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Teatro Tordinona per un nuovo anno magico

Teatro Tordinona per un nuovo anno magico con il presidente più giovane d’Italia, Davide Spada, e uno show stellare con tanti artisti nel segno della magia di qualità. Davide Spada è il presidente più giovane d’Italia eletto all’unanimità dai componenti della storica scuola di magia Club Magico Italiano, gruppo regionale Lazio “Lamberto Desideri”.

Diplomato alla Jacques Iecoq

Diplomato in Francia alla Jacques Iecoq, dopo aver viaggiato per anni tra Parigi, Cina, Korea con le sue performance magiche ed aver fatto numerose esperienze come Direttore di palco al Casino de Paris e Folies Berger per lo spettacolo di grandi illusionisti, il giovane Spada ha deciso di trasmettere la sua arte anche ai giovanissimi per aiutarli a credere in un sogno. Il passaggio della bacchetta è avvenuto davanti ad una platea emozionata e davanti a grandi personalità come il mito della magia italiana Silvan, Gianni Loria, Remo Pannain, Fabio Rossello. Tanti gli obiettivi del nuovo leader per avvicinare un numero sempre più alto di appassionati e soprattutto ragazzi, pronti ad esprimere la propria manualità e liberare la propria creatività. Anche perché la magia non ha limiti.

Oggi debutto al Teatro Tordinona

E proprio per inaugurare il nuovo anno magico si terrà oggi, 12 gennaio, dalle ore 21 un grande spettacolo, con ingresso ad inviti, dedicato ai soci e a chi volesse iscriversi per la prima volta alla scuola. Ad ospitare lo show il Teatro Tordinona, via degli Acquasparta 16, che vedrà alternarsi sul palco una varietà di grandi artisti, tra i quali Walter Rolfo, Bustric, Martin, Matteo Fraziano, Marco Zoppi e Rolanda, Filippo Porcari, Tiziano Grigioni, Raffaello Corti e tanti altri. Un mix di prodigi, tra passato e presente, per vivere il meraviglioso viaggio dell’incantesimo, con lo scopo di avvicinare portare giovani ad appassionarsi a qualcosa di sano e difendere la grande magia di qualità.

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F.O.M.O. Fear of missing out debutta a Fortezza Est

F.O.M.O. Fear of missing out debutta in prima assoluta a Fortezza Est dal 19 al 21 gennaio 2023. Uno spettacolo ideato e diretto da Francesca Lombardo che indaga la contemporanea dipendenza da social network e l’ansia sociale di rimanere esclusi se disconessi, in scena Valentina Buoninconti, Marcella Di Giacomo, Marzia Meddi con ambiente sonoro di Samuele Cestola. Viviamo in una società tecnologicamente avanzata, abbiamo un profilo su un social network, siamo un brand, un marchio, un progetto che va promosso affinché rimanga in vita perché “se non sei online non esisti” e il tuo progetto muore.

Società che divora tutto

La società delle Performance è una società che divora tutto e rende tutto commercializzabile. Oggi esistono solo performers interessati allo sviluppo del proprio progetto non solo in ambito lavorativo ma in ogni momento della propria vita. Si tende a comunicare solo ciò che è positivo, il negativo può essere nascosto, eliminato. La realtà è continuamente aggiustata e filtrata per entrare meglio in uno scatto. Bisogna produrre contenuti nuovi ogni giorno, fare di tutto per non sparire, investire sulla visibilità, essere sempre sul pezzo non farsi dimenticare.

F.O.M.O., la paura di essere esclusi

Questa è la F.O.M.O., letteralmente è la paura di perdere, la paura di essere tagliati fuori, di perdersi qualcosa di importante, di essere esclusi. Una nuova forma di ansia sociale, uno stato di oppressione che porta alla dipendenza da social network. Come si può non vivere con l’ansia, se la performance riuscita di ieri è già stata dimenticata e bisogna inventarsene una nuova?! Ed è in questa corsa verso qualcosa che non si sa neanche bene cos’è che si rischia di perdere autenticità. Siamo esseri complessi e la complessità ha bisogno di uno spazio vitale che sia contemplativo… eppure sembra non ci sia molto spazio per il silenzio. «L’intento della mia ricerca – spiega Francesca Lombardo – non è la critica indignata alla tecnologia o ai social in quanto tali ma una riflessione sulle dinamiche sociali che ci attraversano ed influenzano costantemente. Spesso mi ritrovo ad essere spettatrice di una società che va troppo veloce, in cui lo switch tra privato e pubblico non è così poi tanto immediato, scontato e obbligato. La mia ricerca trae ispirazione dal libro “La società delle Performance” di M. Gancitano e A. Colamedici, filosofi, scrittori e fondatori del progetto Tlon».

