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Arriva la barriera acchiappa-plastica. Tra Tevere e Aniene già raccolte 10,5 tonnellate di rifiuti

C’è una nuova barriera sul fiume Aniene.

Serve come quelle che negli ultimi anni avevano assolto lo stesso compito, ad intercettare rifiuti prima che arrivino in mare.

Ma lo fa in maniera più efficiente.

Le “Blue Barriers” sono state progettate per massimizzare la

raccolta dei rifiuti fluviali. Ogni modulo, che è lungo 1 metro,

è in grado di arrivare a 95 centimetri di profondità.

Sistemati uno di fianco all’altro questi moduli, realizzati in plastica, creano una barriera rigida di contenimento che, nei casi di piena

o di emergenza, è in grado di aprirsi rapidamente.

In modo da evitare l’ostruzione del flusso di corrente.

IL PROGETTO VOLUTO DA REGIONE LAZIO CON ROMA NATURA

Il progetto, voluto dalla regione Lazio e dall’ufficio di scopo dei contratti di fiume, è realizzato in collaborazione con RomaNatura

e con il consorzio di recupero della plastica, il Corepla.

La barriera, almeno un paio di volte la settimana, viene svuotata

a mano o con un ragno meccanico da terra. 

 I rifiuti, stoccati in appositi contenitori in un deposito contemporaneo, vengono pesati e trasferiti in un impianto per la selezione

ed il successivo riciclo, laddove sia possibile farlo.

NEI DUE FIUMI GA’ RACCOLTI 10.5 TONNELLATE DI RIFIUTI

Le correnti sul fiume Aniene, come sul Tevere dov’è presente un’altra barriera, non trasportano soltanto rifiuti plastici.

Dal 2019, sommando tra i due fiumi, sono stati raccolte oltre 10,5 tonnellate di rifiuti.

“Una tonnellata e mezza è rappresentata da ingombranti e speciali

come taniche di ferro, pneumatici o frigoriferi” ha commentato Cristiana Avenali, responsabile dei contratti di fiume. 

A questi si aggiungono 9 tonnellate delle quali il 75% circa non

sono caratterizzate da imballaggi di plastica.

Quelli che invece lo sono, e che pertanto posso essere avviati al recupero, sono soprattutto bottiglie in pet (il 14%) tant’è vero

che sono state intercettate più di 1200 chili di bottiglie, pari a oltre 30mila unità. 

Con la plastica recuperata è stata realizzata anche una nuova panchina, la seconda sistemata sulle sponde dell’Aniene.

AVENALI: “CONSENTE DI PRENDERE PIU’ RIFIUTI”

“Questa azione delle barriere in particolare è un esempio che ci rende particolarmente orgogliosi perchè stiamo impedendo che tonnellate

di rifiuti arrivino in mare, abbiamo acceso un riflettore importante

per sensibilizzare sul tema cittadini giovani e adulti e abbiamo attivato anche un processo virtuoso di economia circolare con il riciclo della plastica raccolta.

I risultati sono ottimi e quindi continueremo ad investire con fondi europei e regionali sul questo tipo di progetti e su altri fiumi della regione.

Le istituzioni devono prendersi cura del territorio investendo risorse sulla manutenzione, la prima opera pubblica sulla quale puntare”.

I FONDI MESSI A DISPOSIZIONE

Finora la giunta regionale ha speso oltre 530mila euro per interventi

di questo tipo e inserito nella prossima programmazione europea 3 milioni di euro per posizionare barriere acchiappa-rifiuti

nei fiumi e nei laghi del Lazio, proprio al fine di rendere più pulite

le loro acque, preservando la natura e la biodiversità anche nelle aree urbane, con un impatto significativo a livello di inquinamento ambientale. 

Per quanto riguarda il posizionamento della barriera di nuova generazione, che in base al progetto della regione resterà nell’Aniene

per 12 mesi, è finanziato con un investimento che supera i sessantamila euro.

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Salvare i pini della Capitale

Salvare i pini della Capitale. Per questo il presidente dell’Ordine dei dottori agronomi e dottori forestali di Roma e provincia, Flavio Pezzoli, ha inviato una lettera all’assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti di Roma Capitale, Sabrina Alfonsi, affinché siano ripresi i trattamenti endoterapici per la lotta al parassita della Toumeyella parvicornis del pino domestico a Roma.

