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Cronaca

Case popolari Ater, sgomberi e proteste

Lo sgombero di tre famiglie avvenuto ieri nel quartiere Quarticciolo riporta tra le prime pagine delle cronache romane l’annosa problematica relativa agli alloggi popolari, collocandola ancora molto distante dal sentiero della risoluzione.
La rabbia e la tensione dei residenti scoppiata lo scorso 28 marzo fotografa fedelmente la disperazione di chi rischia di veder crollare la propria realtà domestica senza poter contare sul supporto delle istituzioni: “Decine di agenti della polizia e della municipale insieme ad ATER sono arrivate in borgata all’alba, su ordine della prefettura per mettere in strada 3 famiglie con i bambini. Senza nessuna soluzione, senza assistenti sociali, trascinate fuori da casa, mobili spaccati e minacce”, scrive sui social il comitato di quartiere Quarticciolo Ribelle, che a seguito dei fatti ha pubblicato il video della protesta condotta dai cittadini in risposta allo sfratto operato degli agenti di polizia, coadiuvati dai vigili urbani dei gruppi SPE e GSSU.

I fatti hanno avuto luogo in via Cerignola 4 ed hanno attirato le preoccupazioni e il dissenso di residenti ed associazioni: “La donna sgomberata da un alloggio in cui viveva da oltre 20 anni. Il programma di sgomberi portato avanti dal Governo per mezzo della sua Prefettura e dall’Ater va avanti senza esitazioni e senza tenere conto delle difficoltà in cui versano migliaia e migliaia di famiglie”, commenta Asia-Usb, presente anche all’assemblea pubblica organizzata dagli abitanti la sera stessa dello sgombero.

La situazione esplosa al Quarticciolo non rappresenta però un caso isolato nell’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP), le criticità che permeano il servizio hanno guidato le preoccupazioni del presidente Francesco Rocca sin dall’insediamento della nuova giunta regionale, chiamando l’esigenza di una riforma che colpisca occupanti abusivi, imponga un controllo forte sull’impostazione dei bandi e sui criteri di assegnazione e si impegni nel locupletare le casse delle Ater.
Da ottobre 2023, Aequa Roma, società di recupero crediti a contratto con il Campidoglio, ha inviato richieste di conguaglio da migliaia di euro a buona parte dei conquilini ERP del Comune di Roma. Conguaglio che si riferisce all’annualità fiscale 2015, sulla quale si è basato l’ultimo censimento valido avvenuto nel 2017 e che ha lanciato nello sconforto numerosi nuclei familiari.

Famiglie già caratterizzate da forti difficoltà economiche e sociali che ne intridono il vivere quotidiano. La questione relativa alle residenze pubbliche getta un’ombra scura sul diritto all’abitazione e descrive la necessità di politiche mirate, volte a trovare soluzioni coerenti con le esigenze dei cittadini.

Veronica Brunetti

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Cronaca

Residenze LazioDisco, studenti lasciati nel degrado

Studenti ed organizzazioni studentesche continuano a chiedere la fine del commissariamento dell’ente per il diritto allo studio LazioDisco e la denuncia relativa alle condizioni di degrado delle residenze universitarie di Valle Aurelia e Valco San Paolo non fa che acuirne la rabbia già protagonista della manifestazione avvenuta lo scorso 18 marzo a causa degli estremi ritardi nella dichiarazione degli idonei al Bando diritto allo studio 2023/2024 e nella successiva erogazione dei pagamenti delle borse di studio.

Infestazioni di blatte, spazi comuni inadeguati, aule studio inagibili sono i maggiori elementi evidenziati dai sopralluoghi compiuti dai rappresentanti dei collettivi della Sapienza Udu (Unione degli universitari), Primavera degli studenti e Minerva, i quali hanno subito provveduto a documentare la situazione e chiedere un incontro urgente con LazioDisco, che dovrebbe avvenire lunedì 8 aprile. Intanto, la polemica non accenna a diminuire, piuttosto si infiamma in seguito alle dichiarazioni del commissario Giorgio Ciardi rilasciate in commissione regionale Istruzione e Diritto allo studio circa il legame tra le condizioni degli studentati e la presenza di ragazzi provenienti da paesi stranieri: “Gli studenti ospiti delle residenze universitarie, provengono anche da un paio di Paesi che purtroppo non hanno educazione sanitaria. È una cosa che mi hanno spiegato durante la mia visita alle residenze e la riporto, senza alcun tipo di discriminazione o distinzioni tra Paesi”, ha affermato Ciardi, attirandosi le ire dei collettivi e dell’opposizione.