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Antonio Pappano torna sul podio di Santa Cecilia

Antonio Pappano torna sul podio dell’Orchestra e del Coro di Santa Cecilia, istruito da Piero Monti, per il suo primo concerto del 2023 in programma giovedì 12 gennaio alle ore 19.30, venerdì 13 gennaio alle ore 20.30 e sabato 14 gennaio alle ore 18 (Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone).

Primi impegni sul palco del 2023 per Antonio Pappano

Il direttore anglo-italiano dirigerà il Salmo 114 op. 51 per coro e orchestra di Mendelssohn e la Sinfonia n. 7 di Anton Bruckner (già diretta a Santa Cecilia da Pappano nel 2017). Il Salmo 114, alla prima esecuzione nei concerti di Santa Cecilia, fu composto nel 1839 ed eseguito per la prima volta a Lipsia nel 1840; il compositore stese la partitura per coro e orchestra ma mentre per il terzo distico intese fare a meno dell’orchestra, per il quarto e ultimo volle incrementare, con l’aggiunta di trombe, tromboni e timpani, il tasso di epicità e d’imponenza sonora. A seguire risuonerà la Settima Sinfonia di Bruckner, la più nota fra le nove composte dal compositore austriaco, e lavoro che ne consolidò definitivamente la fama. Bruckner vi lavorò tra il 1881 e il 1883 e la prima esecuzione ebbe luogo a Lipsia nel 1884 diretta da Arthur Nikisch.

Tema apparso in sogno

Il celebre tema principale del primo movimento Allegro moderato pare gli sia apparso in sogno, come egli scrisse ad un suo amico: “Una notte mi apparve Dorn (un amico risalente ai tempi di Linz), e mi dettò il tema che annotai immediatamente: ‘Sta’ attendo, disse, con questo farai la tua fortuna!’”. Alla fine del 1882 Bruckner terminò il primo movimento, tra il gennaio e l’aprile del 1883 nacque invece il grande Adagio, cuore musicale e fulcro dell’intera composizione, che porta l’indicazione Sehr feierlich und sehr langsam, e originariamente era stato immaginato per commemorare le vittime dell’incendio che nel 1881 aveva distrutto il Ringtheater di Vienna causando molte vittime.

Adagio commosso omaggio a Wagner

Tuttavia in corso d’opera l’Adagio divenne un commosso omaggio a Richard Wagner (al quale Bruckner aveva dedicato la sua Terza Sinfonia), morto a Venezia il 13 febbraio del 1883. Già al principio dell’anno Bruckner aveva avuto un triste presentimento, tanto da scrivere al direttore d’orchestra Felix Mottl “Un giorno arrivai a casa ed ero molto triste; pensai che il Maestro non avesse più tanto da vivere”. Il terzo movimento è uno Scherzo con un tipico tema eroico esposto dalle trombe, a cui segue il Finale Mosso ma non troppo rapido.

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All’Ambra Jovinelli dall’11 gennaio Stefano Fresi, Toni Fornari e Emanuela Fresi in “Cetra una volta”

“Conosci il Quartetto Cetra?”se lo chiedi ad un ventenne scuoterà

la testa mettendo la boccuccia a emoticon dispiaciuto.

Ma basta canticchiare “Nella vecchia fattoria…” che lui con

gli occhi accesi di chi torna all’infanzia risponderà “ia… ia… ò!” 

Questa è tutta la magia dei Cetra, fanno parte della tua vita anche

se tu non lo sai.

La loro eredità musicale non ha bisogno di essere riconosciuta;

c’è e basta. 