Salvare i pini che continuano a morire

«Per quanto di nostra conoscenza – sottolinea Pezzoli – gli interventi sono stati sospesi in tutte le aree pubbliche del territorio di Roma Capitale, con la sola eccezione del Parco di Villa Pamphilj. A Roma, però, i pini continuano a morire per i massicci e ripetuti attacchi della Toumeyella parvicornis, che in questo periodo dell’anno è particolarmente attiva ed aggressiva. Gli interventi per taluni non risultano efficaci nel periodo estivo, ma nell’attuale situazione della città noi ci sentiamo di consigliare di verificare la possibilità di intervenire almeno durante le ore della giornata con temperature più miti per scongiurare il peggio.

Periodo giusto per intervenire

A sostegno di quanto affermato l’attuale normativa in materia prescrive e consiglia di intervenire nel periodo che va dalla fine dell’inverno alla fine dell’autunno, includendo quindi anche l’estate. Inoltre, l’etichetta dell’unico prodotto fitosanitario utilizzabile per i trattamenti endoterapici contro la T. parvicornis del pino, non riporta alcuna indicazione che ne vieta l’uso durante il periodo estivo. In ragione di ciò – conclude Pezzoli – chiediamo all’Assessora di attivare i suoi Uffici al fine di iniziare nuovamente le azioni di cura in tutto il territorio della Capitale».

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La nuova ondata di caldo compromette i raccolti di 332mila imprese

La nuova ondata di caldo rovente interessa territori già duramente provati dalla siccità, compromettendo i raccolti di quasi la metà (46%) degli agricoltori italiani, per un totale di 332mila imprese.

Nuova ondata con temperature fino a 40 gradi sull’intera Penisola

È l’allarme lanciato dalla Coldiretti per l’arrivo della nuova ondata di calore con temperature fino a 40 gradi che interessa l’intera Penisola a partire dalla Pianura Padana dove per la mancanza di acqua è minacciato oltre il 30% della produzione agricola nazionale e la metà dell’allevamento che danno origine alla food valley italiana. Il livello del fiume Po ai minimi da decenni è rappresentativo della situazione di carenza idrica che riguarda anche i grandi laghi del Nord con il Maggiore che ha appena il 10% di riempimento dell’invaso e quello di Garda è pieno poco meno di 1/3 (30%).

Campagne italiane allo stremo

Le campagne italiane sono allo stremo con cali produttivi del 45% per il mais e i foraggi che servono all’alimentazione degli animali, del 20% per il latte nelle stalle, del 30% per il frumento duro per la pasta di oltre 1/5 delle produzione di frumento tenero, del 30% del riso, meno 15% frutta ustionata da temperature di 40 gradi, meno 20% cozze e vongole uccise dalla mancanza di ricambio idrico nel Delta del Po, dove si allargano le zone di “acqua morta”, assalti di insetti e cavallette con decine di migliaia di ettari devastati.

Preoccupa la vendemmia

Preoccupa anche la vendemmia appena iniziata in Italia con una prospettiva di un calo del 10% delle uve, mentre è allarme negli uliveti con il caldo che rischia di far crollare le rese produttive. Siamo di fronte a un impatto devastante sulle produzioni nazionali, con danni che superano i 6 miliardi di euro, pari al 10% della produzione nazionale.

Italia dipendente dall’estero per molte materie prime

Con l’Italia che è dipendente dall’estero in molte materie prime e produce appena il 36% del grano tenero che serve per pane, biscotti, dolci, il 53% del mais per l’alimentazione delle stalle, il 56% del grano duro per la pasta e il 73% dell’orzo, si sta verificando un aumento delle importazioni dall’estero con un ulteriore aggravio di costi soprattutto per gli allevamenti, che dipendono dai cerali e dai foraggi per l’alimentazione degli animali. «Occorre intervenire nell’immediato con misure di emergenza per salvare i raccolti e il futuro di aziende e stalle in grave difficoltà», ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

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Solo 31 metri quadrati di verde urbano per difendersi dal caldo

Solo 31 metri quadrati di verde urbano per difendersi da ondate da calore e inquinamento. È quanto dispone ogni italiano, con una situazione preoccupante nei grandi centri dove si oscilla dai 6,4 metri quadrati per abitante di Messina ai 16,7 a Roma, dai 18 di Milano ai 24,3 di Firenze, dai 43 di Venezia ai 12,9 di Napoli, fino ai 9,3 di Bari.