“Come al solito – si legge in un post instagram firmato da Udu, Minerva e Primavera studentesca – quando la destra deve assumersi la propria responsabilità fugge e scarica le colpe sugli studenti. Invece di adoperarsi per risolvere i problemi” e continuano dichiarando “inaccettabile che per fuggire dalle responsabilità di Disco Lazio e della Giunta Rocca scarichi le responsabilità su una presunta maleducazione degli studenti. Se Ciardi avesse ascoltato le segnalazioni e-mail inviate mesi fa forse si sarebbe reso conto prima di queste problematiche e avrebbe potuto risolverle tempo fa”.

Dopo lo scoppio del caso, le segnalazioni aumentano costantemente. Anche per le residenze di via Valleranello e Viterbo si registrano situazioni critiche che non possono essere ignorate: di fatto, gli alloggi presenterebbero servizi igienici rotti, infiltrazioni, acqua sporca, pannelli che rischiano di cadere dal soffitto e gli immancabili insetti.
Per i ragazzi il diritto allo studio è lontano dall’essere garantito, soli e lontani da casa si trovano a dover fronteggiare emergenze surreali, a doversi interfacciare con istituzioni il più delle volte assenti. La speranza è di poter definitivamente intraprendere un percorso di riqualificazione delle residenze che non solo garantisca igiene e decoro, ma lasci la possibilità ai ragazzi di vivere in ambienti consoni alle esigenze di ogni studente.

Veronica Brunetti

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Esclusive

Emergenza liste d’attesa, Rosati (Cittadinanzattiva) a RRC: investire sul personale sanitario

In diretta su Radio Roma Capitale, con Andrea Pranovi, è intervenuto Elio Rosati, segretario regionale di Cittadinanzattiva, riguardo le criticità dovute a tempi e gestione delle liste d’attesa nella Regione Lazio. Stando ai risultati emersi dal Rapporto civico sulla salute 2023, i problemi relativi al sistema di prenotazione ReCup sembrerebbero ancora distanti dalla risoluzione: le numerose segnalazioni che arrivano costantemente a Cittadinanzattiva denunciano le difficoltà riscontrate dagli utenti nell’accesso ai sistemi di prenotazione online delle Asl laziali e lasciano emergere sin da subito due elementi chiave: l’esigenza di un’innovazione tecnologica, che coinvolga in particolare la funzionalità della piattaforma, e la necessità di ingenti investimenti sulla forza lavoro.

“La carenza del personale sanitario“, spiega Rosati, “produce in modo automatico un problema di accesso. L’altro grande tema è quello degli strumenti, quindi l‘innovazione tecnologica che può rendere più accessibili i servizi“.
Rendere la piattaforma ReCup più funzionale ed in grado di collegare più servizi utili al cittadino “ha bisogno di una filiera complessiva che non presenti intoppi, oggi purtroppo abbiamo ancora molte segnalazioni che riguardano le lunghe liste di attesa” commenta il segretario, ed inoltre, l’ingente portata di richieste che quotidianamente tocca il sistema non riesce ad esaurirsi nella scarsa offerta sanitaria proposta. Di fatto, “l’offerta sanitaria caricata dalla parte pubblica copre il 35%” racconta Elio Rosati, che continua riscontrando nell’assenza di medici specialisti la genesi del problema, oltre che nella fisiologica percentuale di prenotazioni riservate ai pazienti ricoverati nelle strutture pubbliche.