DALL’11 AL 22 GENNAIO ALL’AMBRA JOVINELLI

“Cetra una volta” in scena dall’11 al 22 gennaio all’Ambra Jovinelli.

Entrati nel dna di un popolo, hanno accompagnato generazione dopo generazione a suon di canzoni indimenticabili.

Con loro si respira aria di famiglia. 

Ed è proprio in famiglia che è nato il nostro amore per loro.

Io, mio fratello Toni, Stefano, sua sorella Emanuela, molti anni fa, ascoltavamo le loro canzoni. Poi Stefano, Toni ed Emanuela

iniziarono a cantarle, prima, poi a modificarle, a riscriverle, a reinventarle. 

Ed eccoci al senso di “Cetra una volta”: non un racconto filologico,

non solo la storia di un gruppo che ha fatto la storia, ma un

atto d’amore per ciò che ci ha ispirato; canzoni, sketch, parodie musicali, gag e soprattutto leggerezza, divertimento e amore per questo nostro mestiere. 

Ho voluto, insieme allo scenografo Alessandro Chiti, creare

una scena che abbracciasse gli interpreti, li contenesse e che potesse essere, di volta in volta, radio, studio televisivo, album di ricordi, teatro. 

Un viaggio tra passato e presente, tra malinconia e risate, sulla scia magica di un quartetto diventato leggenda. 

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Glauco Mauri e Roberto Sturno al Teatro Argentina

Glauco Mauri e Roberto Sturno, tra i più longevi gruppi teatrali italiani, dopo aver rappresentato nelle molte stagioni ormai trascorse a partire dal 1981 anno di fondazione della compagnia, le vette del teatro di ogni tempo spaziando dai grandi classici ai contemporanei, affrontano per la prima volta Thomas Bernhard portando sul palco del Teatro Argentina, dal 17 al 29 gennaio, due testi dell’autore austriaco: Il riformatore del mondo e Minetti, ritratto di un artista da vecchio racchiusi nel progetto Interno Bernhard, con la regia di Andrea Baracco.

In scena con Glauco Mauri e Roberto Sturno al Teatro Argentina

In scena con Glauco Mauri (foto Manuela Giusto) e Roberto Sturno, Stefania Micheli, Federico Brugnone, Zoe Zolferino e Giuliano Bruzzese. Lo spettacolo si avvale delle scene e costumi di Marta Crisolini Malatesta, le musiche di Giacomo Vezzani e Vanja Sturno, le luci di Umile Vainieri. In Il riformatore del mondo, testo del 1979, un vecchio misantropo e raggelante intellettuale, che dal profondo della sua casa-bunker disprezza il mondo e i suoi ignobili abitanti, sta per ricevere una delegazione ufficiale che gli consegnerà la laurea “honoris causa” per aver scritto un famoso trattato su come salvare il mondo. Ma per lui tale riconoscimento è la conferma che nessuno ha mai letto con attenzione il suo saggio poiché, nello stesso, sostiene che per migliorare il mondo bisogna eliminare gli uomini dalla faccia della terra.

Clov in gonnella beckettiana

A fargli compagnia una sorta di Clov in gonnella di beckettiana memoria, che lo accudisce e gli permette di non sprofondare nel silenzio e nel gelo definitivo. A Bernhard Minetti, grande attore tedesco del secolo scorso, scopritore del teatro tragicomico e crudele di Thomas Bernhard e interprete di molti dei suoi testi, l’autore ha dedicato la commedia con il suo nome e sottotitolata Ritratto di un artista da vecchio.

Guitto vecchio e disilluso

Vita immaginaria di un guitto ormai vecchio e disilluso che mentre aspetta nella notte di capodanno, in una anonima hall d’albergo, di portare in scena per l’ultima volta Re Lear, si abbandona ai ricordi, riflette sulla propria vita, sul suo mestiere d’attore, sugli intriganti meccanismi del teatro, e lancia giudizi spietati su una società sempre più confusa e su un teatro sempre più privo di senso. «Tutte le volte che ho letto un romanzo, un racconto, un testo di teatro, o anche soltanto osservato una sua foto, con quella sua figura slanciata e fasciata in un abito nero, Thomas Bernhard, mi ha dato sempre la sensazione di essere qualcuno da cui è meglio stare alla larga. Bernhard è di pessimo umore, mi ritrovo a pensare; è un osso duro, e non fa nulla per nasconderlo», annota nelle note di regia Andrea Baracco.