Solo 31 metri quadrati su dati Istat

È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti su dati Istat in riferimento all’allarme per l’arrivo di una nuova ondata africana con temperature di 10 gradi superiori alla media. Il caldo è fra le calamità meteo più letali al mondo tanto che l’ultimo report dell’Agenzia europea per l’ambiente lo considera responsabile di ben 9 morti su 10 legate ad eventi meteo, con quasi 140mila vittime negli ultimi 30 anni nei paesi dell’Unione. A pesare in particolare è il fenomeno dell’isola di calore urbana con le persone che vivono nelle città che hanno un rischio maggiore di mortalità in condizioni di elevata temperatura e umidità, rispetto a coloro che vivono in ambiente sub-urbano o rurale, secondo l’Istituto superiore di sanità.

Ondate di calore sempre più intense

In una situazione di cambiamenti climatici con ondate di calore sempre più intense e persistenti è strategica la presenza e la gestione del verde urbano tanto che un parco di grandi dimensioni può abbassare il livello di calore da 1 a 3 gradi rispetto a zone dove non ci sono piante o ombreggiature verdi. Maggiore è la copertura verde maggiori sono i benefici per la salute della popolazione e più ampia è la difesa contro la canicola estiva. Gli alberi infatti rinfrescano gli ambienti in cui si trovano grazie sia all’ombreggiatura che creano, sia alla traspirazione e fotosintesi del fogliame diventando dei grandi condizionatori naturali. Un’area verde urbana di 1500 metri quadrati raffredda in media 1,5 gradi e propaga i suoi positivi effetti a decine di metri di distanza.

Barriera anti afa e anti inquinamento

Oltre ad essere una barriera anti afa, le piante combattono anche l’inquinamento che è considerato dal 47% degli italiani la prima emergenza ambientale secondo l’indagine Coldiretti/Ixé. Bisogna intervenire in modo strutturale, ripensando lo sviluppo delle città e favorendo la diffusione del verde pubblico e privato con le essenze più adatte alle condizioni climatiche e ambientali dei singoli territori. Una pianta adulta è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili e un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno.

Le piante mangia smog

Ai primi posti nella speciale classifica delle piante mangia smog ci sono nell’ordine l’Acero Riccio, la Betulla, il Cerro, il Ginkgo Biloba, il Tiglio, il Bagolaro, l’Olmo campestre, il Frassino comune e l’Ontano nero. Ma la scelta delle piante non può essere guidata solo dal criterio di assorbimento dello smog, ma anche dalla dimensione che raggiungerà l’albero adulto, dal tipo di apparato radicale, dal polline più o meno fastidioso per la popolazione, dalla facilità di gestione e dalla resistenza agli inquinanti.

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Azzerare le emissioni di CO2 nel Lazio entro il 2050

“Azzerare le emissioni di CO2, puntando al 100% di energie rinnovabili entro il 2050, passando per la fase intermedia di riduzione del 55% entro il 2030, recependo così finalmente i più ambiziosi obiettivi Ue. Una roadmap ‘salva-clima’ globale da adattare alle peculiarità e potenzialità dei territori del Lazio”.

Nuovo Piano Energetico Regionale della Regione Lazio

È quanto previsto dal nuovo Piano Energetico Regionale (PER) della Regione Lazio approvato dalla Giunta regionale e presentato dal Presidente Nicola Zingaretti e dall’Assessora alla Transizione Ecologica e Trasformazione Digitale, Roberta Lombardi. In particolare il Piano, attraverso l’aumento della produzione di energia da Fonti Energetiche Rinnovabili (FER), l’elettrificazione dei consumi e le misure di risparmio ed efficientamento energetico, prevede l’abbattimento dell’uso di fonti fossili al 2050 con l’azzeramento delle emissioni nette di CO2.

Azzeramento del carbone nel settore civile, -95% nei trasporti

In particolare si stima una decarbonizzazione del 100% nel settore civile, del 96% nella produzione di energia elettrica, del 95% nel settore trasporti e dell’89% nel settore industria. «Nel nuovo Piano Energetico Regionale, anche alla luce dell’attuale contesto geopolitico internazionale, abbiamo capovolto il paradigma di fondo.

Green Deal

Non seguiamo più lo scenario tendenziale del momento, come previsto nel precedente Piano, ma disponiamo che sia il Green Deal a dettare la tabella di marcia della politica energetica regionale», ha dichiarato Roberta Lombardi, assessora alla Transizione Ecologica e Trasformazione Digitale della Regione Lazio.