Ad aggravare il quadro, l’offerta caricata dalla sanità privata accreditata con la Regione Lazio risulta ben lontana dal regime di soddisfazione: al 2022 rappresentava una percentuale in oscillazione tra lo 0.5 e l’1.5, numeri di molto inferiori agli accordi iniziali e sulla quale crescita il Movimento Cittadinanzattiva continua a monitorare.
Bisogna lavorare sull’offerta“, ricorda il segretario, “bisogna lavorare su una procedura che sia più lineare possibile, dove il cittadino non faccia la pallina da ping pong ma sia il sistema a prenderlo in carico“, possibilità che si traduce necessariamente nell’aumento del corpo sanitario, nella stabilizzazione di precari e gettonisti: “C’è tanto da fare su questo tema, a livello ministeriale si è anche insediato un tavolo di lavoro ristretto in cui noi siamo presenti. Bisogna lavorare sull’organizzazione, sui servizi sull’innovazione e moltissimo sul personale sanitario”, conclude Elio Rosati.

Veronica Brunetti

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Esclusive

Ascensori e scale mobili fuori uso, Nanni (Commissione Giubileo) a RRC: risultati entro l’anno

Le stazioni della metropolitana di Roma tornano protagoniste delle preoccupazioni dei cittadini, scale mobili non attive e ascensori fuori uso minano l’accessibilità al trasporto pubblico per individui con disabilità motorie o a mobilità ridotta. Scade, infatti, tra maggio e novembre del 2024 la “vita tecnica” trentennale delle scale mobili delle fermate Magliana, Colosseo, Garbatella, Laurentina, Termini, San Paolo, Piramide e degli ascensori di Marconi, San Paolo, Eur Fermi, Garbatella, Eur Palasport, Piramide, Magliana e Laurentina sancendo quindi l’impossibilità di utilizzo da parte dei viaggiatori.
L’ingente portata del problema ha determinato la necessità di inserire la riqualificazione degli impianti tra le priorità dell’Agenda capitolina, di fatto, già nel novembre 2022 è stata approvata la delibera relativa allo stanziamento dei fondi necessari per procedere alla realizzazione delle opere.

L’avvento del Giubileo del 2025 segna la data utile per la conclusione dei lavori, l’obiettivo del Campidoglio sembra essere il raggiungimento di una percentuale pari al 95% di impianti funzionanti, tra ascensori e scale mobili: le prime ripartenze riguarderanno gli ascensori delle stazioni Annibaliano e Conca d’Oro sulla diramazione B1, ai quali dovrebbe seguire la riapertura di un impianto della fermata Libia.
Sul tema, particolarmente sentito dai romani, stamattina durante la trasmissione di Andrea Pranovi, con Paolo Cento, è intervenuto anche Dario Nanni, consigliere dell’Assemblea Capitolina e Presidente della Commissione Speciale “Giubileo 2025”.

Dopo aver fornito informazioni chiare circa la realizzazione delle opere attese per l’evento, Nanni affronta l’emergenza relativa all’accessibilità delle stazioni del TPL auspicando risultati significativi entro la fine dell’anno corrente: “Già abbiamo fatto un paio di commissioni rispetto alle stazioni ferroviarie”, afferma, “penso che sia un tema fondamentale, ci stiamo lavorando molto“. Il rischio di fornire a turisti provenienti da tutto il mondo un’immagine della Capitale lontana dal decoro e dall’efficienza comporta necessariamente un monitoraggio costante sulla situazione: “Abbiamo avuto dei problemi, la stazione di Pigneto dopo 3 gare deserte non si riqualificherà. Altri interventi, invece, fortunatamente andranno in porto” conclude il presidente. Coerentemente con le parole del consigliere , sembrano essere in via di risoluzione i problemi relativi alle stazioni della linea Roma-Lido: “Su questo fronte c’è un miglioramento” commenta Maurizio Messina del Comitato Pendolari Roma-Lido in collegamento telefonico, “le scale mobili sono quasi tutte ok”, continua, auspicando la ripartenza anche degli ascensori coordinata da Astral “che abbiamo incontrato il 14 marzo”, racconta. “Tra maggio e settembre dovrebbero andare a posto. Dovremmo avere un miglioramento tangibile”, conclude Messina.