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Di che sesso sei? debutta al Teatro de’ Servi il 17 gennaio

Di che sesso sei? debutta in prima assoluta sul palcoscenico del Teatro de’ Servi, dal 17 al 29 gennaio. Commedia brillante di Aldo Nicolaj, con la regia di Marco Simeoli, che riprende l’antico e sempre valido meccanismo teatrale del gioco degli equivoci, puntando questa volta su un qualcosa di molto particolare ed attuale: il travestitismo.

Di che sesso sei? di Aldo Nicolaj

«Con la messa in scena di questa commedia dal titolo “Di che sesso sei?” (titolo originale Il passo della Pantera) finalmente incontro un autore da me sempre molto amato e che mai avevo avuto la fortuna e l’onore di rappresentare: Aldo Nicolaj – annota il regista Marco Simeoli – un autore prolifico apprezzatissimo in Italia ma molto amato e riconosciuto all’estero, Nicolaj deve assolutamente tornare più spesso sulle ribalte italiane ed io spero, nel nostro piccolo, di farlo conoscere, specie ai giovanissimi, ai quali forse è sfuggito fino ad adesso».

La storia

Per assecondare un capriccio della donna di cui è invaghito, il protagonista accetta, per gioco, di travestirsi da donna e si ritrova a doversi destreggiare tra chi lo prende per una vera donna e se ne innamora e chi lo vede come un “diverso” e lo allontana.

Dimensione farsesca

Nella dimensione comico-farsesca nella quale si svolge la vicenda, ecco affacciarsi problemi di identità, di accettazione, di voglia di essere più che di apparire o il contrario, di voglia di libertà, di gioco, di scambio di ruoli, insomma tutti temi molto presenti nella società odierna e trattati in maniera diversa sia al cinema che al teatro ma con un unico desiderio da parte di tutti: il farsi sì delle domande alle quali però risposte non ci sono perché è giusto così. Perché ognuno viva la sua vita come vuole nella libertà delle proprie scelte, ma ovviamente nel rispetto e nell’accettazione dell’altro, chiunque esso sia.

Tourbillon del vaudeville

I cinque attori in scena, una donna e quattro uomini, saranno impegnati in un tourbillon tipico del vaudeville con un’attenta cura a che questi personaggi non perdano mai la loro umanità, verità e credibilità a maggior ragione che sono, specie per alcuni di loro, al limite e all’eccesso; ma la commedia è bella se è “pesante” nella sua leggerezza e se vive e poggia sul contrasto. Le gag che ne scaturiranno creeranno un ritmo rocambolesco e porteranno lo spettatore verso il finale che non risolve e non aggiusta perché, in fondo, come detto in precedenza, forse non c’è nulla da risolvere o da aggiustare. Sarebbe bello sentire gli spettatori all’uscita del teatro chiedere ad ognuno dei propri partner “ma tu di che sesso sei?” e senza neanche aspettare la risposta farsi un’ultima fragorosa risata!

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Roma, dall’11 gennaio al teatro Golden in scena Martufello con “Cocktail per 3”

Riparte la nuova stagione 2023 al Teatro Golden con una storia d’amore tutt’altro che scontata.

Dall’11 al 22 gennaio sul palco il debutto di “Cocktail x 3” con Maurizio Martufello, Miriam Mesturino, Luca Negroni, di Santiago Moncada per la regia di Marco Belocchi con traduzione di

Pino Tierno e produzione di Genta Rossell e DianAct.

Uno spettacolo divertente che mette a nudo alcune dinamiche

di coppia e, basandosi sui concetti di fedeltà, amore, tradimento,

riesce a miscelare abilmente i movimenti dei personaggi rendendo la commedia godibile e intelligente.

LA TRAMA DELLO SPETTACOLO:

Questa la trama: La quarantenne Cristina è un’attrice di successo, ma con una vita privata piuttosto problematica.