Nel Lazio grande salto nel futuro

«Oggi nel Lazio facciamo un grande salto nel futuro per raggiungere gli obiettivi ambiziosi che l’Europa si è data per combattere i cambiamenti climatici, abbattere le emissioni, spingere sulle fonti di energia rinnovabile. II nuovo Piano Energetico Regionale porta la nostra regione in prima linea su una missione fondamentale per il nostro futuro. Un progetto di sviluppo sostenibile da cui dipendono la qualità dell’ambiente in cui vivremo, il benessere delle persone, nuove opportunità per le imprese e per i lavoratori», ha dichiarato il presidente Nicola Zingaretti.

PER prevede -33% per il 2030

Per quanto riguarda la riduzione dei consumi e l’efficientamento energetico, il PER prevede una diminuzione complessiva del 33% nel 2030 e del 58% nel 2050, ovvero dalle 8641 tonnellate equivalenti di petrolio (ktep) del 2019 a 5811 ktep, nel 2030, fino a 3655 ktep, nel 2050. I settori più impattanti su cui intervenire sono i trasporti e l’uso civile in ambito residenziale, che insieme cubano complessivamente un risparmio energetico del 60% al 2050 (5000 ktep l’anno).

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Caldo soffocante ed assenza di piogge: acque sotterranee a rischio

Caldo soffocante ed assenza di piogge, dopo laghi e corsi d’acqua, stanno compromettendo anche le riserve d’acqua sotterranea della nostra regione. Tutto quanto ciò, alla luce dei dati che arrivano dall’Osservatorio dell’Anbi fanno emergere un deficit pluviometrico, che, purtroppo si protrae dall’anno scorso, confermando i caratteri di una siccità endemica in territori, dove serviranno anni per riequilibrare il bilancio idrologico

Caldo soffocante e assenza di pioggia combinazione devastante

«Il report settimanale è purtroppo fin troppo chiaro – sottolinea Sonia Ricci, Presidente di Anbi Lazio che aggiunge – la siccità di quest’anno ha caratteri nuovi e di assoluta gravità, perché l’assenza di pioggia e neve sta intaccando anche riserve idriche, destinate prioritariamente all’uso potabile, provocando un deficit, che si protrarrà nel tempo. Non intervenire urgentemente con un piano di infrastrutture per la raccolta delle acque piovane, come i 10.000 laghetti proposti da Anbi e Coldiretti, espone i territori al ripetersi di crisi sempre più devastanti, perché ricadenti su contesti già idricamente indeboliti».

Situazione drammatica per l’agricoltura

I dati fotografano una situazione drammatica soprattutto per l’agricoltura e quindi per la produzione di cibo. Sul Lazio è eccezionale il deficit pluviometrico, fin qui registrato principalmente sulle province di Roma e Viterbo. Quasi dappertutto sono caduti un centinaio di millimetri di pioggia in quasi 8 mesi ed il record negativo è detenuto da Ladispoli con soli 94 mm. Costante è il calo dei laghi di Bracciano, arrivato a -32 cm rispetto all’anno scorso e di Nemi, che ha raggiunto –96 cm sul 2021, ma anche il bacino di Turano cala di quasi un centimetro al giorno. Nettamente inferiori alla media restano le portate del fiume Aniene, mentre quelle di Liri e Sacco sono ai minimi dal 2017.

Livelli del Tevere in linea

Tornati sostanzialmente in linea con gli anni scorsi, invece, i livelli del Tevere scongiurando problemi all’economia agricola romana e non solo. A macchia di leopardo si è dovuto procedere con usi alternato della risorsa per l’irrigazione agricola nelle zone della provincia di Latina così come nel reatino, nel frusinate e anche nella zona di Tarquinia e Canino. Purtroppo le previsioni non lasciano sperare a breve in concreti miglioramenti ed anche per questo c’è molta preoccupazione. La cultura della prevenzione mediante l’avvio di progetti come quello invasi che potrebbe rappresentare una concreta inversione di tendenza con la quale tentare di dare risposte a imprenditori agricoli, cittadini ed Istituzioni.