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Sanità, Coppotelli (CISL Lazio): cittadini soddisfatti a metà

In diretta con Andrea Pranovi, su Radio Roma Capitale, è intervenuto stamattina Enrico Coppotelli, segretario generale della Cisl del Lazio, per spiegare i risultati emersi dalla ricerca “La sanità del Lazio oltre l’emergenza: al centro le persone ed il lavoro”, condotta dal sindacato al fine di monitorare la percezione che utenti e dipendenti del SSR hanno della sanità laziale e più in generale lo stato di salute in cui verte il comparto.
I dati raccolti, discussi alla presenza anche del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, raccolgono le opinioni di cittadini e lavoratori del settore riguardo le maggiori criticità e i maggiori punti di forza del sistema sanitario regionale e mostrano un livello generale di “soddisfazione a metà”: “I cittadini romani e laziali hanno una percezione della sanità positiva quando vengono presi in carico“, commenta Coppotelli, che continua evidenziando nella gestione delle liste e dei tempi di attesa i maggiori punti nevralgici che caratterizzano il settore: “Una persona per prenotare un esame impiega mesi e mesi e questo dà poi, purtroppo, quasi la necessità di rivolgersi alla sanità privata“, conclude.
Nonostante ci siano “ancora molte criticità da dover risolvere“, stando ai dati riferiti ai monitoraggi sulle prenotazioni, la situazione “negli ultimi mesi è sensibilmente migliorata“, afferma il segretario, anche grazie all’affidamento delle liste al settore privato convenzionato, azione che ha contribuito ad una maggiore funzionalità della sanità pubblica. “In una fase di emergenza così importante è una risposta rilevante”, continua, “ma non può essere una risposta strutturale. Crediamo che la sanità debba essere necessariamente a trazione pubblica”.

Circa l’80% dei rispondenti al sondaggio, infatti, dichiara di essersi dovuta rivolgere negli ultimi anni alla sanità privata, così come il 59% dei lavoratori del SSR ha dichiarato di aver dovuto mandare un proprio paziente nel privato.
Il fenomeno, spiega Coppotelli, è strettamente legato a due fattori chiave, endogeni della sanità laziale: l’alta presenza di utenti che godono di sanità integrativa, e la necessità di accedere rapidamente a cure essenziali, incompatibilmente con i tempi di accesso nel sistema pubblico. “Sanità pubblica e privata possono convivere”, specifica l’ospite, “la privata, però (ndr), può essere integrativa, non sostitutiva di quella pubblica. Il Covid ci ha lasciato in eredità molte consapevolezze, una tra tutte è quella che non possiamo fare a meno di una sanità efficiente e di qualità”.

Nel quadro risolutivo della critica gestione dei tempi, assume particolare significatività la consapevolezza di dover operare ingenti investimenti: “Le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza metteranno a terra nella nostra regione importanti investimenti soprattutto strutturali“, commenta il sindacalista, ricordando, però, che gli investimenti relativi alle risorse umane risultano insoddisfacenti: “Abbiamo investito pochissimo sulla formazione continua, abbiamo investito pochissimo sulla qualità delle retribuzioni dei lavoratori”, afferma. Per poter immaginare un miglioramento coerente e costante, in grado di investire il settore nella sua interezza, risulta necessario provvedere al potenziamento della forza lavoro, soprattutto di fronte al dato sempre in crescita di medici ed operatori che smettono di operare nel Lazio o addirittura cambiano lavoro per riuscire a conciliare la vita lavorativa con quella privata. Su tale premessa si basa anche l’indennità recentemente riconosciuta per le attività svolte dai medici (riconoscimento richiesto anche per gli infermieri).
“Medici, infermieri e personale del comparto l’uno non potrebbe lavorare senza l’altro”, asserisce il segretario Cisl, interdipendenza che racconta l’esigenza di procedere alle stabilizzazioni degli operatori, di ridurne la precarietà, per poter intraprendere un reale processo di cambiamento.

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Esclusive

Violenza sulle donne, Lucarelli a RRC: Roma e Lazio all’avanguardia nella presa in carico delle vittime

In diretta con Andrea Pranovi su Radio Roma Capitale è intervenuta stamattina l’assessore alle Politiche della Sicurezza, Attività Produttive e Pari Opportunità Monica Lucarelli per commentare la situazione relativa all’accoglienza per le donne vittime di violenza nel territorio della Capitale.
I numeri relativi alla violenza di genere a livello nazionale continuano a raggiungere cifre critiche, il tema riempie articoli e salotti televisivi e di discussioni attorno alle cause ed alle azioni di contrasto necessarie se ne intavolano diverse, rischiando spesso di fornire distorsioni della realtà dettati dall’esasperazione di una situazione già notoriamente critica.