Separata da Gianni, un uomo ormai sulla sessantina, ma sempre giovanile, simpatico e donnaiolo, con cui è stata sposata cinque anni e dal quale ha avuto una figlia, intrattiene da qualche tempo una relazione clandestina con Vittorio, uomo politico al parlamento europeo, a sua volta sposato. Mentre questi è via per una delle sue missioni all’estero, Cristina riceve la visita del suo ex-marito, e in qualche modo ci finisce di nuovo a letto.

Al mattino mentre Gianni sta lasciando l’appartamento, torna inaspettatamente Vittorio. I due si incontrano e certamente, nella loro assoluta diversità, non si trovano simpatici.

Nell’imbarazzo generale, Cristina comunque confessa di aver passato la notte con l’ex-marito e Vittorio, pur se rammaricato, decide di troncare una relazione e una donna in cui credeva ciecamente.

Cristina, distrutta e in preda ai sensi di colpa, esce lasciando soli i due rivali. A questo punto l’autore, con un coup-de-théâtre, capovolge la situazione e la commedia si avvia verso un finale inaspettato.

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FantaSanremo 2023: ad un mese dal festival oltre 585.000 iscrizioni

Il FantaSanremo vola verso Sanremo 2023.

L’anno scorso le iscrizioni si erano chiuse la notte prima dell’inizio

del festival a 500.000.

E il risultato era stato giudicato enorme, visto che l’anno prima gli iscritti erano stati 50.000.

Oggi, a quasi un mese di distanza dall’inizio del Festival le iscrizioni sono già piu’ di 585.000 per un’edizione che promette di tornare a punteggiare di ironia e gag le esibizioni dei cantanti in gara

sul palco dell’Ariston, allentando la tensione e rendendo imprevedibili

i momenti solitamente più prevedibili della cerimonia festivaliera, quelli delle presentazioni degli artisti e dei brani.

DIRE FANTASANREMO FARA’ PERDERE 10 PUNTI

E se l’anno scorso sul palco aveva spopolato il grido ‘Papalina!’ (dedicato al soprannome del barman del locale marchigiano dove tutto

è nato) che faceva guadagnare 50 punti, quest’anno, a conferma che il fantagioco non ha più bisogno di cercare visibilità, il Regolamento stabilisce che dire “Fanta Sanremo” durante la diretta dall’Ariston farà perdere 10 punti.

Ma ci si potrà rifare battendo il cinque con le manone di Gianni Morandi (+10 punti), facendosi dirigere l’orchestra da Beppe Vessicchio (+25 punti), esibendosi con un capezzolo in vista (+10 punti) e in tanti altri modi.

ARRIVANO BONUS AD PERSONAM E PENALITA’ IRONICHE COME IL “BONUS RAVE”

Non mancano bonus e malus all’insegna dell’ironia e bonus ad personam: se Tananai si classifica Ultimo prende 100 punti, se gli Articolo 31 totalizzano 31 punti nella serata ne ricevono altri 31 in bonus, se un artista esibisce un abbigliamento che può essere considerato un cosplay dei Maneskin guadagna 20 punti, se il pubblico si alza e dà vita ad un trenino durante l’esibizione di un cantante scatta per quest’ultimo il “bonus Maracaibo” (+50 punti), mentre il sarcastico “bonus rave” arriva se più di 49 persone invadono il palco (in questo caso sono previsti “6 anni”, con evidente riferimento al recente decreto).

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Prima stagione dedicata alla danza contemporanea a Roma

La prima stagione organica dedicata alla danza contemporanea nasce a Roma, realizzata dal Centro Nazionale di Produzione della Danza Orbita Spellbound: dal 10 gennaio al 17 maggio 2023 al Teatro Palladium e al Teatro Biblioteca Quarticciolo, Orbita presenta le creazioni più significative dei grandi e riconosciuti autori italiani come Virgilio Sieni, Abbondanza Bertoni, Roberto Castello, Michela Lucenti, Michele Di Stefano e Mauro Astolfi al fianco di incursioni alla scoperta dei nuovi protagonisti della danza contemporanea internazionale come Bassam Abou Diab dal Libano, Masoumeh Jalalieh dall’Iran, Michael Getman da Israele e Caroline Shaw con Vanessa Goodman dal Canada, che presentano i loro lavori per la prima volta in Italia e a Roma.