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WWF Roma preoccupato per la sorte di Valle Fontana

WWF Roma preoccupato per la sorte di Valle Fontana. Nonostante i ripetuti interventi operati anche dal WWF Roma e Area Metropolitana in merito alla tutela di Valle Fontana, un lembo di territorio cittadino ricco di biodiversità, sembra che la Città Metropolitana di Roma Capitale intenda inesorabilmente dar seguito ad un progetto esecutivo che prevede una forte trasformazione dei luoghi, tanto sovradimensionato rispetto agli intenti da costituire un rischio di grave impatto ambientale.

WWF Roma contro Città Metropolitana di Roma Capitale

In merito Raniero Maggini Presidente del WWF Roma e Area Metropolitana dichiara: «Dopo aver segnalato agli Uffici competenti gli elementi di criticità che il progetto, voluto dalla Città Metropolitana di Roma Capitale, per la ‘riqualificazione e la valorizzazione’ di Valle Fontana presenta nella forma del progetto esecutivo e dopo averne dato pubblica diffusione, purtroppo non abbiamo colto segnali di disponibilità al confronto da parte dell’Amministrazione, al fine di poter escludere gli impatti che saranno generati dalle ruspe nel cuore della Valle.

Raccolta ampia documentazione

È stata raccolta una documentazione video e fotografica importante che testimonia l’attuale stato dei luoghi e che permetterà di effettuare una comparazione con lo stato dei medesimi a seguito dei lavori. La documentazione sarà dunque utile per chiedere alla Magistratura l’accertamento dell’eventuale danno ambientale e della sua entità. Vorremmo tuttavia poter contribuire a scrivere una pagina diversa per il futuro di questa porzione di territorio. Pertanto Il WWF richiama la Città Metropolitana di Roma Capitale di provvedere in autotutela annullando gli atti inerenti all’avvio dei lavori e contestualmente di verificare la coerenza tra i pareri emessi nel 2018 e le previsioni del progetto esecutivo. Auspichiamo sinceramente che ci siano ancora spazi per aprire un fattivo dialogo tra amministrazione, cittadini e associazioni per giungere a scelte condivise e rispettose dei luoghi».

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Il bilancio di Goletta dei Laghi nel Lazio

Il bilancio di Goletta dei Laghi nel Lazio. Dei 27 punti campionati nei laghi laziali in questa stagione 2022 sette sono risultati oltre i limiti di legge: questo il bilancio complessivo dei monitoraggi eseguiti da Goletta dei Laghi che oggi, alla sua quinta e ultima tappa nella regione, ha diffuso anche i dati delle analisi microbiologiche effettuate sul Lago Canterno, dove ambedue i punti campionati risultano entro i limiti. Nel mirino della campagna di Legambiente, come di consueto, canali e foci, i principali veicoli con cui l’inquinamento microbiologico causato da cattiva depurazione o scarichi illegali arriva nei laghi.

Bilancio reso noto questa mattina

I risultati sono stati resi noti questa mattina, durante la conferenza stampa tenutasi nella sede del Parco Regionale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi a Fumone (FR). Intervenuti tra gli altri Enzo Pirazzi, presidente di Legambiente Fiuggi, Bruno Marucci, presidente del Parco dei Monti Ausoni e Fabio del Monte, vicesindaco del Comune di Fumone. Appuntamento organizzato da Legambiente in collaborazione con il Parco Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi, mentre l’intera tappa regionale di Goletta dei Laghi 2022 si è svolta con il contributo della Regione Lazio.

Dati in miglioramento

«I dati ottenuti dai campionamenti di Goletta dei Laghi quest’anno nel Lazio hanno mostrato un generale miglioramento rispetto alle precedenti edizioni della campagna», ha dichiarato Elisa Scocchera, portavoce d Goletta dei Laghi. «Nel Lazio complessivamente emerge un quadro più positivo di quello degli anni passati, con meno criticità che però devono essere aggredite e risolte, punto per punto e lago per lago, sia in termini di scarichi non depurati sia per l’aumento di azoto e fosforo proveniente dall’agricoltura intensiva lungo le sponde che, in alcuni di questi bacini, sta provocando una profonda eutrofizzazione.

Dal Lago di Canterno non emergono criticità

Dal Lago di Canterno dove siamo oggi, in particolare, non emergono criticità dal nostro monitoraggio ma noi, insieme agli enti e alla cittadinanza attiva, non abbasseremo la guardia su fattori inquinanti che in realtà possono arrivare in ogni momento, essendo gli unici emissari del Lago, i canali di uscita di impianti di depurazione», ha commentato Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio.