“Allarmismo secondo me non bisogna farne. Roma ed in generale la Regione Lazio sono all’avanguardia nel nostro paese per la presa in carico delle donne vittime di violenza“, esordisce l’assessore, fornendo una descrizione puntuale dell’attività svolta dai centri di presa in carico delle vittime di violenza, come i centri antiviolenza “aperti circa 46 ore a settimana, tutti i giorni per nove ore, dal lunedì al venerdì”, ricorda la Lucarelli, “abbiamo a Roma le case rifugio, che sono di varie tipologie, quindi case rifugio, case di semi autonomia, fino anche agli appartamenti per la seconda autonomia, che sono per seguire quelle donne che hanno necessità, con i loro figli minori, di uscire anche velocemente da situazioni di violenza”.

La rete di sostegno per le vittime è attiva nel territorio di Roma e provincia, eppure l’intensità del fenomeno chiede maggiori sforzi: “Siamo ancora lontani dagli obiettivi della Convenzione di Istanbul di avere un posto letto ogni centomila abitanti”, commenta l’assessore alle Pari Opportunità, “dovremmo avere circa 300 posti letto, oggi ne abbiamo a disposizione circa 112, ma questi 112 aumenteranno con i fondi che stiamo mettendo a disposizione anche grazie alle linee di finanziamento che abbiamo trovato” – continua – “linea di finanziamento importante, quella del PN Metro Plus dove andremo a mettere 6 milioni di euro per l’apertura di 3 nuove case rifugio e 2 nuovi centri antiviolenza, che andranno a coprire i territori soprattutto del Terzo e del Decimo Municipio che ancora non hanno un centro antiviolenza”.

Non potendo contare sui fondi dedicati alla gestione del problema previsti nel PNRR, “a Roma abbiamo cercato altri finanziamenti, in parte fondi ordinari ed in parte fondi straordinari per ampliare sempre di più questa rete”, racconta l’assessora.
Di fatto individuare nuove strutture adatte all’accoglienza di donne e minori coinvolti in realtà violente capeggia le priorità dell’amministrazione capitolina, esigenza che potrebbe risolversi nell’individuazione di beni confiscati alla mafia adatti alla conversione in case rifugio o centri anti violenza, iniziativa “avviata anche dall’amministrazione precedente” ma difficilmente esaudibile viste le caratteristiche specifiche che centri di questo tipo devono presentare: “devono essere in luoghi che devono garantire anche certe caratteristiche di sicurezza per le donne”, asserisce Monica Lucarelli, “luoghi che possono essere raggiungibili attraverso mezzi pubblici“. Al contrario, spesso, immobili derivati da confische ad organizzazioni criminali sorgono in contesti non urbanizzati o prevedono costi elevatissimi per eliminare elementi di abuso edilizio o per la ristrutturazione di interni spesso fatiscenti.

La strada da compiere per il rafforzamento della rete di sostegno per le vittime è ancora lunga da percorrere, ed ancor più tortuoso è il sentiero da costruire per contrastare il fenomeno della violenza di genere, necessario ricordare però gli strumenti ad oggi dedicati all’ascolto ed al supporto delle donne coinvolte, primo tra tutti il Numero Anti Violenza e Stalking 1522, attivo 24 ore su 24, gratuito, anonimo e disponibile in più lingue.

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Sicurezza stradale: polemica sull’albero caduto sulla Colombo

La tragedia sfiorata ieri a seguito della caduta di un albero in via Cristoforo Colombo che ha coinvolto due veicoli e causato un ferito, fortunatamente non grave, accende ulteriormente il dibattito inerente la sicurezza lungo le strade della Capitale.
L’incidente, avvenuto all’altezza di viale Asia, ha bloccato momentaneamente la circolazione lungo l’arteria, provocando intensi disagi alla viabilità.