Debutto di Un Poyo rojo

Ma anche il debutto nazionale del nuovo spettacolo dello spagnolo Marcos Morau e il ritorno a Roma di Un poyo rojo, lo spettacolo “fenomeno” franco-argentino che dal 2008 ha conquistato tutto il mondo. Venti spettacoli, di cui cinque in prima romana e quattro in prima nazionale, e quattro focus autoriali, fra cui quello su Virgilio Sieni realizzato in collaborazione con Fondazione Musica per Roma nell’ambito del festival Equilibrio, che si aggiunge a quelli su Compagnia Abbondanza Bertoni, Bassam Abou Diab e su Poyo Rojo, il collettivo che ha dato il titolo al celebre spettacolo.

Prima stagione con anche tre residenze artistiche e un film

A completare il quadro, tre residenze artistiche e un film, oltre a una serie di incontri con gli autori prima e dopo la visione degli spettacoli. Diafanie. Materia e luce. Questo il titolo, evocativo e puntuale al tempo stesso, della stagione disegnata da Valentina Marini, già direttrice generale di Spellbound Contemporary Ballet e direttrice artistica del festival Fuori Programma, che cura l’intera programmazione di Orbita.

Il corpo in scena come materia

Al centro di questa coesistenza di materia e luce, il corpo in scena come materia attraversata da questioni geopolitiche, sociali, pulsioni desideranti e ribelli. Materia da cui traspaiono, dunque, pungoli del nostro presente. Fuori dall’”eventismo” festivaliero e dal fanatismo delle prime assolute, la stagione Orbita “miscela volutamente le scoperte della scena internazionale con la grande autorialità italiana, il nuovo e il consolidato.

Serie di approfondimenti

Da un lato suggerendo una serie di approfondimenti che non siano soltanto di natura tecnico-estetica ma in grado di aprirsi a discorsi sociali e culturali più ampi, dando spazio, ad esempio, a proposte provenienti dal bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente, come nel caso di Masoumeh Jalalieh, artsita visiva e performer iraniana rifugiata in Europa o in quello delle sei donne messe in scena dall’israeliano Michael Getman per dare voce alle loro storie di confini religiosi, culturali e storici, e alle produzioni ai margini del mainstream europeo; dall’altro, rivendicando il diritto di riprogrammare titoli di successo e creazioni significative con l’obiettivo di strutturare un repertorio di nuovi classici che il pubblico possa riconoscere in un rinnovato patto di fiducia fra artisti, pubblico e programmatori.

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A Roma dal 10 al 15 gennaio al Teatro Basilica in scena “Via del popolo”

Ad inaugurare la seconda parte di stagione del Teatro Basilica

ci sarà – dal 10 al 15 gennaio –
lo spettacolo Via del Popolo di e con Saverio La Ruina.

LO SPETTACOLO IN SCENA AL TEATRO BASILICA DAL 10 AL 15 GENNAIO

Via del Popolo, un tratto di strada di una cittadina del Sud che un tempo brulicava di attività: due bar, tre negozi di generi alimentari, un fabbro, un falegname, un ristorante, un cinema… Due uomini percorrono via del Popolo, un uomo del presente e un uomo del passato.

Il primo impiega 2 minuti per percorrere 200 metri, il secondo 30 minuti. È la piccola città italiana a essere cambiata, è la società globalizzata. Ai negozi sono subentrati i centri commerciali e la fine della vendita al dettaglio ha portato via posti di lavoro,
distruggendo un modello sociale ancora basato sulle relazioni personali.
A cu appartènisi, chiedevano i vecchi paesani, a chi appartieni?

E dalla tua risposta ricavavano le informazioni essenziali sulla tua identità. Via del Popolo è il racconto di un’appartenenza a un luogo, a una famiglia, a una comunità.

Ma quei duecento metri rappresentano anche un percorso di formazione in cui sono gettate le basi della vita futura,
dal quale emergono un’umanità struggente, il rapporto coi padri, l’iniziazione alla vita, alla politica, all’amore.

E non solo, Via del Popolo è anche una riflessione sul tempo, il tempo
che corre ma che non dobbiamo rincorrere, piuttosto trascorrere.