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Terza tappa laziale per Goletta dei Laghi 2022

Terza tappa laziale per Goletta dei Laghi 2022, che ha presentato i risultati delle analisi microbiologiche sulle acque dei bacini lacustri della Città Metropolitana di Roma. Oltre i limiti di legge uno dei quattro punti campionati nel Lago di Bracciano e uno dei tre punti campionati nel Lago Albano dal team di volontari e di tecnici di Legambiente sul Lago Albano e sul Lago di Bracciano.

Terza tappa che ha monitorato canali e foci dei laghi di Albano e Bracciano

Oggetto dei monitoraggi della campagna, come di consueto, sono canali e foci, i principali veicoli con cui l’inquinamento causato da cattiva depurazione o scarichi illegali arriva nei laghi. Dati resi noti durante la conferenza stampa tenutasi al Comune di Castel Gandolfo insieme al convegno “Storia, turismo, cultura e riqualificazione ambientale nei laghi di Nemi e Castel Gandolfo”. Intervenuti Elisa Scocchera, portavoce di Goletta dei Laghi; Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio; Alberto de Angelis, sindaco di Castel Gandolfo; Cristiana Avenali, responsabile Piccoli Comuni e Contratti di fiume della Regione Lazio; Bruno Orazi, assessore all’Ambiente del Comune di Marino; Mirko Laurenti, presidente del circolo di Legambiente Appia Sud “il Riccio” dei Castelli Romani.

Navigazione in battello per il pubblico

L’appuntamento, realizzato da Legambiente in collaborazione con il Comune di Castel Gandolfo e del Parco Regionale dei Castelli Romani, è stato inoltre occasione per una navigazione in battello aperta al pubblico sul Lago Albano, promossa nell’ambito dei Lakes Days. L’intera tappa regionale di Goletta dei Laghi si svolge con il contributo della Regione Lazio. «Non diamo patenti di balneabilità, tantomeno giudizi complessivi su interi ecosistemi lacustri, ma torniamo a segnalare nei laghi di Bracciano e Albano due punti critici, uno per lago, dove troppi microrganismi di origine fecale arrivano in acqua a causa di reflui non depurati o scarichi illegali.

Situazione tutto sommato migliorata

La situazione dei laghi della Città Metropolitana di Roma è tutto sommato migliorata negli anni, tenendo in considerazione la serie storica delle analisi di Goletta: notizie positive, ma anche criticità che persistono e che richiedono risposte risolutive», ha dichiara Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio.

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Fino a 15 anni per ricostruire i boschi

Fino a 15 anni per ricostruire i boschi, con danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo. È quanto stima la Coldiretti sugli effetti degli incendi divampati in Italia che hanno distrutto centinaia di ettari, dal Carso triestino al comune versiliese di Massarosa, dove è stato necessario procedere all’evacuazione di intere famiglie, ma roghi sono divampati a macchia di leopardo da Bolzano alla Sicilia e in Italia centrale.

Impedite attività umane

Nelle aree bruciate dagli incendi saranno impedite tutte le attività umane tradizionali e la scoperta del territorio da parte di appassionati, ma viene anche a mancare un importante polmone verde. Ogni rogo costa agli italiani oltre diecimila euro all’ettaro fra spese immediate per lo spegnimento e la bonifica e quelle a lungo termine sulla ricostituzione dei sistemi ambientali ed economici delle aree devastate.

Fino al 60% degli incendi causato da piromani

Se certamente il divampare delle fiamme è favorito dal clima anomalo con alte temperature e siccità, a preoccupare è la disattenzione e l’azione dei piromani con il 60% degli incendi che si stima sia causato volontariamente. Le alte temperature e l’assenza di precipitazioni hanno inaridito i terreni favorendo l’innesco degli incendi nelle campagne e nei boschi spesso abbandonati a causa della chiusura delle aziende agricole che non possano più svolgere una funzione di controllo e monitoraggio per intervenire tempestivamente.

Osservare le prescrizioni

La Coldiretti chiede di osservare tutte le prescrizioni e i divieti ma anche di segnalare prontamente eventuali focolai e ringrazia tutte le forze impegnate nelle operazioni di spegnimento. Il 2022 si classifica fino ad ora come l’anno più caldo di sempre con una temperatura addirittura superiore di 0,76 gradi rispetto alla media storica ma si registrano anche precipitazioni praticamente dimezzate lungo la Penisola con un calo del 45%, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Isac Cnr relativi al primo semestre.