La cronaca romana torna a raccontare le criticità che ciclicamente travagliano la quotidianità di residenti e turisti, in particolare quando si presentano condizioni metereologiche avverse: a causa della scarsa manutenzione dell’alberatura, di fatto, lasciare l’auto in sosta o transitare nelle vicinanze di uno dei tanti pini che disegnano l’ambiente urbano rischia di diventare realmente pericoloso.

A seguito dell’accaduto, in molti, esperti ed istituzioni, si sono interrogati sulle cause e sulle possibili soluzioni da adottare per evitare minacce simili. Piergiorgio Benvenuti, presidente del Movimento Ecologista Ecoitaliasolidale, spiega: “A Roma in caso di maltempo parcheggiare o solamente transitare presso alberature risulta estremamente pericoloso, proprio grazie alla mancanza di manutenzione delle 330.000 alberature presenti nella Capitale. Quest’oggi invece le condizioni meteo non erano avverse ma il pericolo vi è stato ugualmente. In questi ultimi anni nella Capitale si è avuta la peggiore manutenzione del verde della storia della città e da risorsa il patrimonio ambientale si è trasformato in un costante pericolo.”, per spiegare le cause delle condizioni in cui vertono gli alberi, il presidente continua: “Oltre alla carenza di potature e manutenzione del verde non vi sono stati adeguati e soddisfacenti programmi di nuove piantumazioni. Per non parlare poi della totale mancanza di interventi per contrastare il fenomeno della presenza della ‘cocciniglia tartarugata’, nome scientifico Toumeyella parvicornis, presente in modo sempre più diffuso, proprio sul pino comune. Oggi la cocciniglia interessa l’80% dei pini e se consideriamo che i Pinus pinea sarebbero 120.000 si sta mettendo a rischio, in assenza di adeguate e tempestive soluzioni, ben un terzo del totale delle alberature presenti nella Capitale. Ai nostri appelli che da tempo stiamo lanciando per la difesa dell’ambiente e degli alberi nella Capitale l’unica cosa che si nota è l’inerzia ed il silenzio da parte di chi amministra quest’oggi la Capitale, ed oggi è caduto l’ennesimo albero mettendo in pericolo automobilisti e creando difficoltà nella circolazione di un intero quadrante della città”.

Nel corso degli ultimi anni diversi sono stati gli alberi a cadere, accentuando sempre più l’esigenza dell’inserimento di un piano puntuale e coerente di manutenzione dedicato al verde capitolino nell’agenda amministrativa. Infatti, l’albero caduto ieri era già stato oggetto di controlli e verifiche: ” l’albero in questione, così come tutti gli esemplari presenti su Via Cristoforo Colombo è stato oggetto di prove di trazione, ossia di verifiche strumentali di tenuta delle alberature. La relazione dell’agronomo su questo albero, redatta in data 3 Maggio 2023, individuava una probabilità di cedimento compresa tra lo 0,2% e lo 0,02% prescrivendo la necessità di monitoraggi e interventi di riconfigurazione della chioma che sono stati puntualmente effettuati anche in previsione del passaggio del Giro d’Italia”, afferma Sabrina Alfonsi, Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale.

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Accessibilità Digitale, AccessiWay: nessun sito soddisfa al 100% i criteri

L’accesso al mondo digitale per le persone con disabilità in Italia resta un diritto negato per oltre 13 milioni di cittadini. Nonostante siano passati 20 anni dall’approvazione della Legge Stanca sull’accessibilità dei siti internet delle Pubbliche Amministrazioni, i numeri che descrivono le attuali opportunità di accesso in rete rendono inevitabile portare all’attenzione delle istituzioni la problematica.

Compito intercettato da Edoardo Arnello, Ceo di AccessiWay, giovane azienda torinese che a novembre scorso ha promosso il workshop “2025 Accessibilità e cittadinanza” a cui hanno partecipato associazioni, imprese ed esponenti della politica.
L’evento ha gettato solide fondamenta per la creazione di un intergruppo parlamentare sull’Accessibilità Digitale che, durante una conferenza stampa tenutasi stamattina, ha annunciato gli obiettivi e descritto le prossime azioni da intraprendere per allineare l’Italia agli standard richiesti dall’Ue per il 2025.

