli areali scolastici, aumento della qualità dei servizi e della vita per il maggior corpo scolastico studentesco e docente di tutta Italia, e su tutto si deve lavorare con urgenza».

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Nuovo servizio presso la Casa del Parco nella Valle dell’Aniene

Nuovo servizio sperimentale presso la Casa del Parco nella Riserva Naturale Valle dell’Aniene, inaugurato con RomaNatura a sostegno della mobilità sostenibile. Il Presidente di RomaNatura, Maurizio Gubbiotti, ha consegnato infatti una flotta di 14 biciclette a pedalata assistita al personale di vigilanza dell’Ente. I mezzi permetteranno di ampliare i controlli nelle aree che, per elevata vulnerabilità ambientale o difficoltà di accesso, sono scarsamente compatibili con l’uso degli autoveicoli, sostituendo le tradizionali vetture di servizio.

Maurizio Gubbiotti: “Nuovo servizio per la tutela dell’ambiente”

«Le nuove biciclette a pedalata assistita introducono una modalità di fruizione del territorio in linea con gli obiettivi e le finalità di tutela ambientale dell’Ente di Gestione – ha dichiarato Maurizio Gubbiotti, Presidente di RomaNatura – a testimonianza dell’estrema attenzione dell’Ente verso i temi della sostenibilità ambientale in sintonia con l’elevato pregio naturalistico che caratterizza il Sistema dei Parchi gestito da RomaNatura».

Disincentivare utilizzo dell’auto

L’iniziativa, oltre a promuovere la fruizione delle aree naturali protette nel rispetto delle risorse ambientali e paesaggistiche che possiedono, punta a disincentivare l’utilizzo dell’automobile anche da parte dei dipendenti dell’Ente e fornisce un esempio e uno stimolo ai cittadini perché scelgano la mobilità dolce e a basso impatto. «La bicicletta come mezzo di servizio – ha concluso Maurizio Gubbiotti – è versatile, agile e veloce a vantaggio della qualità ambientale e della salute di chi la utilizza. È anche una scelta utile a contenere l’uso del suolo, migliorare l’efficienza e risparmiare energia, a tutela di un territorio di elevato pregio ambientale».

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Passo avanti per la valorizzazione del fiume Aniene

Passo avanti nel percorso di valorizzazione del fiume Aniene e della sua Riserva che punta a potenziare e rafforzare i legami della comunità con il territorio.

Passo avanti con protocollo d’intesa

Questi gli obiettivi del protocollo d’intesa siglato prima delle festività natalizie tra l’ente RomaNatura e V.A.R.A. (Valle Aniene Rete Associazioni), il circuito che raccoglie le organizzazioni naturalistiche, escursionistiche, artistico-artigianali, i produttori e gli operatori locali che valorizzano le risorse storiche, ambientali e paesaggistiche di questo splendido territorio che attraversa la parte orientale della provincia di Roma, fino ai confini con l’Abruzzo.

Cammino dell’Aniene – Green Way

Al centro dell’accordo in particolare la valorizzazione del “Cammino dell’Aniene – Green Way”, un arteria pedonale urbana ed extraurbana che percorre il bacino dalle sorgenti all’immissione nel Tevere, con il grande patrimonio montano e collinare che possiede (Parco Regionale dei Monti Simbruini, Riserva Naturale dei Monti Lucretili, Riserva Naturale di Monte Catillo) fino alla Riserva nel cuore della Capitale.

Accordo coordinato di valorizzazione

«Un accordo coordinato di valorizzazione del patrimonio ambientale, culturale e turistico che racconta l’identità di un territorio straordinario – dichiara Maurizio Gubbiotti, Presidente di RomaNatura – e che rinsalda la proficua collaborazione di una rete virtuosa per favorire la conoscenza e la fruizione di un incredibile patrimonio di biodiversità e che si fonde tra le innumerevoli testimonianze ambientali, storiche e culturali che caratterizzano la Riserva dell’Aniene. Oggi i parchi oltre che proseguire in un’opera di conservazione e protezione, ancor più se sono urbani e periurbani debbono essere promotori di uno sviluppo locale sostenibile per una migliore qualità della vita delle persone».

Fiume Aniene filo conduttore

Aggiunge il presidente di VARA, Luigi Tilia: «L’ente RomaNatura segue fin dagli esordi il lento lavoro di realizzazione del nostro progetto “Il Cammino dell’Aniene”, così come ci siamo già trovati a collaborare al lavoro di formazione dei tavoli del Contratto di fiume Aniene con le nostre principali associate, vale a dire Aps Amici dei Monti Ruffi e Arca di Corrado, oggi firmatari del Contratto. L’idea di far tornare il fiume ad essere il filo conduttore tra la Valle e la Capitale, diventa con questo sodalizio un sogno sempre più concreto».

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Dai radicchi scoloriti alle api sconvolte dal clima: manca l’inverno

Dai radicchi scoloriti che senza il freddo non riescono ad arrivare a maturazione in Veneto, fino all’invasione di cormorani che sono moltiplicati in Puglia facendo strage di pesce negli allevamenti e in mare aperto, ma anche api sconvolte dal clima che escono troppo presto dagli alveari e piante come mimose, noccioli e limoni con fiori fuori stagione che rischiano di essere bruciati dal gelo. Sono questi gli effetti del caldo anomalo in un inverno che stenta ad arrivare dopo un 2022 che si classifica come l’anno più bollente mai registrato prima in Italia con una temperatura media superiore di 1,15 gradi e la caduta del 30% di precipitazioni in meno, rispetto alla media storica del periodo 1991-2020, secondo l’elaborazione Coldiretti su dati Isac Cnr che rileva le temperature dal 1800.

Radicchi fermi per il caldo

Nelle campagne le foglie di radicchio non arrivano ad assumere la tipica colorazione e le caratteristiche per essere raccolte e messe in commercio con perdite per almeno il 30% proprio a causa della temperatura che non si abbassa, con le piante continuano a crescere in altezza e vanno a seme, ma non produrranno nulla. Dall’altra parte dell’Italia a preoccupare sono i cormorani che da migratori sono diventati stanziali in Puglia, dove si sono moltiplicati con il caldo anomalo con danni alla pesca negli allevamenti, in mare ed in laguna.

Pesca in crisi per i cormorani

L’attività predatoria dei cormorani sottopone a forte stress la vita marina poiché è talmente intensa da non permettere la crescita, lo sviluppo e la riproduzione delle specie di cui si nutrono. In realtà la natura è in tilt per il caldo anomalo lungo tutta la Penisola con le mimose già fiorite con mesi di anticipo rispetto alla festa della donna dell’8 marzo ma tutte le coltivazioni a partire dalla frutta sono ingannate dal clima e si stanno predisponendo alla ripresa vegetativa con produzioni a rischio con il probabile arrivo del freddo e del maltempo.

Api sconvolte dal clima

A preoccupare è la concreta possibilità che nelle prossime settimane le repentine ondate di gelo notturno brucino fiori e gemme di piante e alberi, con pesanti effetti sui prossimi raccolti futuri. In difficoltà sono anche le api che, disorientate dalle alte temperature, si risvegliano ed escono dagli alveari con il pericolo concreto di venire decimate dall’arrivo del freddo.