Appena il 3% circa del web è realmente accessibile, mentre circa il 90% dei siti internet non sono adeguati alle tecnologie assistive. Secondo uno studio condotto da AccessiWay, nel Bel Paese sono pochissimi i siti, le applicazioni mobili e i documenti digitali in grado di rispondere al 100% ai requisiti richiesti per l’accesso completo delle persone con disabilità, nonostante la popolazione conti circa 2 milioni di persone con disabilità visiva, oltre 3 milioni di persone con limitazioni funzionali importanti, 2,5 milioni di persone con daltonismo, 500mila persone con epilessia, 3 milioni di persone con Dsa, e una percentuale pari al 7% fra gli adolescenti di individui affetti da ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività).

La contemporaneità impone il riconoscimento dell’accessibilità digitale quale diritto essenziale, ad oggi negato ad oltre un miliardo di persone con disabilità e bisogni specifici in tutto il mondo. “Secondo i nostri dati attualmente in Italia nessun sito web sostanzialmente soddisfa al 100% i criteri di accessibilità. Per questo abbiamo lanciato a fine 2023 un’iniziativa sull’accessibilità digitale e oggi, con grande spirito di collaborazione, abbiamo accolto la proposta dell’intergruppo parlamentare di far parte del Tavolo Tecnico che supporterà le iniziative istituzionali destinate al superamento del gap italiano in materia di inclusione digitale”, racconta il Ceo Arnello.

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Smog, Prof. Maruotti (LUMSA) a RRC: domeniche ecologiche non riducono inquinamento

In diretta su Radio Roma Capitale con Andrea Pranovi, interviene Antonello Maruotti, professore ordinario di Statistica presso l’Università LUMSA, per discutere i risultati emersi dallo studio relativo all‘inquinamento atmosferico della Capitale condotto analizzando le rilevazioni effettuate dalle 14 centraline Arpa collocate sul territorio di Roma negli ultimi cinque anni.
La raccolta dei 25.564 dati sui diversi agenti inquinanti, avvenuta nel periodo compreso tra il 1 gennaio 2019 ed il 31 dicembre 2023, fornisce una mappatura dello smog da polvere sottili nei cieli di Roma ed evidenzia gli elementi critici ancora dominanti: “Ci sono alcune zone di Roma in cui ancora l’inquinamento atmosferico è molto alto” – commenta il professore – “Dobbiamo ricordare che quando parliamo di allarme per l’inquinamento ci riferiamo ai livelli del Pm10 che non devono essere superiori a 50 microgrammi per metrocubo più di 35 volte l’anno. Ci sono zone di Roma in cui questo limite di 35 giorni di superamento all’anno viene regolarmente superato da diversi anni”.

Nonostante i passi avanti compiuti rispetto al passato, zone ad alta densità di traffico ancora registrano livelli allarmanti: Tiburtina ad esempio in media registra i 36 sforamenti annui, con il raggiungimento del picco avvenuto nel 2020 con 46 superamenti del limite. Di fatto nonostante coincida con l’anno del lockdown dovuto dalla pandemia da Covid 19, il 2020 ha registrato livelli tra i più elevati relativi alla concentrazione di Pm 10: “Le concentrazioni di Pm 10 vedono maggiori livelli nei mesi di gennaio, febbraio e dicembre, nei mesi freddi. Proprio nel 2020 si attestano valori molto più elevati della soglia di rischio rispetto a quello che abbiamo osservato negli altri anni. Gennaio ed anche febbraio del 2020 hanno registrato dei livelli veramente anomali di pm10 nell’aria“, spiega Maruotti.
Ad influenzare l’andamento delle misurazioni, infatti, “sono fondamentali le condizioni metereologiche” oltre che la collocazione e la dotazione delle centraline, le quali “hanno un ruolo diverso e misurano anche inquinanti e variabili diverse” ricorda l’esperto.

Le differenze derivate dalla collocazione delle centraline ne permettono la classificazione in quattro categorie (urbana traffico, urbana background, suburbana background e rurale background) e richiedono il necessario intervento di statistici per “inserire all’interno dei nostri modelli più variabili possibili che siano in grado di tener conto anche di queste differenze, non solo tra le centraline ma anche sulla loro localizzazione“, continua, “ci sono dei progetti che vanno avanti in diverse città di Italia che prevedono delle macchine elettriche sulle quali vengono montate delle centraline che girano per la città, proprio per risolvere in qualche modo questa problematica. Gli strumenti li abbiamo per migliorare il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico, speriamo che vengano messi in campo anche nel Comune di Roma”.

Strumenti essenziali data anche la funzione pubblica svolta dalle centraline, in grado di guidare le azioni dell’amministrazione in presenza di valori critici, come l’adozione di misure quali il blocco del traffico o le domeniche ecologiche, ritenute dal professore “sicuramente uno strumento importante per la sensibilizzazione dei cittadini verso le tematiche ambientali” eppure poco efficaci nella riduzione della concentrazione di polveri sottili: infatti “dall’analisi dei dati che abbiamo fatto le settimane successive alla domenica ecologica non si è mai registrata una diminuzione del livello di inquinamento da Pm 10“, conclude Maruotti.

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Pizzolato (Negozi Storici di Eccellenza di Roma) a RRC: politica a favore del settore

In diretta con Andrea Pranovi su Radio Roma Capitale è intervenuto Stefano Pizzolato, presidente dell’Associazione Negozi Storici di Eccellenza di Roma per parlare della presentazione dell’emendamento rivolto alla tutela ed alla valorizzazione degli esercizi storici che si terrà martedì 19 marzo alla Camera.
Tra i promotori principali della modifica al Decreto Concorrenza, Pizzolato descrive le problematiche che investono il settore, sempre maggiormente caratterizzato dalla chiusura di botteghe di artigianato storiche, premettendo una distinzione essenziale tra attività artigiane storiche ed attività commerciali storiche: “Quelle un po’ più in difficoltà sono le attività artigiane storiche per problematiche diverse, problematiche di mercato, di arrivo al centro storico, affitti”, afferma il presidente.

Obiettivo principale della misura promossa dall’associazione risiede nella creazione di “un albo nazionale che raccolga da Nord a sud tutte le attività storiche, attività artigiane ed attività commerciali” – continua l’ospite – “L’emendamento al Decreto Concorrenza è stato da noi molto caldeggiato perché chiedevamo da tempo alla politica, intanto, di iniziare a classificare e quindi a dare dei criteri omogenei alle attività storiche. Purtroppo ogni Comune, ogni Regione in Italia ha dei propri criteri di classificazione e questo non rende agevole il censimento delle attività ed anche per il legislatore poter prendere provvedimenti che possano essere poi spalmati su delle attività che siano omogenee”.

Politiche sia di carattere nazionale che locale da sempre confermano l’interesse nella sopravvivenza delle realtà artigiane e commerciali storiche, si pensi anche al bando indetto dalla Regione Lazio che prevede lo stanziamento di 2.400.000,00 euro per la salvaguardia e valorizzazione delle botteghe e attività artistiche, dei mercati e delle fiere di valenza storica e delle attività storiche di commercio su aree pubbliche. Per fornire una panoramica puntuale sui numeri che riguardano le realtà storiche sul territorio, in particolare quello regionale: secondo il censimento datato al 30 novembre 2023 le botteghe storiche ammontano a 293 tra Roma e provincia, 108 nella zona di Rieti e provincia; 80 a Viterbo e provincia; 32 a Frosinone e provincia; 71 a Latina e provincia.

“La nostra richiesta è stata ben accetta dalla politica, recepita positivamente” asserisce Pizzolato, “Io ritengo che il tema delle attività storiche sia assolutamente bipartisan, ritengo che tutta la politica sia a favore delle attività storiche. Le attività storiche rappresentano la cultura, le generazioni, il territorio, l’immagine di un quartiere” conclude, affermando che “farle conoscere è più importante dei finanziamenti. Noi cerchiamo sempre di spiegare alla politica che il nostro obiettivo non è quello di chiedere dei finanziamenti specifici, perché spesso il finanziamento fine a sé stante non dà un sostegno vero o uno sviluppo, noi chiediamo alla politica spesso di far conoscere le attività storiche sia ai residenti si ai turisti che arrivano nelle varie città”.